“In trincea” con gioia

Vita consacrata. Il 23 maggio a Collevalenza la Giornata dei religiosi

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religiosi-vita-consacrataIl 23 maggio i religiosi dell’Umbria celebreranno a Collevalenza la Giornata regionale della vita consacrata. Che “vale doppio” perché cade nell’Anno della vita consacrata indetto dal Papa. Ne parliamo con mons. Domenico Cancian, responsabile Ceu per questo settore pastorale.

Come sta andando l’Anno della vita consacrata? 

“Va subito detto che Papa Francesco è un gesuita convinto e convincente quanto alla vocazione religiosa. La sua gioiosa radicalità evangelica è evidente. L’aver scelto il nome del Santo di Assisi rivela ancor più la sua attrazione per la vita consacrata. Ignazio e Francesco hanno suggerito a Papa Bergoglio l’urgenza di richiamare i religiosi di oggi all’impegno di vivere con gioia il Vangelo dell’amore, della fraternità e del servizio nell’obbedienza, nella castità e nella povertà.
Con Papa Francesco e con l’Anno della vita consacrata vedo nelle persone consacrate più voglia di coerenza, maggior desiderio di superare le tentazioni della mondanità spirituale e della mediocrità, più preghiera e più voglia di servire i poveri. Ci sono state riflessioni, celebrazioni, convegni, ritiri spirituali a varie comunità religiose che si sono ritrovate per condividere esperienze e propositi.
Dopo la celebrazione di apertura e quella del 2 febbraio (Giornata della vita consacrata), a livello internazionale nei giorni 8-11 aprile ha avuto luogo a Roma un grande seminario internazionale per i formatori e le formatrici. È stato molto partecipato e ha offerto molti spunti.
A livello regionale, il 23 maggio a Collevalenza il card. Bassetti, alla presenza dei Vescovi dell’Umbria, consegnerà alle persone consacrate della nostra regione un messaggio sulla vita consacrata in Umbria tra ieri e domani. Si prevede una larga partecipazione; sarà un momento significativo per le nostre otto Chiese”.

Leggendo su La Voce, ogni settimana, la presentazione di comunità religiose maschili e femminili, qualcuno potrebbe avere l’impressione che tali comunità siano scollegate, e un po’ ripiegate su se stesse.

“La diversità dei carismi e di servizi è sicuramente una ricchezza. In Umbria, secondo le statistiche di due anni fa, le comunità religiose maschili sono circa 90 con un totale di 600 religiosi, le comunità femminile circa 190 con oltre 1.000 religiose, i monasteri di clausura circa 50 con 560 monache. Una presenza davvero consistente, pur con una certa tendenza alla diminuzione e all’invecchiamento, anche a causa della denatalità, della situazione delle famiglie e della secolarizzazione.
D’altra parte, ci sono alcuni segni positivi di ripresa vocazionale, testimonianze e di servizi ecclesiali e sociali di notevole valore. La Chiesa che è in Umbria, senza questa presenza, sarebbe davvero molto più povera. Certo, ci sono comunità nelle quali l’età media è notevolmente alta con evidente riduzione del servizio, ma non necessariamente della testimonianza.
Ha ragione il Papa a richiamare alcune attenzioni, tipo: ‘… che tra di voi non si vedano volti tristi, persone scontente e insoddisfatte. Mi attendo che svegliate il mondo con una vita profetica, con la testimonianza della comunione fraterna, con una missionarietà a tutto campo nei confronti dei poveri e degli esclusi’”.

Non le pare che proprio dinnanzi ai gravissimi problemi di povertà, disoccupazione, migrazioni, violenza e guerre, i religiosi stiano in “ambienti protetti”?

