Là sulla Via dei disperati

RIFUGIATI. La situazione sempre più drammatica sul suolo europeo. L’azione della Caritas

Tempo di lettura: 280 secondi

Nella mappa: le principali rotte seguite dai recenti flussi migratori, con quali mezzi si muovono le persone che cercano rifugio nel nostro Continente, e quali barriere incontrano
Nella mappa: le principali rotte seguite dai recenti flussi migratori, con quali mezzi si muovono le persone che cercano rifugio nel nostro Continente, e quali barriere incontrano

Sono quasi mezzo milione i migranti che nel 2015 hanno chiesto asilo politico all’Ue. I flussi migratori sembrano aver trovato come via preferenziale il “corridoio balcanico”.

Provengono perlopiù da Siria, Afghanistan, Libia, Iraq, Pakistan, Somalia, Eritrea e dai Balcani stessi, in particolare dal Kosovo.

Superati i confini turchi e greci, i migranti tentano di arrivare nei Paesi del Nord Europa passando per la Macedonia, la Serbia, l’Ungheria. Le mete più ambite sono i Paesi del Nord Europa, come Germania, Francia, Gran Bretagna e Svezia.

Ma, arrivati a destinazione, incontrano nuovi muri e nuove barriere. Abbiamo ascoltato chi ha deciso di accompagnarli nel loro lungo viaggio verso una vita possibile. Sono i volontari delle Caritas europee.

MACEDONIA

Oltre 42 mila migranti sono entrati negli ultimi due mesi in Macedonia dalla Grecia, provenienti da Siria e Medio Oriente, trasformando il piccolo Paese balcanico in terra di transito.

Intere famiglie con donne e bambini piccoli sono in viaggio anche da 15 giorni. “Come organizzazione siamo una realtà piccola (i cattolici nel Paese sono circa 15 mila su 2 milioni di abitanti), ma non possiamo non soccorrere queste persone bisognose”, dice il direttore della Caritas in Macedonia, mons. Antun Cirimotik. Nei pressi di Tabanovtse, al confine serbo, i volontari distribuiscono i kit di prima necessità, alimenti e bevande. Il direttore della Caritas è preoccupato perché “sembra che il nostro piccolo Paese sia lasciato solo. Serve una politica comune migratoria per l’Europa” e un intervento della comunità internazionale in Siria.

SERBIA

Il numero di migranti in Serbia è in aumento ogni giorno. Da giugno, circa in 2.000 tentano di entrare nel Paese ogni giorno. Più della metà provengono dalla Siria, ma arrivano anche da Iraq, Pakistan, Sudan e Afghanistan. La Caritas serba è presente in tre dei centri di accoglienza disposti dalle autorità del Paese: a Bogovadja e Krnjaca, in Serbia centrale e meridionale, e in Kanjiza, vicino al confine con l’Ungheria.

“La maggior parte delle persone – racconta Gabor Ric, coordinatore della Caritas nella diocesi di Subotiza – si concentra qui, al confine, aspettando una possibilità di attraversare la frontiera, anche per le foreste e le campagne”. Molti però tornano, rimandati indietro dalla polizia ungherese. Kit con materiali igienici, alloggio e cibo ma anche alloggi e servizi di doccia. In questo modo la Caritas in Serbia cerca di soccorrere i migranti. A Kanijza funziona una tendopoli di 800 persone dove la Caritas ha allestito una struttura che alloggia 80 donne con bambini.

UNGHERIA

Il muro di 175 km che l’Ungheria sta costruendo al confine non riesce a fermare il flusso migratorio. E purtroppo non scoraggia neanche i “trafficanti” di esseri umani. Alcuni tentano di attraversarlo, passandoci sopra o addirittura sotto. Bálint Vadász di Caritas Ungheria conferma che, nonostante le misure di sicurezza prese dal Governo, “la situazione dei rifugiati in Ungheria è molto difficile. Quest’anno più di 100 mila migranti sono entrati nel Paese”.

Le organizzazioni come la Caritas aiutano nei campi di accoglienza offrendo lenzuola, materassi, letti. I rifugiati ricevono pasti tre volte al giorno, ma “il problema principale è il numero incalcolabile di immigrati che continuano ad arrivare. Alcuni di loro giungono in uno stato psichico traumatizzato”. Ci sono stati momenti di tensione e di scontro con le forze dell’ordine.

“Da quello che abbiamo potuto vedere – racconta Vadász – la polizia sta cercando di collaborare con i migranti, ma ci sono difficoltà, perché i migranti non vogliono sottostare alle leggi europee e non vogliono essere registrati”. Le braccia della Caritas Ungheria sono aperte: oltre a visitare regolarmente i campi profughi (finora 6), contribuisce all’accoglienza distribuendo vestiti, articoli personali e prodotti per la pulizia. Un totale di 4 tonnellate di aiuti umanitari; nelle prossime settimane saranno distribuite anche 10 mila bottiglie di acqua minerale. L’aiuto Caritas si rivolge anche ai minorenni, sostenendo un istituto di assistenza all’infanzia a Fót.

CALAIS (Francia)

A Calais, Francia e Inghilterra fanno muro ai migranti che vogliono attraversare la Manica. È Véronique Devise, presidente della delegazione di Secours Catholique di Pas du Calais, a raccontare la situazione sempre più drammatica lungo la costa. Il numero dei migranti aumenta di giorno in giorno. Le cifre di Calais parlano di 3.000 presenze. Ma altre – impossibile da quantificare – si registrano lungo i paesi del litorale nord della Francia.

Al porto di Calais si sono erette barriere alte 4 metri. Per questo, da giugno, non potendo più passare per il porto, i migranti tentano il tutto per tutto nell’Eurotunnel, a costo purtroppo anche della vita. Il muro provoca inevitabilmente un aumento dei migranti a Calais, in quanto fa da “tappo” e gli arrivi sono molto di più dei passaggi in Gran Bretagna.

“La tensione è altissima: i migranti – racconta Devise – capiscono che hanno sempre meno chance per passare, e questo provoca in loro rabbia e delusione dopo quello che hanno passato per arrivare fin qui”. Anche a Calais, la lista degli aiuti umanitari è lunghissima e la sua concretizzazione è resa possibile grazie al lavoro di 150 volontari Caritas che operano sul campo.

Dal servizio docce all’accoglienza giornaliera, all’attenzione per le persone più fragili, all’accompagnamento delle operazioni giuridiche. Ciò che preoccupa molto gli operatori è l’arrivo dell’inverno e del freddo, che a questa latitudine può arrivare anche a -5 gradi. “La nostra preoccupazione – conclude Devise – è cambiare il nostro sguardo verso lo straniero, che è anzitutto una vittima che ha bisogno di una mano tesa. Il ripiegamento su se stessi e le paure non saranno mai la soluzione dei problemi”.

AUTORE: Maria Chiara Biagioni Iva Mihailova

LASCIA UN COMMENTO