Le altre diocesi che esistevano in Umbria

Ogni tanto, càpita in Umbria - per esempio a Bevagna o a Spello - un vescovo che è solo nominalmente “titolare” di quella ex diocesi, ma non è il vescovo effettivo del territorio. Da dove derivano questi “titoli”?

Tempo di lettura: 331 secondi

Carta diocesi umbre Bartoli Langeli sitoTra le regioni italiane, l’Umbria si caratterizza per l’alto numero di sedi diocesane fin dalle origini del cristianesimo. Un segno, questo, dell’elevato livello di urbanizzazione di questo territorio e della capacità della Chiesa di incardinarsi in esso in maniera assai capillare. Per comprendere l’identità e le caratteristiche della presenza della Chiesa in Umbria, dunque, la dimensione territoriale assume un significato importante, pur nella consapevolezza che essa non esaurisce la storia di una Chiesa locale.

Tra i secoli III e V nell’attuale Umbria sorgono numerose diocesi. Tale processo si compie entro il V secolo, quando l’Umbria conta 22 diocesi. Sul piano cronologico è possibile individuare la seguente periodizzazione: Spoletium (Spoleto), Iguvium (Gubbio), Perusia (Perugia), Tadinum (Gualdo Tadino), Tuder (Todi), Interamna (Terni), Ocriculum (Otricoli), Narnia (Narni), Forum Flamini (San Giovanni Profiamma), Fulginium (Foligno) prima del IV secolo o nel corso di esso; Tifernum Tiberinum (Città di Castello), Ispellum (Spello), Trebiae (Trevi), Mevania (Bevagna), Arnia (Civitella d’Arna), Plestia, Ameria (Amelia), Nursia (Norcia), Volsinii (Bolsena) e, probabilmente, Bictonia (Bettona) e Nuceria (Nocera Umbra) nel V; dal VI secolo sono documentate le sedi vescovili di Asisium (Assisi) e Orvieto.

Prime sparizioni

Nel corso del VI secolo la regione è interessata dalla guerra greco-gotica (535-553), durante la quale cessano le notizie sulle diocesi di Arna, Bettona, Forum Flaminii, Plestia, Spello e Trevi, che verosimilmente scompaiono a motivo delle gravi distruzioni riportate da questi centri durante la guerra: Arna è rasa al suolo, Ocriculum e Trebiae sono trasferite in altura e perdono la diocesi, gli abitanti di Tadinum si rifugiano nel bosco soprastante dove edificano Gualdo. La scomparsa della città e diocesi di Plestia è invece da legare a un fenomeno di origine naturale, l’invasione delle acque del lago Plestius.

Alla fine del secolo altre diocesi conoscono un periodo di grave crisi, talora associato a una lunga vacanza della sede episcopale, come documentato dall’epistolario di papa Gregorio Magno. In questo periodo di riorganizzazione delle diocesi quella di Spoleto svolge il ruolo di polo centripeta per la parte sud-orientale della regione e ingloba quelle di Trevi, Bevagna e Spello. Più lento l’assorbimento della diocesi di Norcia, che scompare dalla fine del VII secolo. Al centro della regione sono Perugia, Assisi e Foligno ad assorbire i territori di diocesi estinte.

Alla fine del VI secolo la diocesi di Tadinum è vacante e papa Gregorio Magno ne nomina visitatore il vescovo di Gubbio; ciononostante, le due diocesi rimangono separate e nel 1006-1007 il territorio di Tadinum andrà a costituire una consistente parte della diocesi di Nuceria che assorbe anche l’antica diocesi di Plestia (nella seconda metà dell’XI secolo) e quella di Rosella (non lontano da Sassoferrato).

Questa situazione permane a lungo, fino a che nel 1218 viene ricostituita la diocesi di Terni. Il territorio di 10.202 kmq è dunque suddiviso in 12 diocesi, per una superficie media di 851 kmq, rispetto alla quale Spoleto, Città di Castello, Perugia e Orvieto si situano al di sopra, arrivando insieme a coprire ben il 63% del territorio. Una prima modifica di questo assetto si verifica a Città di Castello nel 1325, quando, a motivo della creazione della diocesi di Cortona, quella castellana perde i “plebati” di Falzano e di Rubbiano.

L’epoca moderna

In età moderna l’Umbria non conosce quel fenomeno di aumento delle sedi diocesi che invece caratterizza la storia ecclesiastica di altre giorni dell’Italia centrale. La sola diocesi di nuova istituzione è quella di Città della Pieve, creata dal papa Clemente VIII nel 1600.

