Le regole per la preghiera dei fedeli

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Caro don Verzini, partecipando a diverse celebrazioni ho notato come la preghiera dei fedeli abbia diverse forme, un numero variabile di richieste a Dio, a volte con diverse persone che leggono. Può dare indicazioni in merito per capire quale sia la regola? E soprattutto, può dirmi se sono dettagli importanti o trascurabili?

Effettivamente nelle nostre celebrazioni assistiamo a una grande varietà di preghiere: c’è che le legge dal foglietto domenicale, chi le formula in maniera libera, chi si affida a determinati sussidi, e così via.

La preghiera dei fedeli, di cui abbiamo alcune forme da antichissima data, è inserita nella liturgia della Parola perché ha la funzione di “rispondere” alla Parola di Dio che è stata precedentemente proclamata, e dà la possibilità a ogni fedele di esprimere il proprio sacerdozio battesimale elevando a Dio preghiere di intercessione per la salvezza di tutti. Per questo la “preghiera universale”, o “dei fedeli”, ha la caratteristica di essere formulata in base alla celebrazione che stiamo vivendo, al tempo liturgico, alle necessità del mondo. L’ Ordinamento generale del Messale romano, così come lo stesso Messale che riporta alcuni formulari, indicandoci la successione da seguire nella proclamazione, ci indica anche i contenuti essenziali, ossia: per le necessità della Chiesa, per i governati e la salvezza del mondo, per coloro che si trovano in difficoltà, per la comunità locale. Questo schema comunque è flessibile, dato che gli stessi libri liturgici riportano alcuni formulari di preghiera nei quali si sottolinea la celebrazione che si sta svolgendo quale, per esempio, un battesimo, un matrimonio, le cresime, le esequie, ecc. Per questo esistono innumerevoli sussidi che suggeriscono i loro schemi di preghiera. Avere comunque delle indicazioni da parte dell’ Ordinamento ci è utile per capire il senso profondo della preghiera dei fedeli e cioè quello, come già abbiamo detto, di intercedere per il mondo. Le preghiere possono essere preparate o formulate dagli stessi fedeli, dal gruppo liturgico parrocchiale o dal presbitero, purché se ne esprima il senso, siano davvero momento di intercessione e, infine ma non ultimo, come già l’ Ordinamento suggerisce, siano brevi e sobrie. Dopo una breve monizione da parte di colui che presiede la celebrazione, le intenzioni possono essere lette dal diacono, se è presente, ma anche da un lettore o un fedele laico. Anche quando non sono gli stessi fedeli a leggere le preghiere, non viene meno il fatto che questo sia un momento proprio dell’assemblea, che è invitata, infatti, a rispondere a ogni “intenzione” con una invocazione comune.

 

AUTORE: Don Francesco Verzini

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