La vita difficile di giornali e tv locali, una rete di “piccoli” dai grandi numeri

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Nel tempo in cui si fa di tutto per tutelare le specificità alimentari del territorio la politica si disinteressa delle specificità culturali che passano attraverso il mondo dell’informazione fatto di giornali, televisioni e radio locali. E pare se ne disinteressi anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) visto che nella “Relazione annuale 2015 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro” presentata il 7 luglio dal presidente Angelo Marcello Cardani, anche se si parla di pluralismo informativo, digital divide, nuovi sistemi di comunicazione, servizio universale di Poste italiane.

“Quando si giunge al capitolo che attiene all’editoria e ai servizi postali, tema a noi carissimo e fonte di notevoli preoccupazioni, il paventato riordino del servizio universale con la consegna a giorni alterni per un quarto della popolazione italiana pone più di un dubbio sull’effettivo esercizio del pluralismo in campo informativo” commenta Francesco Zanotti, presidente della federazione dei Settimanli cattolici, alla quale in Umbria aderiscono il nostro settimanale, La Gazzetta di Foligno e La Squilla. Zanotti sottolinea l’incoerenza dell’Agcom, quando ipotizza sistemi digitali, on line, di diffusione alternativi a quelli cartacei e allo stesso tempo riconosce che “l’Italia conferma una posizione di arretratezza nell’indicatore di realizzazione della banda larga”.

E a livello delle famiglie siamo al 51% con la sottoscrizione di un abbonamento, rispetto al 70% di media europea e una copertura della banda larga del 36% contro una media dei 28 Paesi Ue del 68%. “Da una parte si auspica un evento (la consegna digitale) che da un’altra parte viene escluso osservando la realtà (l’arretratezza italiana nell’online). Per non parlare della dimenticanza totale dei periodici del territorio, i nostri compresi, veri e propri quotidiani che escono una volta alla settimana. Non considerare questa presenza e questo fortissimo legame con milioni di persone significa vivere in un altro Paese”.

Anche la rete televisiva locale critica l’Agcom. Mercoledì l’Aeranti-Corallo, l’associazione che raccoglie oltre mille imprese radiotelevisive del Paese, ha fatto il punto della situazione delle oltre seicento tv locali della Penisola che insieme hanno i numeri di una grande azienda, spiega Marco Rossignoli, coordinatore dell’Aeranti-Corallo, con oltre 2.500 giornalisti assunti regolarmente e altri 6.000 dipendenti fra tecnici, personale amministrativo e commerciale.

Uno dei nodi critici, denuncia Luigi Bardelli, presidente dell’associazione Corallo, “è il futuro delle 144 reti che, secondo l’esecutivo, devono ‘rottamare’ le loro frequenze perché trasmettono su canali - concessi dallo Stato – che creano interferenze alle stazioni oltre confine e che, stando alle disposizioni internazionali, non potevano essere concessi. Adesso il governo, con l’Agcom, impone alle reti di liberare le frequenze ‘volontariamente’ versando indennizzi irrisori. Anche la questione dei nuovi canoni è un macigno non ancora rimosso.

Era stato previsto un maxi-aumento per le reti locali a fronte di una sconto, da almeno 40 milioni di euro, per Rai e Mediaset. “Il governo ha promesso una revisione, ma nessun provvedimento è stato portato in Consiglio dei ministri”, dichiara Rossignoli.

AUTORE: Maria Rita Valli

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