La pace “artigianale” e le tante vie del dialogo

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Mons. Giuseppe Chiaretti
Mons. Giuseppe Chiaretti

La pace è un’operazione artigianale”. È una singolare definizione di Papa Francesco nella Evangelii gaudium (n. 244). E la spiega dicendo che “affidarsi all’altro è qualcosa di artigianale”, come fa l’artigiano che prova e riprova prima di conseguire il risultato giusto e di consegnare il suo manufatto.

“Dobbiamo sempre ricordare – dice Papa Francesco – che siamo pellegrini e che pellegriniamo insieme. Per questa ragione bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetto e senza diffidenza”. Di pace abbiamo bisogno come dell’aria per respirare, perché ci rendiamo conto che non può esserci sviluppo sociale senza dialogo sociale, e quindi senza la pace. Quando siamo tormentati dai conflitti sociali, e non solo dai conflitti espressamente bellici, non c’è sicurezza e tranquillità per nessuno, e non può esserci né convivenza serena e produttiva né sviluppo.

“Nel dialogo con lo Stato e con la società, la Chiesa non dispone di soluzioni per tutte le questioni particolari. Tuttavia, insieme con le diverse forze sociali, accompagna le proposte che meglio possono rispondere alla dignità della persona umana e al bene comune. Nel farlo, propone sempre con chiarezza i valori fondamentali dell’esistenza umana, per trasmettere convinzioni che poi possono tradursi in azioni politiche” (n. 241). Per questo, Bergoglio parla con passione del dialogo sociale nei suoi ambiti: dal dialogo con e tra gli altri al dialogo con e nella società, al dialogo con credenti e non credenti, o variamente credenti. Certamente non è facile dialogare con chi non vuole dialogo e si avvale solo del terrorismo per imporre la sua legge.

“È più che evidente in questo particolare momento il ricordo dei massacri orrendi di cristiani, perpetrati nella sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica e della politica, mentre, violandosi diritti inalienabili di ogni uomo e di ogni donna, occorre una condanna unanime e senza ambiguità di tali crimini, e la denuncia del coinvolgimento della religione per giustificarli”. Altrimenti – possiamo ben dirlo noi spettatori – si stanno continuando, senza rendersene conto, i campi di sterminio hitleriani e i gulag staliniani.

Anche in questo contesto di violenza, la Chiesa deve “proclamare il Vangelo della pace e farsi aperta alla collaborazione con tutte le autorità nazionali e internazionali per prendersi cura di questo bene universale tanto grande” (n. 239). “È necessario perciò lavorare per un nuovo patto sociale e culturale, proponendo con chiarezza i valori fondamentali dell’esistenza umana, trasmettendo convinzioni che poi possono tradursi in azioni politiche” (n. 241).

In quest’ottica educativa e promozionale acquistano particolare rilievo sia il dialogo tra la fede, la ragione, le scienze (n. 242) – e anzi, “la Chiesa si rallegra e persino gode riconoscendo l’enorme potenziale che Dio ha dato alla mente umana” (n. 243) -; sia il dialogo ecumenico, che è di per sé “un apporto all’unità della famiglia umana”, fidandoci dei compagni di strada “senza sospetti, senza diffidenze” (n. 244); sia il dialogo interreligioso, cercando di superare i vari fondamentalismi con una molteplicità di interventi a vasto raggio (n. 250).

AUTORE: † Giuseppe Chiaretti Arcivescovo emerito di Perugia - Città della Pieve

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