Le “regionali” all’orizzonte

Variegate le proposte sulla riforma della legge elettorale. E intanto, per “l’effetto Romizi”, anche la posizione della Marini vacilla

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Palazzo-Cesaroni-5 Non soffrire della ‘sindrome Boccali’ ed evitare, per la presidenza della Regione, una nuova, cocente, sconfitta per il Pd, dopo quella, storica, che ha portato un sindaco di centrodestra alla guida di Perugia. Per questo motivo si rincorrono voci sul fatto che la ricandidatura di Catiuscia Marini non sarebbe così scontata. Forse è troppo presto per fare previsioni, ma da più parti si stanno immaginando, per il centrosinistra, soluzioni diverse per la guida di palazzo Donini.

Probabilmente il tutto nasce anche perché si sta discutendo la nuova legge elettorale che dovrebbe essere approvata entro settembre. La commissione Statuto del Consiglio regionale si è riunita partendo da alcuni punti cardine: la garanzia della governabilità e la più ampia rappresentanza politico-territoriale. Il presidente della commissione Andrea Smacchi (Pd) ha indicato i principi da modificare o integrare e, tra questi, c’è l’abolizione del “listino” e l’elezione diretta del presidente.

Ma restano molti fronti aperti, in particolare sul numero dei collegi e sull’eventuale doppio turno. Quest’ultima opzione piace al centrodestra, che nei primi giorni di settembre dovrebbe presentare la sua proposta di legge: Zaffini (Fratelli d’Italia) è d’accordo, Nevi (FI) la preferirebbe nel caso in cui nessuna coalizione raggiungesse una soglia adeguata di voti. Sì al doppio turno anche da Mantovani (Ncd).

Nel centrosinistra invece il doppio turno non piace particolarmente. Brutti (Idv) lo evidenzia come ipotesi nel caso il vincitore si fermasse sotto al 40% – la stessa soglia indicata anche da Goracci -, proponendo in alternativa un’assegnazione puramente proporzionale dei seggi.

Poi c’è la questione relativa al premio di maggioranza. Per la maggior parte dei commissari, non dovrà superare il 60%. Gli altri capitoli che potrebbero essere fonte di fibrillazione riguardano il numero di collegi e la cosiddetta preferenza di genere. Uno, o al massimo due collegi è l’opzione preferita dal Ncd, mentre Stufara (Prc) ne vorrebbe uno solo.

Ma in questo periodo bisognerà ascoltare anche la voce dei territori. Molti sindaci del Pd hanno detto chiaramente che bisogna salvaguardare la rappresentanza (quindi niente collegio unico), mentre in altre zone – da Spoleto al Trasimeno fino all’alto Tevere – si vorrebbero almeno due collegi. Tra le altre proposte ci sono quelle di Nevi (FI), che oltre a una riduzione delle spese elettorali, insieme a Mantovani (Ncd), chiede la possibilità di nominare assessori esterni senza limitazioni. Per il leghista Cirignoni occorre inserire lo sbarramento al 3% vincolato al risultato della coalizione e l’obbligo, per tutti gli eletti, di dichiarare la propria appartenenza “ad associazioni segrete di ogni livello”.

AUTORE: Emilio Querini

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