La crisi incalza il welfare

Il welfare in Umbria. Interviste per indgare su come sta e dove va il sociale

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La situazione è drammaticamente semplice: mentre la crisi colpisce le persone e fa aumentare il numero dei poveri i fondi per il sociale sono drasticamente ridotti. I comuni si trovano a far fronte a maggiori bisogni con molte meno risorse. Quale sarà dunque il futuro del welfare regionale? Iniziamo con Claudio Ricciarelli che per la Cisl regionale segue queste tematiche, una serie di interviste in cui cerchiamo di indagare cosa accade e anche cosa si può fare e si deve fare per dare risposte alle necessità dei cittadini. Ricciarelli, quale è la situazione del sociale nella nostra regione? “Ci sono molte meno risorse, anche se la Regione ha mantenuto, più o meno, i livelli di spesa dello scorso anno, a fronte di una riduzione del 95% dei fondi statali. Si tratta di una spesa totalmente trasferita ai comuni e agli ambiti di zona pochè spetta a loro gestire il sociale, tranne alcuni interventi quali i contributi per gli affitti e il diritto allo studio”. Non buona, dunque …“No, anche perchè la crisi economica ha aumentato di molto le disuguaglianze sociali e la disocupazione, e quindi c’è una maggiore domanda sociale. Ci sono anche più anziani, e questo pesa molto sui servizi”. Cosa chiede alla Regione? “Intanto di definire meglio le priorità sulle quali concentrare le poche risorse disponibili. Per noi le priorità sono gli anziani non autosufficienti che in Umbria interessano 24mila famiglie, anziani soli, famiglie numerose o comunque deboli sul piano economico, ed infine i servizi per l’infanzia”. E poi? “Essendoci meno risorse si tratta di promuovere un sistema di sussidiarità in cui alle risorse mancanti si possa sopperire anche con un maggiore protagonismo sociale delle famiglie e del volontariato, stimolando un sistema di sussidiarietà orizzontale”. In concreto cosa si dovrebbe fare? “Noi abbiamo individuato quattro interventi necessari. Anzitutto, in vista dell’accreditamento, riorganizzare i servizi della cooperazione sociale facendo crescere le cooperative sociali che oggi sono troppo piccole e non sempre efficienti. L’accreditamento, con un albo regionale delle imprese, consente di non fare più appalti per i servizi ma fare l’affidamento diretto che, tra l’altro, consente al cittadino di scegliere, per esempio, a chi far fare l’assistenza domiciliare”. Nel no-profit c’è chi preferisce un sistema in cui alla famiglia viene riconosciuto un “vaucher”, un buono da spendere scegliendo direttamente chi fornisce il servizio…“Non è un’ipotesi da escludere, anzi questo sistema potrebbe essere un modo per fare arrivare alla famiglia più direttamente un aiuto che a volte si perde un po’ nelle troppe intermediazioni burocratiche pubbliche. A volte si parte con 100 ma al cittadino arriva 50”. Gli altri punti? “Selettività e compartecipazione delle famiglie al costo del servizio. Il nuovo Isee è stato ben corretto dando un peso maggiore alle famiglie. Poi occorre una maggiore integrazione tra politiche sociali e sanitarie e noi abbiamo proposto che lo 0,5 % del fondo sanitario venga destinata al sociale per una sorta di investimento nella prevenzione. Altro punto è puntare all’integrazione tra comuni per ottimizzare la gestione dei servizi sociali. Secondo noi sono sufficienti 12 unioni di comuni, in Umbria”. Per esempio per fare cosa? “Programmare i servizi per l’infanzia o anche i centri diurni per anziani, non più nel singolo comune ma più comuni insieme”. Apertura alla sussidiarietà, dunque, ma la Regione è pronta per questo passaggio culturale? È pronta ad aprire un dialogo con la società civile? “A me pare che la presidente Marini sia molto convinta di questo modello, ha le idee chiare, ma altra cosa è declinarle nel concreto. Qui c’è una cultura che ha un peso sull’effetto concreto delle decisioni. La ‘tecnostrutura’, ovvero impiegati e dirigenti, spesso lavora con una impostazione vecchia, guardano più alla forma che al risultato mentre per rinnovare il welfare ci vorrebbe un nuovo approccio culturale anche da parte della pubblica amministrazione”. Quali altri cambiamenti auspicate come sindacato? “Da quando è stata eletta la presidente si è molto caratterizzata per un piglio riformatore che noi abbiamo anche apprezzato e condiviso. Sono passati due anni ma di riforme ne abiamo viste solo due, quella endoregionale e sulla semplificazione. Ce ne sono da fare almeno altre 6 importanti: quella sanitaria, sociale, polo dei servizi informatici, i servizi pubblici locali, le agenzie di promozione della regione e il piano dei rifiuti. Infine, ma non ultimo, segnali di maggiore sobrietà della politica con snelimento e semplificazione della rappresentanza politica e dei suoi costi. Queste sono riforme importanti che dovrebbero servire per ridurre il peso del pubblico in Umbria e liberare risorse per i settori che producono ricchezza vera, il manufatturiero e tutta la filiera ambiente, turismo e agricoltura di qualità. Il punto è che finora ne ha fatte solo due. Di questo passo non so se ce la farà entro questa legislatura!”. Maria Rita ValliUn po’ di cifre e di destinazioniI fondi per il welfare sono drasticamente diminuiti. Il fondo nazionale per le politiche sociali dimezzato dal 2010 al 2011 è stato azzerato nel 2012. Stessa sorte è toccata al Fondo per la non autosufficienza, al fondo per le politiche per la famiglia e a quello per le pari opportunità. Ridotto della metà il fondo per il servizio civile che sono 22mila euro e resta invariato a 614mila euro il fondo per le politiche giovanili. La Regione, da parte sua, ha ridotto del 30% rispetto all’anno scorso il fondo sociale portandolo a 7milioni e 300mila euro mentre ha mantenuto il fondo per la non autosufficienza a 4 milioni di euro. Ha dimezzato, portandoli a 25mila euro, le risorse per gli oratori, quelle per l’associazionismo familiare e quelle per le banche del tempo. Ha mantenuto i 379mila euro per gli enti di assistenza invalidi, i 100mila euro destinati al fondo per le vittime del lavoro e, altrettanti, al prestito d’onore. I dati sono contenuti nel documento “Linee di indirizzo per un welfare regionale” della Giunta Regionale.

AUTORE: M.R.V.

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