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L’editoriale. C’è fame di notizie buone


Le similitudini alimentari che Papa Francesco utilizza nel messaggio per la 51a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – il seme di grano, il mulino, il pane… – richiamano un dato incontestabile: viviamo di notizie come di cibo; esiste una diffusa “fame” di informazione, che viene saziata mediante ogni sorta di tecnologia. Nel corso dell’ultimo terremoto la generalizzata disponibilità di Whatsapp, dei social, dell’app dell’Ingv e altri strumenti, che si sono aggiunti ai media tradizionali, ha consentito a tanta gente di conoscere le notizie quasi nell’istante in cui accadevano e, a qualcuno, di produrre in prima persona flussi informativi significativi. Questo perché, come si direbbe, “l’appetito vien mangiando”: a tanta mole di informazioni è corrisposto altrettanto bisogno di sapere tutto e subito.

Quella sulla qualità dell’informazione, pertanto, non è una questione secondaria. A fare problema non sono solo o tanto le “fake news”, cioè le notizie intenzionalmente false o parziali, la cui negatività – per rimanere nella metafora alimentare – è evidente quanto quella del veleno. Il grosso danno lo fanno invece le cattive notizie, spesso ricercate con cura, offerte con costanza e presentate con enfasi o, come di dice in gergo, “strillate”. Un’informazione che evidenzi costantemente il male, che si compiaccia di scandali e personaggi equivoci, che mostri ostinatamente il lato peggiore di ogni cosa… finisce infatti per “rovinare lo stomaco” al pari degli eccessi di cibi fritti, bibite gassate, dolciumi e porcherie varie.

Fuor di metafora, l’eccesso di cattive notizie induce atteggiamenti di pessimismo, sfiducia, sospetto, rassegnazione… per cui l’informazione, da risorsa essenziale per la democrazia, la libertà e la coesione sociale, diventa fattore di divisione, disgregazione e asservimento agli interessi di qualche “potere forte”. Basti pensare alle ingiustificate paure che hanno portato via dall’Umbria importanti flussi turistici e che sono state innescate da una comunicazione catastrofista, per arrivare al diffuso senso di sfiducia verso tutte le istituzioni, cui ha senz’altro contributo un’informazione sempre pronta a sbandierare scandali e a metterne sommariamente alla gogna i colpevoli: un tribunale mediatico più interessato al prurito del male che non alla verità.

Nel suo messaggio, il Papa invita i media a imboccare una strada diversa: “uno stile comunicativo aperto e creativo, che non sia mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista, ma cerchi di mettere in luce le possibili soluzioni, ispirando un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui si comunica la notizia”. È una logica alternativa, quella della “buona notizia”, ispirata dalla speranza evangelica (eu-anghèlion), cioè dalla convinzione che in tutte le vicende umane, anche nelle più drammatiche, è contenuta una possibilità di bene, di rinascita e di salvezza. In tale logica, la morte può lasciare il posto alla vita e il distacco (dell’Ascensione) a una nuova vicinanza.

Una tale comunicazione, attenta a cogliere la buona notizia potenzialmente presente in ogni avvenimento e in ogni persona, è certamente più impegnativa dell’altra, ma è senz’altro più efficace nel servire al bene delle persone e della società, come un cibo buono. Spero che i nostri lettori, come quelli del sito Umbriaoggi.news e gli ascoltatori di Umbria Radio, possano riconoscere alle nostre testate questa costante ispirazione come tratto distintivo e caratterizzante di una comunicazione “diversa” non perché “devota”, ma perché profondamente “ev-angelica”.

Paolo Giulietti


One comment on “L’editoriale. C’è fame di notizie buone

  1. il gabbiano on said:

    L’importante è che si esponga sempre la verità: a volte cruda e dolorosa e a volte gioiosa.
    Io sono una mamma ed è questo che insegno ai miei figli: la sincerità e la verità.
    Se i mezzi di comunicazione facessero questo piccolo sforzo magari si eviterebbero tante strumentalizzazioni.
    E anche quando uno denucia situazioni rincresciose od ingiuste ma vere, l’interlocutore deve prenderne atto ed agire di conseguenza.
    L’informazione non sarà mai totalmente veritiera, ma la Chiesa che da sempre ha lottato per la Verità del Vangelo e la salvezza degli uomini, ha l’obbligo di investigare e controllare, più che qualsiasi istituzione laica che sarà sicuramente assoldata al potere di politici di turno.

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