L’ Azione cattolica, antidoto a una Chiesa clericalista

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Domenica 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, è il giorno in cui per tradizione si festeggia anche anche l’“adesione” all’Azione cattolica.

“Adesione” perché aderire all’Azione cattolica non è un progetto o un hobby, ma la risposta libera a un invito.

L’invito è quello di Gesù a seguirlo in modo responsabile, liberamente e per amore.

Questo invito il magistero, i vescovi – e tra loro il Papa – lo ripetono: solennemente, come nei documenti del Concilio, e quotidianamente, come il Papa nell’incontro con i responsabili dell’Ac di tutto il mondo lo scorso aprile. È invito a essere nella civitas con tutta la grazia e la fede, e a essere nella ecclesia con tutta la propria umanità, la propria libertà, la propria responsabilità. È un invito che viene rivolto e deve essere rivolto non solo a coloro che già aderiscono all’Ac, ma a tutti coloro che ancora non aderiscono. La Chiesa vuole che la proposta di aderire all’Ac venga fatta a tutti e tutte. A tutti e tutte coloro che hanno ricevuto il battesimo e che cercano Dio con cuore sincero.

Come in ogni cammino libero, la scelta va rifatta periodicamente. Perché nessuno vi è obbligato per sempre. Dunque, quella verso l’Ac è una scelta personale, responsabile libera, che si ripete, se lo si vuole, ogni anno, pubblicamente, durante una messa. Come Maria, che dovette dire sì tante volte a Dio, attraversando misteri, silenzi, incomprensioni e durezze. Come Maria, di cui Dio accettò e aspettò solo “sì” liberi. Anche per questo la Chiesa ha voluto che l’adesione all’Ac avesse luogo ogni anno nel giorno di una festa che ha Maria come coprotagonista, l’8 dicembre.

Coprotagonista: perché senza lo Spirito santo – l’altro protagonista – non si va da nessuna parte.

In questi 150 anni di vita, l’Azione cattolica è stata scomodamente feconda, ha contribuito a rinnovare l’immagine e la coscienza della Chiesa, come scrivevano von Balthasar e Rahner. Ha portato alla luce qualcosa che c’era da sempre, ma che spesso era rimasto troppo in ombra: l’apostolato dei laici (qualcosa che può essere ridotto alla “pastorale” e che muore in una Chiesa di sole “pastorali”). Centocinquanta anni fa l’Ac era pastoralmente imprevista, ma poi il Magistero ha compreso che era qualcosa “non di storicamente contingente, ma di teologicamente necessario” (Paolo VI). L’Ac da sempre incontra difficoltà nella vita ecclesiale. Anche recentemente, però, Papa Francesco ci ha rassicurato. Ci ha chiesto di non temere la paura che qualche parroco ha di avere vicino laici e laiche non “clericali”. La Chiesa deve essere curata e guarita dal clericalismo, e l’Azione cattolica è la prima medicina contro il clericalismo. Ci ha chiesto di mettere nel conto alcune incomprensioni, di non rispondere con la stessa moneta, e di proseguire per la strada del Vangelo presentata alla Chiesa con l’evento e il magistero del Concilio.

Aderire all’Ac significa aiutarsi tra laici a prendere tutte le responsabilità che possiamo nella Chiesa e nella città.

Senza pensare che tutto dipenda da noi, senza trovare scuse quando un volto o una situazione ci chiedono qualcosa. La storia della santità laicale del ’900 (da Frassati a Pina Suriano, a Bachelet, a Livatino, ai “ribelli per amore” che diedero la vita nella lotta di liberazione dal nazi-fascismo, a coloro che contribuirono a scrivere la Costituzione, e a tutti gli altri e le altre) spiega meglio di ogni parola cosa è la Ac.

L’Azione cattolica non sta solo in parrocchia, sta nella Chiesa diocesana e nella città dove vivono gli uomini e le donne.

Proprio per questa ragione, principalmente, ma non esclusivamente, l’Ac ha forti legami con la parrocchia.

Perché la parrocchia è il modo in cui normalmente si articola una una diocesi, e perché la parrocchia – come dice il nome stesso, parà oikìa – è il modo che la Chiesa ha di essere insieme “presso la città”, dentro e fuori allo stesso tempo. Poi dell’Ac esistono anche gruppi diocesani o cittadini (come ad es. quelli degli universitari della Fuci o del Movimento lavoratori, o del Meic), o anche interparrocchiali. Per l’Ac, soprattutto, tutto ha come culmine e come fonte l’eucarestia. L’Ac – diceva Lazzati – è il battesimo preso sul serio, ed eucarestia e battesimo stanno o dovrebbero stare solo nella parrocchia, sempre aperti a tutti, luogo che non esaurisce mai la vita, soprattutto quella di un laico cristiano, ma che ne mette in tensione “la lunghezza, la altezza, la larghezza e la profondità” (cfr. Ef 3,18).

 

AUTORE: Luca Diotallevi, presidente diocesano dell’Azione cattolica per la Chiesa di Terni - Narni - Amelia

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