L’abatjour. Una Chiesa che sa chiedere perdono

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DON-ANGELO-cmykIl viaggio del Papa a Bozzolo e a Barbiana il 20 giugno prossimo: di nuovo, a spiazzarci, l’assolo di Francesco, uno di quei guizzi che nascono dal cuore profondo della Chiesa che ha imparato a farsi perdonare. Durante MilanoLibri, incontro organizzato dall’editrice Mondadori per la pubblicazione dell’opera omnia di don Lorenzo Milani alla voce “Classici dello spirito” nella collana più prestigiosa, i Meridiani: accanto a Manzoni, a Pirandello, a Thomas Mann, a Baruch Spinoza, a santa Ildegarda di Bingen. L’evento meritava una parola da parte del Papa. E lui l’ha detta, e di don Milani ha detto quello che nessun ecclesiastico autorevole aveva finora osato dire.

Sicuramente il nostro settimanale ne parlerà a lungo. Per adesso tu, amabile lettore, clicca su “Papa Francesco e don Milani” e vedi come in un attimo sia saltata tutta quella serie di cautelose, a volte torbide riserve che finora venivano avanzate nei confronti del limpido priore di Barbiana.

Una Chiesa che sa chiedere perdono. Com’è maturata la nostra Chiesa, da questo punto di vista!

Nel novembre del 1976 ero a Roma, al I Convegno ecclesiale nazionale, rappresentante della diocesi di Gubbio insieme a Giancarlo Pellegrini. La splendida relazione tenuta dal prof. Franco Bolgiani, sottolineata dall’applauso fragoroso dei 2.000 rappresentanti delle diocesi italiane, aveva dimostrato quanto poco i democristiani che avevano governato tra il 1945 e il 1976, per quanto non privi di meriti, avessero incarnato il Vangelo nella concretezza delle vita politica italiana. E a titolo di conclusione, aveva additato proprio in don Milani, “perseguitato dalla sua Chiesa”, il vero seguace di Cristo nel secolo XX.

Il mite docente di Storia del cristianesimo parlava a due-tre metri di distanza dalla prima fila dei suoi ascoltatori, dove sedeva il card. Ermenegildo Florit, che di don Milani era stato il massimo persecutore. E in aula c’erano molti che avevano demonizzato don Milani, a cominciare dai padri Gesuiti della Civiltà cattolica e dai redattori dell’Osservatore Romano che avevano provocato il decreto che bloccava la circolazione del libro Esperienze pastorali, il più prezioso dei suoi contributi alla vita interna della Chiesa e al suo rapporto con il mondo. Un diluvio di applausi.

Poco dopo il segretario del convegno, mons. Caporello, ci comunicò che l’indomani mattina ci sarebbe stato consegnato “un estratto” della relazione Bolgiani. Il testo di tutte le altre relazioni ci era stato consegnato nella sua interezza; stavolta invece… solo “un estratto”.

Il brusio che rapidamente crebbe il tutta l’aula si concluse con un voce forte e chiara: “Se entro domattina non ci date il testo integrale della relazione Bolgiani, ce ne andiamo tutti a casa!”. A metà convegno. E mons. Caporello… ubbidì.

Era la voce del prof. Segatori, uno dei rappresentanti della diocesi di Foligno. Ciao, Roberto. E scusaci se il prosieguo della storia della Chiesa non sempre è stato all’altezza di quel momento.

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