“Ci sono purtroppo anche situazioni di questo tipo per cause varie, ma mi sembra prevalgano le persone consacrate che rischiano la vita su vari fronti. Tra i recenti martiri, non pochi sono religiosi/e che hanno deciso di rimanere ‘in trincea’ con la gente bisognosa della loro presenza. Ma anche nelle opere e nei servizi in Umbria troviamo non raramente persone consacrate coinvolte nell’assistenza ai malati, nella scuola, nelle Caritas e Centri di ascolto, nel recupero e nel sostegno anche gratuito delle persone nel disagio, nelle varie attività pastorali culturali. Si pensi ad esempio ai grandi santuari e all’Ita”.

Lei è religioso dell’Amore Misericordioso e vescovo. Come riesce ad armonizzare le due dimensioni?

“Non avverto contrapposizione, anzi sento che sono complementari. La consacrazione come Figlio dell’Amore Misericordioso, sostenuta dalla testimonianza diretta per circa 25 anni della beata Madre Speranza, mi ha segnato in modo prioritario quanto alla spiritualità. Il sacramento dell’Ordine, come sacerdote e come vescovo, mi ha arricchito nel ministero pastorale. Sento di vivere quest’ultimo nell’ottica della misericordia, come sta dicendo e testimoniando Papa Francesco”.

In questo senso, l’incontro dei religiosi a Collevalenza si può collegare al Giubileo della Misericordia?

“Molto opportunamente. Vedo provvidenziali queste coincidenze. Le persone consacrate trovano nella misericordia la fonte del proprio carisma, l’ispirazione per la comunione fraterna, la spinta alla missionarietà verso i poveri. Sono convinto che i carismi riflettano il ‘volto della misericordia’ (Misericordiae vultus) che Gesù ci ha mostrato. Le persone consacrate sono chiamate alla particolare sequela di Gesù, il quale ‘con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio’ (MV, n. 1), incarnata nello specifico stato di vita scelta da Gesù e caratterizzato dall’obbedienza, castità e povertà, vissute nella forma che la vita consacrata ha attualizzato nei secoli.
La vita consacrata è un ‘discorso di Chiesa’: la prima senza la seconda non ha senso, ma anche la Chiesa non può privarsene o ‘servirsene’, pena un grave depauperamento. La Chiesa, riconoscendo i carismi religiosi, si impegna a valorizzarli proprio perché suscitati dallo Spirito per il bene della comunità cristiana e del mondo.
Perciò Papa Francesco ha scritto: ‘L’Anno della vita consacrata non riguarda soltanto le persone consacrate, ma la Chiesa intera. Mi rivolgo così a tutto il popolo cristiano perché prenda sempre più consapevolezza del dono che è la presenza di tante consacrate e consacrati, eredi di grandi santi che hanno fatto la storia del cristianesimo’ ( Lettera apostolica a tutti i consacrati in occasione dell’Anno della vita consacrata, 28 novembre 2014)”.

 

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA A COLLEVALENZA

La Giornata dedicata a tutti i religiosi dell’Umbria, il 23 maggio a Collevalenza, si svolgerà in base al seguente programma: ore 9 – ritrovo alla Casa del pellegrino; ore 9.30 – incontro con i Vescovi dell’Umbria e il loro presidente, card. Bassetti; ore 11 – concelebrazione eucaristica in basilica; ore 12.30 – pranzo presso la Casa del pellegrino. “L’Anno della vita consacrata – scrive mons. Cancian ai confratelli vescovi della Ceu e ai religiosi/e della regione – è ormai in corso da qualche mese. È quanto mai opportuno che i consacrati e le consacrate dell’Umbria si incontrino con i Vescovi, che benevolmente hanno già accolto l’invito. Il tema che proporrà il card. Gualtiero Bassetti sarà ‘Vita consacrata in Umbria tra ieri e domani’. Mi pare un’ottima occasione per conoscerci meglio e far crescere la comunione ecclesiale, in un clima di gioia, di preghiera e di riflessione”. L’esortazione è che i consacrati, come dice Papa Francesco, “sveglino il mondo, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia”.

 

AUTORE: E. B.

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