Lotta agli sprechi in Umbria: parla la Corte dei conti

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Il tavolo alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario della Corte dei conti dell’Umbria
Il tavolo alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario della Corte dei conti dell’Umbria

“Sono tempi nei quali il contrasto agli sprechi, alla cattiva amministrazione, all’illecito dannoso (fenomeni che hanno assunto dimensioni preoccupanti), deve essere una priorità, nella convinzione che sia oggi in gioco la tenuta delle nostre stesse istituzioni, e con essa anche il futuro delle giovani generazioni”.

È un passaggio della relazione svolta venerdì scorso alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario dal magistrato Angelo Canale, presidente della Corte dei conti dell’Umbria, l’organo cui spetta di vigilare sul corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Un compito difficile che la Corte è “costretta” a svolgere – ha detto – con “difficoltà crescenti, talvolta avvertendo l’indifferenza, se non il senso di fastidio, di chi, per ruolo istituzionale, le dovrebbe invece essere solidale”. “Indifferenza” e “fastidio” di coloro che nella amministrazione pubblica dovrebbero collaborare affinché i soldi dei cittadini non vengano sprecati o, peggio ancora, rubati. Ad ascoltarlo c’erano le massime autorità locali, tra le quali la presidente della Regione Catiuscia Marini e il sindaco di Perugia Andrea Romizi. Difficoltà – ha proseguito il presidente della Corte dei conti – dovute anche “alla farraginosità e all’eccessivo numero delle leggi, da cui l’incertezza del Diritto, la scarsa trasparenza negli appalti, nelle assunzioni e nelle carriere, l’attenuazione del sistema dei controlli, l’uso distorto della discrezionalità, una burocrazia talvolta oppressiva e autoreferenziale, la violazione delle regole dei procedimenti amministrativi, la proliferazione irragionevole dei centri di spesa, sovente sottratti ad ogni pubblico controllo”. Tutti elementi che sono il terreno fertile che alimenta la “cattiva amministrazione, la corruzione e la marginalizzazione del principio della legalità”.

Quando poi il legislatore è intervenuto, talvolta lo ha fatto – ha detto il presidente – con norme che hanno “depotenziato” la Corte dei conti e con “misure apparse indirizzate a mitigarne il rigore e a introdurre limitazioni all’esercizio dell’azione risarcitoria”. Rendendo quindi più difficile la restituzione alle casse dello Stato di soldi pubblici utilizzati in modo non corretto.

“I magistrati – ha sottolineato Canale – doverosamente applicano queste norme, ma il cittadino avrebbe certamente difficoltà a comprendere la ragione di scelte normative che non sono andate nella direzione di una più rigorosa tutela del pubblico erario”.

Queste “difficoltà crescenti che la Corte dei conti incontra nella sua attività” – ha detto ancora – sono aggravate dalla carenza di magistrati e personale amministrativo. In Umbria, rispetto alla pianta organica, mancano il 30 per cento dei magistrati, tanto che per garantire il numero legale dei Collegi giudicanti ci sono giudici che si devono spostare anche da una regione all’altra.

Per il personale amministrativo, l’età media si è “drammaticamente alzata”. In Umbria è di 54 anni e c’è soltanto un impiegato con meno di 40 anni! “C’è invece bisogno di giovani, senza i quali anche gli investimenti tecnologici rischiano di essere uno spreco”, perché, se poi gli impiegati per ragioni anagrafiche sono poco “informatizzati”, le potenzialità dei computer non vengono sfruttate. Una “boccata di ossigeno” – ha auspicato – potrebbe venire con il trasferimento di personale delle Province riformate, ma tempi e modalità sono ancora da definire.

