La famiglia, risorsa per la società

Lo hanno dimostrato 6 ricerche sociologiche di diversi Paesi del mondo

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La famiglia è una risorsa per la società? È la domanda da cui sono partite sei ricerche sociologiche proposte dal Pontificio consiglio per la famiglia, che ha chiesto alle conferenze episcopali di diversi Paesi di organizzare gruppi di lavoro scientifici, costituiti da docenti universitari, sociologi, studiosi, sia laici sia cattolici, che si mettessero al lavoro sulla questione, ponendo domande a campioni di popolazione significativi, di età compresa tra i 30 e i 55 anni. Hanno risposto positivamente alla sollecitazione Messico, Italia, Spagna, Stati Uniti, Polonia e Brasile e un primo risultato, sorprendente da un certo punto di vista, è che la famiglia “normo-costituita”, ovvero padre e madre e almeno due figli, è in effetti la “migliore” risorsa della società: il valore di queste ricerche è che si è arrivati a questo risultato con una verifica dei dati empirici. Scopo dell’iniziativa, al di là dei dati, pur importanti, è quello di proporre un metodo, specialmente alle associazioni familiari, per poter dialogare con politici, legislatori e operatori della comunicazione più sulla base dei fatti che delle idee astratte.

Chi sono le famiglie.

Vediamo questi numeri. In Italia sono state individuate quattro tipologie di famiglie: gli adulti senza coppia, single e genitori soli con figli, che sono al 18,8%, le coppie senza figli (sposate o conviventi), al 21,9%, i coniugi con un solo figlio, al 28,4%, e i coniugi con due o più figli, al 30,9 %. In pratica le famiglie “normo-costituite” sono ormai meno della metà delle famiglie italiane, hanno livelli d’istruzione generalmente più bassi, hanno meno soldi, ma sono tendenzialmente più religiose. In Messico, invece, dove il 94,9% della popolazione considera la famiglia la “cosa più importante della vita”, l’inchiesta fa un’analisi più storica: la popolazione sposata è passata dal 46% del 1960 al 40,7 % del 2010, le convivenze sono passate dal’8,7 al 14,4%, mentre i separati e divorziati sono saliti dallo 0,6% al 5,3%; ma negli ultimi dieci anni, dal 2000 al 2010, gli sposati nella fascia d’età 20–29 anni sono passati dal 40 al 27,9% e i conviventi dal 15,2 al 23%, mentre i divorzi sono raddoppiati dal 7,4 al 15,1%. Nella ricerca spagnola il 59% degli intervistati considera la famiglia oltre che una scelta privata un “bene pubblico”, mentre il 41% la considera solo una “realtà attinente alla sfera privata”; il 68% delle persone considera famiglia anche la coppia formata da due persone dello stesso sesso. In Brasile sono stati individuati tre tipi di famiglia: la coppia con figli (sposati, in seconda unione, unioni stabili) che rappresenta il 48% degli intervistati; si dichiarano religiosi, cattolici e considerano la famiglia quella composta da persone eterosessuali. C’è poi la coppia senza figli (16%), che considera una coppia anche quella composta da omosessuali; infine ci sono le famiglie monoparentali, al 17%, costituite soprattutto da donne con figli: in quest’ultima tipologia di famiglia si evidenzia “la crisi della figura maschile e il peso eccessivo portato dalla donna madre/lavoratrice”.

Un bene sociale.

In tutte le ricerche emerge che la famiglia è importante non solo per il benessere personale, ma anche per quello sociale della popolazione. In quella messicana si vede che la famiglia è considerata la principale fonte delle relazioni di fiducia e di solidarietà per risolvere i problemi quotidiani e straordinari che possono capitare nella vita, ma anche erogatrice del necessario appoggio emotivo, oltre che, naturalmente, il punto principale di riferimento per la cura e l’educazione dei figli; il 50,8% degli intervistati la considera anche il principale spazio di socializzazione politica e, infine, la più importante fonte di soccorso dei giovani per tutti i problemi della vita, dalla scuola al lavoro, alla casa, alle malattie, alle questioni sentimentali. Gli spagnoli, invece, rispetto al mondo anglosassone, sembrano meno versati nelle attività associative organizzate, ma in realtà questa sembra una conseguenza della crisi, perché lo spirito di sacrificio e di solidarietà è spesso espresso dall’aiuto dato dai nonni nella cura dei bambini o in forme di collaborazione familiare; in ogni caso gli intervistati hanno dato punteggi molto alti alla famiglia come luogo della stabilità dell’unione (9,4), di soddisfazione personale della coppia (9,3), di nascita, crescita ed educazione dei figli (9,2).

