La delusione dei cattolici

Le attuali posizioni dell’elettorato cattolico nella politica in base a una ricerca dell’Ipsos

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C’è da purificare l’aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”. Le parole del card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, pronunciate lo scorso 27 settembre nel corso della prolusione al Consiglio permanente della Cei descrivono “meglio di altre la voglia di rinnovamento che pervade non solo l’elettorato cattolico, ma anche le numerose organizzazioni cristiane che sono la linfa del tessuto sociale italiano”. A renderlo noto sono state le Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) e la Fondazione Achille Grandi per il bene comune (www.fondazionebenecomune.it), presentando la ricerca Cattolici e politica: tra astensionismo e voglia d’impegno, curata dal Centro di ricerca Ipsos. Secondo la ricerca “il segno degli ultimi mesi è la crisi complessiva di fiducia degli italiani non solo nei confronti della politica, ma in generale per tutte le principali istituzioni del Paese”. Anche nelle tendenze generali di voto degli italiani emerge con “nettezza il distacco dalla politica e la difficoltà nell’individuare un’alternativa appetibile nella situazione attuale”: crescono incerti e astensionisti. Dallo studio emerge anche la “volontà di nuovo impegno dei cattolici”, che porti a “creare un movimento che possa unificare le diverse visioni presenti all’interno del laicato”. Un’opzione, questa, che “non necessariamente deve dar vita ad una formazione politica che riunisca tutti i cattolici”. In attesa di un’alternativa. Per lo studio effettuato da Ipsos, il mondo cattolico “sembra in attesa di un’alternativa praticabile. Questa attesa è evidenziata anche dall’enorme rilevanza dell’area ‘grigia’ proprio tra i segmenti praticanti: tra gli impegnati l’incertezza o la propensione all’astensione coinvolgono quasi la metà degli elettori”. In generale gli italiani pensano “che la politica debba esprimere una sintesi dei valori cattolici e laici (39%)”. Anche nelle tendenze generali di voto degli italiani nel loro complesso emerge con chiarezza il distacco della politica e la difficoltà nell’individuare un’alternativa appetibile nella situazione attuale. Un quinto della popolazione ritiene che i valori cattolici debbano “essere affermati con più forza”. Questa posizione si rafforza nei cattolici praticanti: sia tra gli impegnati che tra i praticanti scarsamente impegnati la posizione prevalente, sia pur non maggioritaria, è quella della sintesi dei valori. È “l’effetto della sfiducia generalizzata: il Paese aspetta risposte e cerca parole ragionevoli”, tanto che l’80% dei cattolici italiani condivide la citata affermazione “C’è da purificare l’aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”, pronunciata dal Presidente della Cei. “Tiene” la fiducia nella Chiesa. Stando ai dati della ricerca, la sfiducia nei confronti della politica e dei principali schieramenti assume una rilevanza raramente emersa nella storia del nostro Paese: rispetto ai due schieramenti principali (centrodestra e centrosinistra) si assiste a una crisi del centrodestra a partire dagli inizi del 2010, crisi che diventa massima nella seconda metà dell’anno, dopo la rottura Fini/Berlusconi e la crescita dei dubbi sulla capacità operativa del governo. Questa crisi premia solo in parte il centrosinistra: la gran parte degli elettori si rifugia nella sfiducia verso entrambi. Tra i cattolici impegnati la sfiducia si massimizza, soprattutto a scapito del centrosinistra. Allo stesso modo, nel corso del 2010 e con una caduta drammatica nel settembre del 2011, cala la fiducia non solo nei partiti, oggi ai minimi storici, ma anche nelle istituzioni di rappresentanza (Senato e Camera), che perdono circa 25 punti in poco più di un anno. Anche in questo caso sono simili le posizioni dei cattolici praticanti, anche se gli impegnati esprimono una fiducia lievemente maggiore nelle due Camere. Stabile, invece, la fiducia nella Chiesa, che pure perde 10 punti rispetto agli inizi del 2010, ma sostanzialmente tiene. Il voto dei cattolici. Nella tendenza di voto dei cattolici praticanti (calcolata sui voti validamente espressi), emerge una crisi del centrodestra determinata soprattutto da un distacco dalla Lega (che perde oltre 5 punti percentuali), una crescita del centro che premia in particolare l’Udc e un lieve incremento del centrosinistra, in particolare del Pd. Nel leggere questi dati – avverte però l’Ipsos – va tenuto in considerazione che si sta parlando solo di poco più della metà degli elettori aventi diritto.

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