Lo smembramento di maggiori dimensioni è subìto da Città di Castello, che nel 1520 perde gran parte del territorio settentrionale, quello compreso nel territorio della Repubblica fiorentina, che va costituire la nuova diocesi di Sansepolcro, eretta da papa Leone X. Ancora Città di Castello nel 1636 perde le parrocchie situate nell’alta valle del Metauro a seguito della creazione delle nuove diocesi di Sant’Angelo in Vado e di Urbania, aeque et principaliter unitae. Nel 1649 Acquapendente è smembrata dalla diocesi di Orvieto ed eretta in diocesi. Nel 1772 il territorio di Spello è scorporato dalla diocesi di Spoleto e accorpato a quella di Foligno. Nel 1725 la diocesi di Gubbio diviene suffraganea di quella di Urbino.

L’assetto territoriale nei secoli XIX e XX conosce modifiche profonde. Nel 1818 Gubbio perde il territorio di Pergola, a sua volta eretta in diocesi. Nel 1820 Norcia viene ricostituita in diocesi con territorio smembrato da quella di Spoleto. Nel 1915 il nome della diocesi di Nocera Umbra è mutato in Nocera Umbra – Gualdo Tadino. Il 12 aprile 1907 il vescovo di Terni diventa anche vescovo di Narni e le due diocesi vengono unite in persona episcopi.

È nel 1966 che, a livello nazionale, si apre il dibattito sul riordino delle diocesi italiane, alcune delle quali ritenute numericamente troppo piccole per avere una vita propria.

Così, tra gli anni ’60 e ’70, si compiono vari esprimenti, che implicano l’affidamento di alcune diocesi a un unico vescovo, a volte coadiuvato da uno o più ausiliari, e la perdita di quasi tutti i territori esterni alla regione Umbria. Questa fase di sperimentazione si conclude nel 1986, quando vengono soppresse e accorpate fra di loro le diocesi di Perugia – Città della Pieve, Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, Orvieto – Todi, Spoleto – Norcia e Terni – Narni – Amelia. In alcuni casi, come ad esempio quello di Città di Castello e di Gubbio, si preferì mantenere l’assetto precedente.

 

 

Le sedi titolari in Umbria

L’origine dei vescovi titolari – così denominati a seguito della lettera apostolica In suprema di papa Leone XIII del 10 giugno 1882 – risale al IV secolo. Essi non hanno nessuna giurisdizione territoriale sulla Chiesa “titolare” (nel mondo, poco più di 2.000), che corrisponde a un’antica sede diocesana estinta dopo qualche secolo di vita propria. I vescovi titolari non fanno parte della Conferenza episcopale umbra. Ne fa parte, invece, mons. Paolo Giulietti, vescovo titolare di Termini Imerese e ausiliare dell’arcivescovo metropolita di Perugia – Città della Pieve.

Queste le SEDI TITOLARI esistenti nel territorio della Regione ecclesiastica Umbria e gli attuali vescovi:

ARNA: mons. Camillo Ballin, vicario apostolico dell’Arabia Settentrionale; BETTONA: mons. Alvaro Efrén Rincón Rojas, vicario apostolico emerito di Puerto Carreño; BEVAGNA: mons. Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione per le cause dei santi (titolo personale di arcivescovo); FORO FLAMINIO: mons. Angelo Mascheroni, già ausiliare dell’arcivescovo di Milano; MARTANA: mons. Pier Giacomo De Nicolò, già nunzio apostolico (titolo personale di arcivescovo); OTRICOLI: mons. Miroslaw Adamczyk, nunzio apostolico in Liberia, Gambia e Sierra Leone (titolo personale di arcivescovo); PLESTIA: mons. Francisco José Villas-Boas Senra de Faria Coelho, ausiliare del vescovo di Braga in Portogallo; SPELLO: mons. Piergiorgio Bertoldi, nunzio apostolico in Burkina Faso e Niger (titolo personale di arcivescovo); TREVI: mons. Paolo Schiavon, già ausiliare del vescovo di Roma.

 

AUTORE: Andrea Czortek* * Nato a Sansepolcro nel 1971, è prete del clero diocesano di Città di Castello, dove svolge il ministero di parroco e di direttore dell’Archivio storico diocesano. Dal 2008 è professore incaricato di Storia della Chiesa medievale presso l’Istituto teologico di Assisi e l’Istituto superiore di scienze religiose di Assisi; è anche socio ordinario della Deputazione di storia patria per l’Umbria. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo "Una presenza che fa storia. La Chiesa in Umbria dalle origini alla metà del XX secolo" (Cittadella, 2012).

LASCIA UN COMMENTO