L’abatjour. Nostalgia canaglia

Tempo di lettura: 142 secondi

Era il 1987 quando Albano e Romina cantavano Nostalgia canaglia, ma quella che ha assalito me è una nostalgia d’altro tipo. È la nostalgia che mi ha aggredito scorrendo le bozze, affidatemi da A. Maria Biraschi (“Dagli un’occhiata!”), bozze di un libro-testimoniDON ANGELO fanuccianza per ora senza titolo, e del quale adesso esigo che mi sia affidata la prefazione.

Un libro dedicato all’esperienza che un gruppo di ragazze e ragazzi, assai più giovani di me, provenienti quasi tutti dalla parrocchia di Sant’Agostino, condusse tra il 1974 e il 1978. Erano quasi tutti studenti; li guidavano, con la supervisione “spirituale” di padre Mario Di Quinzio, due leader doc: quel Corrado Baldinelli che tengo sopra il moggio perché faccia luce anche in casa mia come la fa in casa sua a Roma, in via Cecchi, e nell’ufficio di via Nazionale, dove la Banca d’Italia gli ha affidato un incarico di grande responsabilità; e quel dr. Gianni Vantaggi che qui a Gubbio ha promosso tante battaglie per la libertà e la dignità dell’uomo.

A Gubbio c’è una casa per anziani, allora “astenotrofio Toschi Mosca”, oggi casa di riposo Toschi Mosca, in onore della nobile famiglia che la donò e ne indicò la destinazione.

Allora, nei primi anni ’70, quando si varcava il portone d’ingresso dell’astenotrofio ti aggrediva nauseabondo un “odore di cavoli mosci”, talmente “mosci” da sembrare putrefatti… Le quattro suore cappellone di allora, generosissime, non potevano fare più di tanto, nemmeno con l’ausilio di quei quattro dipendenti dalle competenze molto, molto generiche; oggi che il rapporto tra operatori – tutti qualificati – è quasi di uno a uno, i miasmi del passato sono solo un ricordo.

Certamente determinanti per questo risultato sono stai i quattro anni di impegno del Geia (Gruppo eugubino di impegno per l’anziano), che di concreto realizzò solo l’ascensore, peraltro utilissimo, ma soprattutto impresse alla soluzione del problema degli anziani un’accelerazione positiva.

Quello che però più colpisce in quelle fresche testimonianze è la scoperta dell’uomo, che uomo è e uomo rimane anche quando la vita ne ha stravolto i tratti fisionomici, interiori ed esteriori. Tutti, ma proprio tutti gli autori di quel libro corale attestano di aver ricevuto più di quanto hanno dato.

Nostalgia, Uno gnocco di nostalgia per quel tipo di giovani. Da dieci anni dico messa il sabato nella chiesa di Santa Maria dei Servi a corso Garibaldi, alle 19, quando lo struscio è al top. Passeggiano su e giù, giù e su, per ore, a decine, forse a centinaia, ragazzetti ilari come elfi e ragazzette ebeti come silfidi smemorate. Alcuni ciancicano chewing gum sui gradini d’accesso alla chiesa. Mai nessuno che abbia ceduto alla tentazione di entrare. Mai, in dieci anni.

Nostalgia, uno gnocco di nostalgia. Che rischierebbe di diventare anch’essa canaglia se non ci fosse quel certo invito a considerarsi per quello che si è: servi inutili.

AUTORE: Angelo M. Fanucci

LASCIA UN COMMENTO