Quella di Angelo Canale è una relazione che contiene però anche elementi positivi. “Vero è – ha detto – che talvolta la marea montante degli scandali sembra possa travolgere tutto, a cominciare dalla fiducia nelle istituzioni. Ma questo Paese, che ha scritto nel passato pagine di grande sacrificio, operosità, solidarietà, non ci ‘autorizza’ a essere pessimisti. Le forme criminose non sono il paradigma di ciò che accade ovunque. Sbagliato dunque generalizzare; ma sbagliato anche non reagire”.

In una delle sale della Scuola di lingue estere dell’Esercito, ad ascoltare gli interventi per l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti c’erano anche alcuni studenti del liceo econonico sociale dell’istituto Pieralli di Perugia. Un’iniziativa inserita nel protocollo di intesa per il progetto nazionale “Educare alla legalità” firmato il 30 gennaio scorso. “Sono ragazzi di 17 anni – dice Luisa Quaresima, l’insegnante che li accompagnava – che vivono la realtà e il clima di sfiducia verso le istituzioni dei nostri tempi. Vogliamo aiutarli a conoscere da vicino le nostre istituzioni per cominciare con loro un cammino verso la legalità vissuta nella quotidianità. Perché senza legalità non possono esserci progresso e democrazia”.

angelo-canaleIn Umbria la situazione non è allarmante, ma…

Analizzando i casi trattati dalla Corte dei conti – ha spiegato il suo presidente – per quanto riguarda l’Umbria non si ricavano dati “statisticamente significativi, tuttavia il quadro che traspare ci consegna l’immagine di una regione dove i fenomeni di cattiva amministrazione, pur presenti, non sembrano tali da destare un elevato grado di preoccupazione ed allarme”. Giudizio condiviso da Livia Mercati, intervenuta per conto dell’Ordine degli avvocati di Perugia. “La legalità dei soggetti pubblici e privati – ha detto – in Umbria ha radici solide”. Nella nostra regione – secondo la presidente Catiuscia Marini – c’è “un sistema delle autonomie locali virtuoso. Per noi la Corte dei conti rappresenta un fondamentale ausilio e supporto nell’azione di controllo della correttezza e trasparenza della spesa pubblica”. Correttezza e trasparenza – ha detto il procuratore regionale facente funzione Fernanda Fraioli – hanno bisogno della collaborazione non solo di tutti gli addetti e responsabili della pubblica amministrazione ma anche dei cittadini, i quali troveranno nella Procura della Corte dei conti “un valido alleato nella lotta al malaffare, alla corruzione e al pressapochismo”. Fenomeni che anche nella nostra regione non mancano. Nell’ultimo anno la Procura si è dovuta occupare, ad esempio, del caso di un cancelliere del Tribunale di Perugia che aveva distrutto fascicoli giudiziari e aveva venduto oggetti di valore e quasi due chilogrammi di cocaina, sequestrati come corpi di reato. Ci sono stati anche gestori di ricevitorie del Lotto che non hanno versato allo Stato la percentuale dovuta, per somme che vanno da poche centinaia di euro ai 150.000 che uno di loro alla fine è stato costretto a rimborsare ricorrendo anche a un prestito bancario. Clamorosa poi la vicenda dell’impiegata di un ufficio postale che è riuscita a impossessarsi di quasi 600.000 euro prelevati da libretti postali, depositi o addirittura consegnando ai clienti buoni fruttiferi falsi. La relazione sulla attività della Procura cita tanti altri casi di questo malaffare diffuso, che penalizza la vita quotidiana dei cittadini onesti. Sono stati aperti procedimenti per l’illecito utilizzo di contributi pubblici (ad esempio per un campo di calcio mai realizzato), per impiegati comunali che hanno usufruito, senza averne diritto, dei permessi di legge per assistere familiari, per medici e infermieri che con “falsi ricoveri” in ospedale hanno fatto risparmiare il ticket a parenti e amici. E ancora, per assunzioni e affidamenti di incarichi irregolari, per lavori stradali male eseguiti e per tante situazioni che hanno comportato una cattiva utilizzazione dei soldi dei cittadini.

 

 

AUTORE: Enzo Ferrini

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