L’altra Umbria che piace nel mondo

IMPRESE. Attività che sfidano la crisi, e vincono

Tempo di lettura: 230 secondi

La lavorazione del formaggio nell’azienda Ferretti
La lavorazione del formaggio nell’azienda Ferretti

Torta al testo, “erba” e salsicce in un ristorantino di Londra, mentre nella centralissima Oxford Street della City londinese presto si potranno gustare e acquistare formaggi, salumi e altre ghiottonerie della cucina umbra. Intanto a Pian di Porto, nelle campagne di Todi, ingegneri e tecnici stanno progettando e sperimentando le batterie dei pannelli solari per il satellite della prossima missione su Marte dell’Ente spaziale europeo.

Anche questa è Umbria, grazie all’impegno, la tenacia, il coraggio e l’inventiva di imprenditori, spesso a capo di piccole aziende partite dal nulla, che si espandono nel mondo (e nello spazio!) creando anche occupazione. Un’altra Umbria, per fortuna diversa da quella delle tante crisi aziendali che hanno cancellato migliaia di posti di lavoro, costretto tanti padri di famiglia e madri a vivere l’angoscia dei cosiddetti ammortizzatori sociali (i magri assegni della cassa integrazione e dell’indennità di disoccupazione) e di un lavoro sempre più precario che potrebbe non esserci più da un momento all’altro. Peggio ancora per i giovani, più del 40% dei quali un lavoro vero non è mai riuscito a trovarlo.

Per fortuna, però, accanto ai titoli dei giornali che parlano di aziende in crisi si trovano anche notizie positive, di quel “clima di maggiore fiducia tra gli imprenditori della nostra regione” del quale parlava recentemente il presidente di Confindustria Umbria, Ernesto Cesaretti.

Anche l’Inps segnala che nei primi 8 mesi di quest’anno in Umbria l’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato è stato quasi il doppio della media nazionale: 61,6% nella nostra regione e 34,6 la percentuale di crescita in Italia. Senza volere entrare nella discussione della contestata riforma del Jobs Act, è comunque innegabile che per un giovane un contratto a tempo indeterminato, anche se con meno certezze del passato, è comunque meglio di un lavoro sempre precario.

Tra queste aziende cresciute negli anni della lunga crisi ci sono le 105 aderenti al “Polo umbro di innovazione meccanica avanzata e meccatronica” costituito nel 2011 con il sostegno della Regione. Erano in gran parte microaziende: oggi tutte insieme, lavorando anche in rete, occupano più di 6.000 persone e fatturano complessivamente più di 800 milioni di euro. Operano in vari comparti, dall’auto alla meccanica avanzata, dal medicale all’aerospazio, tutti settori innovativi che in Umbria erano marginali.

Il settimanale L’Espresso ha dedicato loro un ampio reportage raccontando la storia di alcuni dei protagonisti. Come quella dei tre amici – Andrea Cannavicci, Fabrizio Lazzari e Massimiliano Bellucci – che, rimasti senza lavoro nel 2002 per la crisi della Nokia, in una cantina (proprio come nelle start up della Silicon Valley) hanno fondato a Todi la Cbl Electronics. Oggi l’azienda ha 60 dipendenti (40 sono ingegneri), un fatturato di 4 milioni e opera nel businnes aerospaziale e aeronautico. Le sue batterie – come detto – alimentate da pannelli solari saranno utilizzate nella prossima missione su Marte dell’Ente spaziale europeo.

All’Expo di Milano tra i sette giovani imprenditori umbri dell’area Food che hanno illustrato la loro esperienza a un qualificato pubblico di economisti, giornalisti, esperti e operatori del settore, c’era anche Simone Farinelli. È stato lui, con Luca Caputo, a inventare nel 2013 il “Testone”. In un primo momento era una sorta di take-away a Perugia, in via Settevalli, dove poter mangiare in fretta e spendendo poco la torta al testo fatta con la ricetta della nonna. Oggi con l’insegna “Testone” ci sono già 4 ristoranti (tre a Perugia e il più recente ad Assisi) che, oltre alla torta al testo guarnita in tutti i modi, offrono tanti altri piatti della tradizione gastronomica perugina e umbra.

Una catena di ristoranti che si sta allargando ad altre città italiane e che presto sarà anche a Londra. Esportando dall’Umbria – assicura Farinelli – tutte le materie prime, tranne le verdure da reperire negli orti inglesi.

Sempre a Londra – si apprende dai giornali – sta per aprire anche un “Ferretti point” con i prodotti dell’omonimo caseificio perugino che Francesco Ferretti, anche rilevando la gestione dello storico “caffè Sandri” di Perugia, ha trasformato in un brand della ristorazione con vari punti vendita che offrono non solo formaggi ma anche gelati, pasticceria e tanti altri prodotti. Sono però tanti altri questi nostri “imprenditori controcorrente” scesi in campo con successo anche nei mercati internazionali.

Export da record

L’osservatorio di Intesa Sanpaolo per le Casse di risparmio dell’Umbria certifica che nel secondo trimestre 2015 l’export umbro è cresciuto dell’8,5 per cento, con una punta definita “storica” del 20,7 per cento per i prodotti di maglieria e abbigliamento del distretto di Perugia. Un made in Umbria che piace soprattutto negli Stati Uniti, in Germania, Inghilterra e Giappone.

AUTORE: Enzo Ferrini

LASCIA UN COMMENTO