Le bugie sui poveri

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Se siamo capaci di mentire spudoratamente sui grandi fatti della vita, a cominciare dal suo essenziale legame con la morte, immaginarsi cosa non siamo capaci di fare quando affrontiamo il problema degli ultimi della classe. Da quando, nel 1700, in polemica con la Carità dei cristiani, è nata la Filantropia degli illuministi, il motto ricorrente, puntuale come l’etichetta di Fiorucci sui salami DOC, è stato “La dignità di ogni uomo, come uomo”. “Come uomo” lo aggiungevano loro, puntuali e piccosetti, loro che ai cristiani rimproveravano di amare l’uomo non per se stesso, ma per amore di Dio. Anche la dignità degli ultimi? Anche la dignità dei disabili? Anche la dignità dei malati di mente? Come no!? Rispondevano. Come no?!. Di tutti. E aggiungevano, puntuali e piccoletti: “Come uomini”. In realtà nel contesto del loro grandioso piano di riorganizzazione della vita, che abbracciava tutto, dai massimi sistemi fino allo sciacquone del retrocucina, nei riguardi dei poveri il problema ufficiale era come aiutarli, il vero problema era come difendersi da loro. Lo era stato anche nelle età precedenti soprattutto da quando l’introduzione delle logiche pre/capitaliste aveva indotto in Europa micidiali processi di pauperizzazione. Ma adesso c’era bisogno di mascherarlo: che razza di “mondo nuovo” sarebbe stato quello progettato dai Cultori dei Lumi se non fosse riuscito a mascherare le magagne che non aveva intenzione di cancellare? I poveri!! Oohh, ssì! Ci sta tanto a cuore la loro umanità calpestata. Tanto tanto. Siamo disposti a….A questo punto intervenne Adam Smith, il massimo teorico del liberismo economico: “Fratelli, non nutrite inutili patemi d’animo, perché l’accresciuto benessere dei ricchi” – sentenziò – “garantirà, per automatica ricaduta, il benessere dei poveri”. Fu accolto da un’ovazione grande, epocale. Aiuta chi soffre la fame aumentando la tua (non la sua) razione di cibo: che vuoi di più dalla vita?

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