La cosa giusta è dire “no” alla ’ndrangheta

Foligno. Iniziativa dei giovani dell’associazione Libera

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Tiberio Bentivoglio, in piedi, durante uno degli incontri di presentazione del libro

Il 9 novembre presso la sala comunale “Pio La Torre” di Foligno è stato presentato dai giovani di Libera-Foligno il libro della giornalista Daniela Pellicanò Colpito. La vera storia di Tiberio Bentivoglio. Ospite speciale di quest’evento è stato proprio il signor Bentivoglio, protagonista delle vicende riportate nel libro. Tiberio Bentivoglio è un piccolo commerciante di Reggio Calabria, titolare insieme alla moglie di un negozio di articoli sanitari, ortopedici e per la prima infanzia. Nel 1992, dopo tredici anni di attività, Tiberio e sua moglie decidono di ingrandire il negozio.

Due mesi dopo l’inaugurazione, subisce il primo furto nel nuovo locale. A distanza di pochi anni i furti non cessano, gli viene bruciato il furgone con cui lavorava, ma non viene aperta nessuna inchiesta. Nel 2003 iniziano i problemi economici di Tiberio, e proprio in quell’anno il negozio viene bombardato; due anni dopo viene devastato da un incendio. Infine, il 9 febbraio 2011 Tiberio rimane ferito in un attentato: gli vengono sparati sei colpi di cui solo uno lo colpisce, ad una gamba, mentre un altro miracolosamente rimane incastrato nel marsupio.

Sono passati vent’anni. Vent’anni di processi, di sospetti, di silenzi, di sconfitte. Ma Tiberio e sua moglie hanno scelto sin dall’inizio da che parte stare, hanno subito detto di no alla ’ndrangheta e sanno che stanno facendo la cosa giusta. Lo Stato non li aiuta, anzi rischiano di perdere la casa, perché i debiti aumentano sempre di più e i soldi del risarcimento in quanto vittime di mafia tardano ad arrivare. Rimangono soli, nessuno va a comprare al negozio, tutti si allontanano, testimoniando il falso o, peggio ancora, rimanendo in silenzio.

Tiberio pensa anche di chiudere il negozio, ma nel 2005 conosce don Luigi Ciotti e scopre Libera, un’associazione che ha lo scopo di promuovere la legalità e la giustizia per distruggere le mafie. “Oggi per me far parte di Libera attivamente è fondamentale. Non si può che provare contentezza e appagamento, quando si ha la fortuna di stare tra persone che condividono le tue scelte… Nelle nostre sedi e in tutti i coordinamenti, siamo come un’équipe, sempre coesi, pronti a cercare di lenire i mali che la mafia procura, combattiamo uniti e affiatati nel rispetto della diversità, mettendo da parte ogni colore ideologico”.

È una storia di orgoglio e di paura, di speranza e di dignità. La sala era davvero varia nella composizione: politici, commercianti, professori, ma soprattutto quei giovani a cui Tiberio rivolge uno sguardo di speranza. Non rendiamo vano il sacrificio di chi ha deciso di stare dalla parte giusta.

AUTORE: Alessandra Moreschini “Gazzetta di Foligno”

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