Lo stato dell’economia in Umbria

IMPRESE. La relazione della Camera di commercio di Perugia

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Nella 10a Giornata dell’economia, il 4 maggio, il presidente della Camera di commercio di Perugia Giorgio Mencaroni ha presentato la Relazione sullo stato dell’economia nella provincia di Perugia.

“Dopo un 2010 che aveva segnato una inversione di tendenza – ha detto – con indicazioni positive per il sistema produttivo della provincia di Perugia, il 2011 è stato un anno difficile, con settori produttivi in difficoltà, un aumento delle persone in cerca di occupazione, un ricorso agli ammortizzatori sociali sempre molto elevato, ed un numero crescente di imprese che hanno iniziato la procedura di liquidazione o sono entrate in procedura concorsuale. Tuttavia – ha sottolineato Mencaroni – non sono mancati segnali positivi che testimoniano la grande vitalità e la volontà di reazione delle imprese della nostra provincia in un momento così difficile dell’economia italiana ed europea”.

Tra i vari interventi sul come uscire dalla crisi c’è stato quello del prof. Fabrizio Onida, docente della Bocconi, per il quale la parola d’ordine è “cambiare, cambiare, cambiare”. Occorrono – ha detto – più terziario nel manifatturiero, maggiori investimenti nella ricerca e innovazione ed una maggiore diversificazione nei prodotti e nei mercati. Servono – ha proseguito – aziende più grandi, con più capitali e meno dipendenti dal credito bancario. Le imprese devono abbandonare il vizio italiano dei manager di famiglia, affidandosi a professionalità vere e puntando sulla formazione dei loro dipendenti, un “capitale umano” da coltivare anche con incentivi monetari e di carriera.

Dall’indagine sulle 800 imprese della provincia di Perugia è risultato che gli imprenditori perugini hanno messo al primo posto degli ostacoli che rallentano la ripresa la pressione fiscale, mentre collocano all’ultimo la rigidità del mercato del lavoro. “Evidentemente i problemi sono ben altri della spinosa questione dell’articolo 18” ha commentato Mencaroni.

È una sorta di “macigno” per le piccole imprese – ha detto Mencaroni – il problema dell’accesso quasi impossibile al credito bancario. I grandi clienti in Umbria detengono il 76 per cento delle sofferenze bancarie, ma ottengono la quasi totalità dei prestiti. Altrettanto grave è considerato il problema dei crediti non riscossi. Quelli della pubblica amministrazione – ha proseguito Mencaroni – sono un fatto marginale perché riguardano solo il 6 per cento delle piccole imprese, che invece non riescono ad incassare quanto dovuto da altri clienti ed imprese private, spesso estere.

Nel 2011, in controtendenza con i dati nazionali, in provincia di Perugia il numero delle imprese (74.160) è continuato a crescere. Un fenomeno ritenuto non del tutto positivo poiché il numero degli occupati è diminuito e questo vuol dire – ha spiegato Mencaroni – che molte aziende sono diventate ancora più piccole e fragili, e che in certi casi si sono create aziende per l’“autoimpiego” (le ditte individuali sono il 54,8%).

Il tasso di disoccupazione (7,2 per cento nel 2011) è il più alto dal 2004, ma continua ad essere inferiore alla media nazionale. I giovani sono quelli che risentono più della crisi: in Italia il 22 per cento di quelli di età tra i 15 ed i 29 anni hanno rinunciato a studiare e a cercare una occupazione. In Umbria questa percentuale di “scoraggiati” è inferiore (15,5) e per loro vanno costruiti nuovi percorsi formativi più spendibili nel mondo del lavoro.

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