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Il Festival del giornalismo è in corso, e Perugia è affollata di giovani giornalisti e comunicatori. A loro è rivolto l’augurio del vescovo ausiliare di Perugia – Città della Pieve, che ai microfoni di Umbria Radio spiega quale è il progetto della Chiesa umbra sul fronte della comunicazione. L’augurio di mons. Paolo Giulietti è di “appassionarsi alla buona comunicazione”, e “sfruttare le grandi possibilità che oggi la tecnologia offre al giornalismo e alla comunicazione per fare un’informazione corretta ed eticamente responsabile. E dall’altra parte – aggiunge – di non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, anche di carattere economico, che bisogna fronteggiare per essere presenti in questo areopago”.

Mons. Giulietti, la Chiesa umbra sta riorganizzandosi sul fronte della comunicazione…

“Il progetto di rinnovamento della comunicazione ecclesiale, che si è attivato quest’anno, ha lo scopo di proporre un modo di comunicare integrato tra diverse testate: la testata radiofonica di Umbria Radio, la testata cartacea de La Voce e la nuova testata di quotidiano online Umbriaoggi.news”.

Come è stato pensato questo rinnovamento e perché?

“Innanzi tutto, puntare sull’informazione per noi è molto importante non solo per dare delle notizie, ma anche per proporre una lettura delle notizie. La Chiesa si dota di strumenti di comunicazione perché intende aiutare le persone a leggere la realtà in maniera ispirata dal Vangelo; in maniera corretta, onesta, puntuale. Abbiamo diverse modalità di informare: la radio e il quotidiano online stanno più sulla notizia quotidiana, mentre il settimanale aiuta a una riflessione più in profondità”.

Oggi si dice che c’è un disinteresse verso l’informazione. Però la Chiesa ancora scommette sulla comunicazione.

“Sicuramente c’è un cattivo giornalismo: il giornalismo delle notizie strillate, dell’approssimazione, dei fatterelli che solleticano l’attenzione. Questo giornalismo non può godere di fiducia, ed è normale che perda fiducia. Poi c’è il giornalismo della correttezza, dell’approfondimento delle notizie, della ricerca della verità; il giornalismo che fa inchiesta che, si documenta, che ascolta diverse voci, che non strilla e che al tempo stesso è serio. Questo è il giornalismo ha un futuro, perché la gente ha bisogno di essere informata: la democrazia ha bisogno di informazione nel rispetto della verità e nel rispetto della persona. Ecco, in questo giornalismo noi ancora crediamo”.

Il mondo della comunicazione ha anche un aspetto educativo e formativo. E la Chiesa da tempo presta attenzione alla formazione.

“Ci sono diverse associazioni nella Chiesa che si occupano di questo. Ricordiamo l’Aiart (Associazione ascoltatori radio e tv), per esempio, o l’Associazione dei webmaster cattolici, o anche l’Ucsi (Unione stampa cattolica). Sono associazioni professionali o di settore che non solo svolgono la funzione di formazione ai propri soci, ma hanno anche una funzione educativa nei confronti della comunità cristiana per quanto riguarda la capacità di muoversi dentro il mondo delle comunicazioni. Una capacità particolarmente importante per gli educatori, i genitori, gli insegnanti, che fanno i conti con questo sistema mediatico che è diventato il grande educatore della nostra società di oggi”.

Anche la Chiesa deve fare i conti con equilibri economici che sono sempre più difficili in questa crisi?

“In questo momento la nostra è una realtà regionale che sta investendo nel suo sistema di comunicazioni lanciando un messaggio in controtendenza rispetto alla crisi. Anche nella nostra regione alcune testate hanno chiuso, altre stanno riducendo il personale. Noi riteniamo che in questo momento valga la pena di investire, cioè scommettere sul futuro, proprio perché riteniamo che il bisogno di comunicazione corretta sia un’esigenza della Chiesa e della nostra società. Anche per noi la situazione non è facile, però riteniamo che il bisogno di informazione non sia così superfluo e secondario come a volte si potrebbe pensare di fronte ad altre necessità della vita”.

Possiamo dire, in sintesi, che l’obiettivo è puntare su un’informazione che sia di qualità? E anche un’informazione “di appartenenza”, cioè media che fanno riferimento alla Chiesa intesa come comunità?

“Non possiamo dimenticare che sia La Voce sia Umbria Radio sono nati come media comunitari, sia nel senso di esprimere l’opinione della comunità cristiana, sia nel senso far nascere dentro le comunità cristiane il senso di appartenenza con il ‘nostro’ giornale, la ‘nostra’ radio. Noi continuiamo a credere che siano beni comunitari, che rispondono agli interessi di un editore che è la nostra comunità cristiana. Quindi, accanto al rilancio – diciamo così – redazionale, c’è anche un rilancio di vicinanza alla gente che si concretizza, per esempio, con le ‘Domeniche fuori porta’ che ogni fine settimana ci portano nei paesi e nelle parrocchie dell’Umbria, accanto alla gente, per far percepire alla nostra comunità che questo sistema mediatico è al loro servizio, gli appartiene, vuole esprimere la loro opinione e la loro visione della realtà. E questo è un patrimonio importante per la democrazia della nostra regione”.

Importante questo riferimento alla democrazia, anche perché nella stessa Chiesa vi è una pluralità di visioni del mondo e della storia. Ciò si riflette anche nei media ecclesiali?

“Certamente. Vorremmo – e di fatto lo stiamo facendo – dare spazio al dibattito interno, al confronto su diversi punti di vista, diverse opinioni; e al tempo stesso dare il contributo di questo mondo al dibattito culturale, politico, religioso anche della società umbra. Quindi una democrazia interna ed esterna, perché la democrazia ha bisogno di informazione, ha bisogno di riflessione; altrimenti diventa – per dirla con un’espressione dei filosofi greci – oclocrazia, cioè dominio delle masse numericamente rilevanti ma non ‘abilitate’ alla riflessione, all’esercizio del giudizio, al discernimento. Purtroppo siamo sull’orlo di questa deriva: in fin dei conti, dietro il fenomeno del populismo c’è spesso una partecipazione non informata, non consapevole e non riflessa dalla vita politica”.

Credo si possa dire che c’è una richiesta di spazi in cui ragionare, e la si sente anche tra i giovani cresciuti con i talk show veloci a botta e risposta, e con le frasi da sms…

“Mi ha molto colpito una citazione di Kant, il quale, in riferimento all’uso della ragione, sosteneva: ‘In chiesa vi dicono: non ragionate ma credete!’. Io credo che oggi la Chiesa sia uno dei pochi ambienti in cui si dice a giovani e adulti: ‘Per cortesia, ragionate!’”.

Torniamo al progetto di rilancio. Lei ha fatto esperienza a Umbria Radio, e oggi in qualità di vescovo ausiliario della diocesi di Perugia – Città della Pieve è delegato dei Vescovi umbri per questo progetto.

“Ho sempre creduto che la Chiesa nella sua storia non si sia mai tirata indietro nei confronti della comunicazione, dai Benedettini che copiavano a mano i manoscritti fino alla stampa, nella convinzione che fossero uno strumento importante per l’educazione e la formazione delle coscienze. Ho ancora questa convinzione, e continuo a credere che la nostra Chiesa debba investire in questo, senza farsi spaventare dalle possibili derive negative che vediamo attorno a noi. Per cui, tra gli ‘apocalittici’ e gli ‘integrati’ [categorie tratte da Umberto Eco, ndr], io mi sono sempre più riconosciuto nel campo degli integrati, pur restando realista per quanto riguarda le possibilità negative della comunicazione”.

 

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