L’economia della natura

“La parabola del cibo”: l’intervento del prof. Gianni Tamino al convegno de “L’Altrapagina”

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Un momento dell’incontro
Un momento dell’incontro

Cita più volte l’enciclica di Papa Francesco, Gianni Tamino, nel suo intervento al convegno de L’altrapagina del fine settimana scorso.

“La lettura di Laudato si’ – dice – è l’unica nota di speranza che ci viene offerta in questo tempo difficile. Bisogna avere il coraggio e la forza di dire le cose. Il Papa lo fa con atteggiamento cauto, rivolto a tutti gli uomini di buona volontà. Rovescia il paradigma che domina il sistema attuale”.

L’errore di fondo del paradigma riduzionista che oggi governa l’economia – continua – è quello di considerare il tutto come la somma matematica delle singole parti, come le componenti di un orologio, ma i sistemi complessi sono formati da proprietà emergenti derivate dalle relazioni tra le parti che interagiscono tra loro.

È questa visione riduzionista l’errore di fondo cui sono attribuibili i tanti problemi (o l’unico problema in quanto riconducibile a unica matrice) che attanagliano oggi l’umanità.

“La società – spiega poi il relatore – non è la somma degli individui che la compongono ma l’insieme delle relazioni che intercorrono tra loro. Politica, economia, scienza, struttura sociale: tutto si influenza reciprocamente in modo circolare come nel ciclo della natura. L’errato sistema dominante ha imposto una civiltà lineare che persegue solo l’aumento crescente della produzione, ben oltre il necessario, inducendo nuovi bisogni al fine di garantire una crescita continua.

Il ciclo circolare della natura funziona perfettamente se mantiene la necessaria condizione della biodiversità. È la diversità a garantire la stabilità, non l’omogeneità alla quale ci siamo sacrificati per sostenere la crescita della produzione. Delle migliaia di varietà coltivabili, il Mercato oggi impone la coltivazione quasi esclusiva di tre elementi (frumento, riso e mais) per garantire il controllo del potere, su scala mondiale, alle poche multinazionali al vertice di queste produzioni, a scapito della biodiversità agricola. Per favorire gli interessi delle multinazionali sono stati privatizzati dei ‘servizi’ che la natura offriva gratuitamente”.

Tamino sottolinea la necessità di un cambiamento di rotta, una conversione ecologica che abbandoni il paradigma dell’economia basata sulla crescita per recuperare la diversità e l’insieme delle relazioni che garantiscono l’equilibrio naturale. Per fare ciò è necessario tornare indietro: non tornare ai tempi che furono, ma tornare là dove è stata smarrita la strada, per intraprendere un percorso diverso. La Rivoluzione industriale cambia le regole della natura: è in quel momento storico che è stata abbandonata l’economia della natura per favorire l’economia liberale prima e liberista poi, fino a pagare le conseguenze di oggi e di domani.

“Mille rivoli – dice Tamino – possono formare il fiume della speranza. Cambiare è possibile se tutti insieme ci impegniamo a trovare nella diversità il percorso da condividere. In natura non ci sono dominatori; neanche l’uomo può pretendere di esserlo, ci sono relazioni che determinano un risultato equilibrato. L’uomo si deve ricollocare all’interno della natura in una relazione di equilibrio”.

Semplificare la realtà agricola è stato l’errore che ha generato lo squilibrio. Ristabilire la biodiversità significa ristabilire quella complessità di relazioni che garantiscono l’equilibrio dinamico e la salvezza del creato.

 

AUTORE: Sabina Ronconi

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