L’Ambasciata della discordia

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di Pier Giorgio Lignani

Ma è davvero tanto importante che l’Ambasciata americana in Israele si sposti di poche decine di chilometri? Lo spostamento deciso da Trump, da Tel Aviv a Gerusalemme, ha valore solo sul piano simbolico, perché implica che gli Usa riconoscono che la capitale di Israele è Gerusalemme. In effetti, lo Stato di Israele dichiara che la sua capitale è Gerusalemme, e lì hanno sede tutte le autorità nazionali israeliane. In linea di principio, la scelta della sede della capitale è una questione interna di ciascuno Stato, e nessun altro ci dovrebbe mettere bocca. Ma la situazione di Israele non è ancora definita dal punto di vista del Diritto internazionale. Molti Paesi perlopiù quelli arabi – non considerano legittima l’esistenza stessa dello Stato d’Israele. Gli altri – fra i quali gli Usa e gli Stati europei riconoscono bensì lo Stato di Israele, ma con riserva: non considerano definitivamente accettati i suoi confini, e lo faranno solo nel momento in cui israeliani e palestinesi firmeranno la pace e decideranno, di comune accordo, come regolare i rapporti fra le due comunità o i due Stati – in modo da convivere pacificamente.

Quando gli Stati che riconoscono Israele (fra cui l’Italia) hanno stabilito di non tenere le loro ambasciate a Gerusalemme ma a Tel Aviv, hanno inteso con ciò fare un gesto simbolico per sottolineare, appunto, che c’è ancora da discutere e da decidere il futuro di quei territori. Fra le questioni da decidere vi è al primo posto la sistemazione definitiva di Gerusalemme; e a deciderla non potranno essere unilateralmente gli israeliani.

Lo status di Gerusalemme dovrà essere deciso da israeliani e palestinesi insieme – anche i palestinesi considerano Gerusalemme la loro capitale, pure se di fatto non lo è – ma l’accordo fra i due popoli, se mai ci sarà, dovrà salvaguardare e garantire i diritti delle Chiese cristiane di tutto il mondo.

Per gli occidentali, tenere le Ambasciate fuori di Gerusalemme significa dunque avere una merce di scambio per trattare con Israele. Una merce simbolica, ma che ha valore. Trump ci ha rinunciato. Ecco perché il fatto è preoccupante.

 

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