E la montagna del debito?

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di Nicola Salvagnin

C’è san Mario sul nostro calendario? Non ci fosse (ma c’è: 19 gennaio), bisognerebbe inserire il nome del Mario che sta da anni salvando l’Italia alla guida della banca che gestisce l’euro, la Bce. Parliamo di Draghi perché nel 2019 lascerà appunto sia la prestigiosissima poltrona, sia una strategia monetaria che ha consentito appunto a tutti i Paesi della zona euro di passare indenni attraverso la peggiore crisi economico-finanziaria che memoria umana ricordi.

Lo ha fatto con una frase in inglese (whatever it takes) e con ciò che ne è conseguito da quel giorno del luglio 2012: la Bce avrebbe acquistato titoli di Stato della zona euro appunto “finché fosse necessario”. Questo eliminava l’euro dalla giostra della speculazione monetaria, e dava fiato soprattutto agli Stati più indebitati, portando i tassi a zero e il costo del debito pubblico al minimo possibile.

Sottinteso: mentre io faccio questa colossale operazione che “o la va o la spacca” (ed è andata), voi sistemate i fondamentali della vostra economia e affrontate le montagne dei vostri debiti. Quel “voi”, a bene vedere, era un superfluo plurale. Perché il messaggio era indirizzato soprattutto al Paese che aveva e ha un debito pubblico mostruoso e ai limiti del fuori controllo: l’Italia.

È stato ritrovato e soprattutto rispettato il messaggio nella bottiglia? I numeri dicono che no, non è andata proprio così. I Governi che si sono succeduti dal 2012 ad oggi hanno tenuto la “belva” sostanzialmente sotto controllo, hanno goduto dei tanti miliardi di euro di interessi risparmiati, ma non hanno scalfito di un solo sassetto la montagna che incombe sulle nostre teste. L’Italia ha passato la nuttata senza macellerie sociali e senza eccessive lacrime e sangue; ma pure senza aver cambiato di una virgola la sua situazione debitoria.

Il messaggio è stato comunque recepito? Ad ascoltare le promesse di questa campagna elettorale, assolutamente no. Ogni partito, ogni coalizione sta inventandosi modi per spendere ciò che non ha, non preoccupandosi di valutare ciò che troverà in caso di vittoria. O in realtà è un’altra favola all’italiana: prima del voto, frizzi e lazzi; dopo il voto la solita quaresima. Ma uno scarno digiuno ogni tanto non fa diminuire i troppi chili di ciccia che l’Italia ha come una zavorra e che evita come la peste di ridurre, nonostante tutte le prescrizione dei “medici”.

Speriamo che, messi al muro (il successore di Draghi non avrà quelle attenzioni verso l’Italia, e probabilmente sarà tedesco o scelto dai tedeschi), gli italiani inizino a dare il meglio di sé.

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