Nella ricerca italiana si vede che il clima in famiglia passa da quello “pessimistico e triste” dei single o genitori soli al “molto ottimistico e sereno” delle famiglie con due o più figli e l’aiuto alle persone esterne varia dal “poco” del primo tipo al “molto” della coppia senza figli, al “poco” della famiglia con un solo figlio all'”abbastanza” di quella con due o più figli; quest’ultima è quella che esprime un valore più alto (30,9%), nel considerare la famiglia come un’istituzione sociale con un valore pubblico. Anche per i polacchi intervistati nella famiglia si respira un clima “calmo e molto ottimistico” (76,5%) e il più importante obiettivo per la coppia sposata è la “nascita ed educazione dei figli” (80%), che supera il benessere individuale di entrambi i partner. Per i brasiliani generare ed educare i figli è considerato un “bene” per il rapporto di coppia e l’educazione dei figli è vista come “un’azione prioritaria della famiglia” (71%), più che della società nel suo insieme. Trovare un giusto equilibrio tra famiglia e lavoro sembra essere un problema tanto per i brasiliani quanto per i polacchi: questi ultimi, soprattutto se appartenenti alla middle-class, dichiarano di preferire il lavoro alla famiglia, forse anche per sfuggire a quelle condizioni di povertà in cui si trovano 5 milioni di connazionali che hanno tre o più figli. La ricerca americana più concretamente si concentra sul benessere fisico e mentale, oltre che economico: i dati, sintetizzati da varie statistiche già fatte, dimostrano che gli adulti sposati cadono in depressione molto meno degli altri, evitano comportamenti a rischio come la promiscuità sessuale o l’abuso di alcol e anche i figli con famiglie stabili soffrono significativamente meno di ansia, depressione, abuso di droghe e alcol e pensieri suicidi rispetto alla prole di genitori divorziati.

Poca considerazione. Nella ricerca italiana si nota che la famiglia con due o più figli gode di un miglior clima relazionale, ma ha meno risorse economiche dei single o delle famiglie senza figli e, di fatto, non è considerata dalla società una “risorsa sociale”. Questo nonostante le risposte degli intervistati dimostrino come le capacità di ascolto, di cura, di accudimento, ma anche di trasmissione dei valori di onestà, fiducia e spirito di sacrificio siano più spiccate negli adulti con figli che hanno avuto alle spalle genitori sposati. Il matrimonio si conferma punto di forza nella capacità di prendersi cura degli altri e trasmettere valori: i coniugati hanno per esempio il punteggio più alto, 6,97 (in una scala da 0 a 10), nell’aiutare gli estranei a risolvere i loro problemi e in tutte le altre forme di cura che riguardino bambini e anziani; da aggiungere poi che le famiglie che si dichiarano religiose hanno valori positivi sopra la media relativi alle virtù prosociali. In sintesi la ricerca sostiene che la “famiglia normo-costituita è ancora la forza del Paese ma sta andando in minoranza”, cosicché “una minoranza di famiglie solide deve sostenere il peso di una coesione sociale messa in crisi da tendenze all’individualismo e al privatismo sostenute dal sistema politico-amministrativo, oltreché, s’intende, dal mercato”.

Gli spagnoli considerano la famiglia una risorsa “base” della società perché “trasmette ai suoi componenti attitudini, comportamenti e aspirazioni che rendono possibile la coesistenza sociale e politica”. Per la maggior parte degli intervistati la famiglia di origine ha trasmesso valori come onestà e rispetto, fiducia e spirito di sacrificio, ma metà di loro pensa che la famiglia di oggi sia meno capace d’ispirare ai propri membri questi valori; per il 78% degli spagnoli, comunque, la famiglia contribuisce allo sviluppo della società, dato che potrebbe essere determinato dalla capacità unica che ha la famiglia in questo momento di crisi di assorbire i problemi. In Brasile, ugualmente, sono altissime le percentuali relative alle capacità attribuite alla famiglia di trasmettere valori come onestà, rispetto della legge, fiducia e accoglienza, capacità d’aiuto e spirito di sacrificio: sempre il 78% degli intervistati vede la famiglia come l’istituzione che più di tutte contribuisce allo sviluppo del Paese, seguita da scuola, università, Chiesa, imprese e potere giudiziario. Nel commento dei dati i brasiliani scrivono che “la famiglia è una risorsa perché costituisce il luogo della gratuità e del dono” e “senza le azioni di protezione, promozione e cure realizzate nella famiglia nei confronti di malati, anziani, disoccupati, la società entrerebbe in collasso”.

Problema abusi. In Messico si nota che la famiglia è una risorsa per la società soprattutto grazie ai figli: il 73,5% di quelli che vivono con entrambi i genitori ha valori altissimi, che vanno dal 70 al 90% riguardo aspetti come educazione, sicurezza fisica, ingresso al lavoro, salute mentale, fisica, sessuale e riproduttiva e altro ancora. L’abbandono scolastico da parte degli adolescenti che vivono con entrambi i genitori è del 9%, mentre per quelli che stanno con la madre separata o divorziata è del 17,4%; le adolescenti che vivono con la madre sola hanno il 38% in più delle possibilità delle coetanee di subire abusi fisici, quelle che vivono con la madre e il patrigno il 298% in più. Preoccupanti i dati relativi alla violenza sulle donne: le sposate civilmente e religiosamente hanno sofferto nell’ultimo anno (dati 2006) violenze fisiche nel 7,9% dei casi, quelle che convivono liberamente nel 14,5%. Questi numeri fanno concludere che in Messico bisogna, oltre che risolvere i problemi, assumere una “prospettiva familiare”, ovvero fare opera educativa e di prevenzione e capire che attraverso matrimoni stabili e convivenze dei figli con i propri genitori le “nuove generazioni hanno la possibilità di fare una migliore esperienza di coppia e di famiglia, avere meno problemi di violenza e prosperare fisicamente, mentalmente e avere, in generale, più benessere, disponibilità economica e altro ancora”.

(Per approfondire clicca qui  Dossier SIR sull’Incontro mondiale delle famiglie 2012)

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