Lavoro: dalla Settimana sociale indicazioni di metodo

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Un singolare metodo in quattro movimenti ha contraddistinto il percorso di preparazione e lo svolgimento della 48° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si è tenuta a Cagliari dal 26 al 19 ottobre. Vera e propria novità nel più che centenario cammino di questi appuntamenti ecclesiali, è stato accolto con molto interesse e indicato dai partecipanti come scelta strategica per la continuazione della riflessione e dell’impegno.

Non ci si può accontentare, infatti, di delineare il profilo di un “lavoro degno” e di chiedere alle istituzioni che venga tutelato e promosso: è necessario invece perseguirlo a tutti i livelli, destinando ad esso le migliori risorse della società civile della comunità cristiana. Il che, appunto, richiede un metodo. Con un’avvertenza: non dimenticarsi mai che si sta parlando di persone, di volti. Perché a volte trattare di lavoro significa aver dinanzi delle statistiche, che con la freddezza dei numeri pretendono di descrivere la realtà. Questo non basta a delineare tutto lo spessore della questione, che interessa la vita di persone concrete: i loro sogni, i loro affetti, le loro qualità e i loro limiti; in altre parole, la loro dignità.

Il metodo di Cagliari, pertanto, ha fatto propria la scelta di mettere al centro di ogni passaggio delle persone concrete, e ha indicato questa come la strada maestra per una Chiesa che desideri interessarsi seriamente del tema del lavoro.

Denuncia
Il primo passo del metodo è la denuncia, che presuppone la non-assuefazione alle ingiustizie e alle contraddizioni della situazione che si ha dinanzi. Ne sono state sottolineate molte, soprattutto dai delegati del sud. Una mostra, “Il lavoro che non vogliamo” ne ha evidenziate alcune – macroscopiche – con vivezza, sempre legandole a storie di persone concrete. Il precariato, lo “scarto” dei giovani, il caporalato… sono solo alcuni tra i fenomeni negativi che tolgono dignità alle persone che lavorano o vorrebbero farlo. La testimonianza del marito della bracciante agricola Paola Clemente, morta sul lavoro, è stato uno dei momenti più toccanti della Settimana.

Ascolto
Il secondo passo è contrassegnato dall’ascolto. Innanzitutto della Parola di Dio, che è stato proposto a Cagliari da due suggestive meditazioni bibliche. Perché la Scrittura continua a provocarci, rivelandoci il progetto di Dio sulla persona e la società e il senso dell’attività dell’uomo e della donna. Una Chiesa sorda alla Parola finisce per  essere indifferente anche alle persone, che invece vanno attentamente ascoltate per coglierne aspettative, possibilità, timori e speranze. Il “lavoro degno” nasce quando l’attività produttiva o di servizio sa coniugare queste dimensioni con le esigenze dell’economia.

Esperienze
Poi c’è lo scouting. In realtà questa espressione non è stata usata, ma è forse il modo più sintetico per descrivere il passaggio metodologico che ha suscitato il maggiore interesse: per alcuni mesi, infatti, un gruppo di lavoro è andato in cerca delle migliori esperienze di “lavoro degno”. Il progetto, denominato “Cercatori di lavOro”, ha permesso di raccogliere un portafoglio di 400 imprese disseminate su tutto il territorio nazionale. Otto ne sono state presentate in un interessante docufilm “Il lavoro che vogliamo” (disponibile su youtube); alcuni protagonisti hanno parlato in assemblea; altre aziende, infine, sono state incontrate direttamente nel corso di un pomeriggio a ciò dedicato. Al di là dell’indubbio valore esemplare, questa carrellata ha fatto capire che un nuovo modo di lavorare è possibile; qualcuno, in qualche parte d’Italia, lo sta già facendo.

Proposte
L’ultimo passaggio è quello delle proposte. E non sono mancate, innanzitutto in direzione delle istituzioni, ben rappresentate a Cagliari: le hanno ascoltate il Presidente del Consiglio, il Ministro del lavoro, il Presidente della Commissione “Lavoro e Previdenza Sociale” del Senato e il Presidente del Parlamento europeo. Altre proposte hanno riguardato anche la società civile e la stessa Chiesa, sottolineando il dovere di “mettere in gioco” i rispettivi patrimoni per promuovere formazione e nuova imprenditorialità giovanile.

Quattro movimenti che non vogliono terminare con la fine della Settimana Sociale, ma intendono ispirare l’azione della Chiesa nel dopo-Cagliari. I delegati delle cinque diocesi umbre presenti (Assisi, Foligno, Gubbio, Orvieto e Perugia) sono tornati non solo l’entusiasmo derivante dall’aver vissuto un’intensa esperienza ecclesiale, ma con la convinzione che sia possibile e doveroso fare di più per promuovere un “lavoro degno” nella nostra Regione.

Su www.settimanesociali.it testi, video, e altri contributi

AUTORE: Paolo Giulietti

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