Le 2 Chiese della Cina. Continua il lavoro diplomatico sulla questione dei vescovi

Tempo di lettura: 191 secondi

Di Cina si parla ormai dappertutto. Spesso però solo dal punto di vista economico. Radio Vaticana ha dedicato approfondimenti a un’annosa questione religiosa: quella della consacrazione dei vescovi cattolici. In Cina, infatti, alcuni sono scelti dallo Stato ma non riconosciuti dalla Santa Sede, e viceversa: Chiesa “ufficiale” e Chiesa “clandestina”. Riportiamo ampi stralci dagli articoli di Radio Vaticana.

Come è noto, secondo la prassi internazionale, le trattative fra gli Stati avvengono nella confidenzialità e, normalmente, sono resi pubblici solo i risultati finali. Perciò non si conoscono i particolari del dialogo tra la Santa Sede e le autorità cinesi. Tuttavia, se alla fine ci sarà un’intesa, possiamo immaginare che permetterà alla Chiesa sia di ricomporre l’unità della guida pastorale nelle diocesi che vedono la compresenza di due comunità, sia di provvedere alle numerose diocesi che sono da tempo senza vescovo, affinché ciascuna di esse abbia un Pastore ammesso e riconosciuto dalla Chiesa e dallo Stato. Non ci si può aspettare che una simile operazione sia indolore. Vi saranno necessariamente malcontenti, sofferenze, rinunce, risentimenti e perfino la possibilità di nuove tensioni.

Ma questa specie di “passaggio attraverso la cruna dell’ago”, cui la Chiesa cattolica in Cina è chiamata, tutti speriamo che sia purificatore e foriero di bene: non vi saranno vincitori e vinti, e sarà considerato prezioso il contributo di tutti.

Poiché, come dice il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, “qui non si tratta di dare un colpo di spugna che ignora o, quasi magicamente, annulla il sofferto percorso di tanti fedeli e Pastori, ma di investire il capitale umano e spirituale di tante prove per costruire un futuro più sereno e fraterno, con l’aiuto di Dio”. Bisogna aggiungere che il vivo desiderio di essere in unione con il Papa è sempre stato presente nei vescovi cinesi ordinati in maniera illegittima.

Nonostante la condizione irregolare di questi vescovi, il riconoscimento del loro desiderio di essere in unione con il Sommo Pontefice fa la differenza tra le due opinioni che si sono scontrate in questi ultimi anni: chi ha ritenuto sinceri i vescovi illegittimi ha creduto al loro pentimento (pur non accettando i comportamenti non adeguati di alcuni); chi non li ha ritenuti sinceri, molte volte li ha condannati. Proprio per questo, come dice ancora il card. Parolin, è importante che nessuno ceda perennemente “allo spirito di contrapposizione per condannare il fratello”, ma che invece “ciascuno guardi con fiducia al futuro della Chiesa, al di là di ogni limite umano”. Ora, c’è la Chiesa cattolica là dove c’è una Chiesa locale il cui vescovo è in comunione con il Vescovo di Roma.

Perciò il Diritto canonico stabilisce gravi sanzioni sia per il vescovo che conferisce l’ordinazione episcopale senza mandato apostolico sia per colui che la riceve. Il percorso della legittimazione dei vescovi cinesi ordinati senza il mandato del Papa non è e non può essere, quindi, un freddo atto burocratico, ma è in se stesso un percorso di discernimento genuinamente e profondamente ecclesiale. Tale percorso inizia dalla chiara e sincera richiesta di perdono al Santo Padre, spesso reiterata, da parte dell’interessato.

A ciò seguono: – la valutazione del Papa ed eventualmente il perdono da lui concesso; – la remissione delle sanzioni e delle censure canoniche (soprattutto la scomunica latae sententiae), nelle quali il vescovo sia incorso, e che sono previste dalla legge della Chiesa per indurlo al ravvedimento; – l’assoluzione sacramentale; – il ristabilimento nella piena comunione; – l’assunzione da parte del presule di atteggiamenti interiori e di comportamenti pubblici che esprimano la comunione; – quasi sempre, un mandato pastorale. Non è di secondaria importanza l’accettazione da parte della comunità dei fedeli nei confronti del vescovo perdonato e legittimato, che venga loro inviato quale Pastore. Ciò chiede a tutta la comunità un contributo di preghiera, di vigilanza, di obbedienza e di collaborazione per favorire la comunione.

Sergio Centofanti, Padre Bernd Hagenkord, sj

LASCIA UN COMMENTO