La famiglia fa la Chiesa

PAPA FRANCESCO. Due udienze generali dedicate al matrimonio, tra i temi affrontati: la condizione della donna e la dimensione missionaria della famiglia

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Le Nozze di Cana, affresco di Giotto, Cappella degli Scrovegni - Padova
Le Nozze di Cana, affresco di Giotto, Cappella degli Scrovegni – Padova

Sono state dedicate da Papa Francesco al matrimonio, le due udienze generali del 29 aprile e 6 maggio (testi integrali su www.vatican.va).

“La nostra riflessione – ha esordito due mercoledì fa – circa il disegno originario di Dio sulla coppia uomo-donna, dopo aver considerato le due narrazioni del libro della Genesi, si rivolge ora direttamente a Gesù” a partire dall’episodio delle nozze di Cana (Gv 2,1-11). “Dunque, il primo dei suoi segni prodigiosi con cui Egli rivela la sua gloria, lo compì nel contesto di un matrimonio, e fu un gesto di grande simpatia per quella nascente famiglia, sollecitato dalla premura materna di Maria… Così Gesù ci insegna che il capolavoro della società è la famiglia: l’uomo e la donna che si amano”.

Un messaggio che resta valido anche oggi, anche se “le persone che si sposano sono sempre di meno. Questo è un fatto… Credo che dobbiamo riflettere con grande serietà sul perché tanti giovani ‘non se la sentono’ di sposarsi. C’è questa cultura del provvisorio: tutto è provvisorio, sembra che non ci sia qualcosa di definitivo”.

“Le difficoltà – ha rimarcato – non sono solo di carattere economico, sebbene queste siano davvero serie. Molti ritengono che il cambiamento avvenuto in questi ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna. Ma nemmeno questo argomento è valido, è una falsità, non è vero! È una forma di maschilismo, che sempre vuole dominare la donna… Dobbiamo difendere le donne! In realtà, quasi tutti gli uomini e le donne vorrebbero una sicurezza affettiva stabile, un matrimonio solido e una famiglia felice. La famiglia è in cima a tutti gli indici di gradimento fra i giovani; ma, per paura di sbagliare, molti non vogliono neppure pensarci”. Qui, allora, “la testimonianza più persuasiva della benedizione del matrimonio cristiano è la vita buona degli sposi cristiani e della famiglia”.

La condizione odierna della donna è tornata anche più avanti nel suo discorso. Bergoglio ha esortato i cristiani a “sostenere con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro. Perché si dà per scontato che le donne devono guadagnare meno degli uomini? No! Hanno gli stessi diritti. La disparità è un puro scandalo! Nello stesso tempo, riconoscere come ricchezza sempre valida la maternità delle donne e la paternità degli uomini, a beneficio soprattutto dei bambini. Ugualmente, la virtù dell’ospitalità delle famiglie cristiane riveste oggi un’importanza cruciale, specialmente nelle situazioni di povertà, di degrado, di violenza familiare”.

Il matrimonio cristiano – ha quindi affermato il Papa nell’udienza del 6 maggio – “non è semplicemente una cerimonia che si fa in chiesa, con i fiori, l’abito, le foto. Il matrimonio cristiano è un sacramento che avviene nella Chiesa, e che anche fa la Chiesa, dando inizio a una nuova comunità familiare… Ispirato dallo Spirito santo, Paolo (Ef 3,32) afferma che l’amore tra i coniugi è immagine dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Una dignità impensabile! Ma in realtà è inscritta nel disegno creatore di Dio, e con la grazia di Cristo innumerevoli coppie cristiane, pur con i loro limiti, i loro peccati, l’hanno realizzata…

Il marito, dice Paolo, deve amare la moglie ‘come il proprio corpo’ (Ef 5,28); amarla come Cristo ‘ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei’ (v. 25). Voi mariti qui presenti, capite questo? Amare la vostra moglie come Cristo ama la Chiesa? Questi non sono scherzi, ma cose serie! L’effetto di questo radicalismo della dedizione chiesta all’uomo, per l’amore e la dignità della donna, sull’esempio di Cristo, dev’essere stato enorme nella stessa comunità cristiana”.

Il valore cristiano del matrimonio consiste inoltre nella sua vocazione evangelizzatrice. “Il sacramento del matrimonio – ha detto ancora il Papa – è un grande atto di fede e di amore: testimonia il coraggio di credere alla bellezza dell’atto creatore di Dio e di vivere quell’amore che spinge ad andare sempre oltre, oltre se stessi, e anche oltre la stessa famiglia. La vocazione cristiana ad amare senza riserve e senza misura è quanto, con la grazia di Cristo, sta alla base anche del libero consenso che costituisce il matrimonio…

La decisione di ‘sposarsi nel Signore’ contiene una dimensione missionaria, che significa avere nel cuore la disponibilità a farsi tramite della benedizione di Dio e della grazia del Signore per tutti. Infatti gli sposi cristiani partecipano, in quanto sposi, alla missione della Chiesa. Ci vuole coraggio per questo! Perciò quando io saluto i novelli sposi, dico: ‘Ecco i coraggiosi!’, perché ci vuole coraggio per amarsi così, come Cristo ama la Chiesa”.

“E così – ha concluso – la vita della Chiesa si arricchisce ogni volta della bellezza di questa alleanza sponsale, come pure si impoverisce ogni volta che essa viene sfigurata”.

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