La terza via è la più ardua

Politica. La difficile situazione dell'Udc in mezzo agli schieramenti regionali

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Rende, politicamente, la ‘terza via’ in Umbria? Che poi per l’Udc – abituata, come ex Dc, a percorrere per decenni la ‘prima via’, quella della maggioranza – vuol dire essenzialmente intraprendere un percorso dagli esiti contrastanti e rischiosi, sia nel breve e medio periodo, sia in quello più lungo. Il dato elettorale di aprile non è stato incoraggiante: i centristi di Casini hanno perso un terzo dei propri consensi rispetto alle politiche del 2006. Chi ha approfondito l’analisi dell’esito delle urne di sette mesi fa, ha appurato che l’erosione di consensi Udc in Umbria non ha premiato questo o quell’altro partito dei due schieramenti principali, andando invece ad alimentare primariamente l’area del non voto. Un segnale di malcontento lanciato da un elettorato ‘fedele’ ma deluso dalla scelta casiniana di non confluire con il centrodestra di Berlusconi e Fini? Forse. Sarebbe interessante, passati da allora alcuni mesi, valutare in Umbria, dove la maggioranza di centrosinistra ha solide radici storiche e, sinora, mai messe in discussione, se la linea politica che l’Udc sta portando avanti abbia una qualche prospettiva di risultare pagante dal punto di vista politico. In Regione, i centristi di Casini dopo le elezioni di aprile hanno perso in un colpo solo due consiglieri, perché Enrico Sebastiani è passato a Forza Italia insieme al neo-subentrato Alfredo Santi. Resta Enrico Melasecche (che da Forza Italia ha compiuto il percorso inverso) a difendere le ragioni di un’opposizione distinta da quella del futuro Pdl. Qua e là, nei vari Consigli comunali, l’Udc ha suoi rappresentanti, ma quello che sta calamitando su di sé e sulle proprie mosse politiche la maggiore attenzione dell’opinione pubblica è il presidente della Provincia. Giulio Cozzari, democristiano a denominazione d’origine controllata, dopo il Ppi non era entrato nella Margherita, rimanendo però al vertice della coalizione di centrosinistra che governa l’ente provinciale perugino. Nell’ultima campagna elettorale aveva pubblicamente ‘tifato’ per l’Udc, dicendosi poi a disposizione della maggioranza provinciale all’indomani del voto. Di recente, ha aperto nella sua stessa maggioranza un confronto sulla possibilità di sostituire un assessore (magari di Rifondazione comunista) con un esponente Udc. Non se n’è fatto nulla. L’impressione è che Cozzari resterà al proprio posto di presidente fino alle amministrative di primavera. Nel fattempo, l’Udc dell’Umbria è stato commissariato dagli organismi nazionali del partito. Ne guidano le sorti gli ex parlamentari Ronconi e Monacelli. Non è difficile cogliere segni di incertezza, sia nel vertice umbro sia nella base, sul ‘che fare’ alle elezioni per Province e Comuni l’anno prossimo. Non è di poco conto, per il partito umbro di Casini, la scommessa di riuscire, nelle materie più delicate ed importanti per la vita della collettività umbra, a proporre sempre e comunque delle ricette che portino il segno dell’originalità e della differenza rispetto ai due principali schieramenti. Il rischio, reale e politicamente nefasto, è quello di limitarsi ad ascoltare le ricette altrui, per poi proporne una ‘terza’. Ma, spesso, tertium non datur.’/p

AUTORE: Daris Giancarlini

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