L’Umbria che accoglie i profughi. Che poi se ne vanno

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profughi-prugnetoAnche la nostra regione è diventata soprattutto una terra di passaggio per le migliaia di disperati sfuggiti alla morte in mare su quei barconi arrugginiti, affollati anche di donne e bambini, che ormai siamo abituati a vedere quasi quotidianamente nelle immagini dei telegiornali. Una tappa dei loro ‘viaggi della speranza’ che ormai non hanno più come meta l’Italia ma altri paesi, soprattutto del Nord Europa, dove hanno amici e parenti. L’Umbria comunque – ha detto a La Voce la vicepresidente della Regione con delega al welfare, Carla Casciari – si è organizzata per rispondere al meglio alla emergenza Mare Nostrum. Forte anche della esperienza positiva della gestione dell’altra ondata di profughi arrivati dal Nord-Africa tra il 2011 e 2012. Ma queste fughe in massa da paesi poveri ed in guerra, anche per il difficile quadro internazionale, quasi sicuramente non si fermeranno mentre l’Italia – ha detto l’assessore – non può più reggere da sola il peso di questa situazione e “sconcerta il fatto di una Europa che sembra non volere vedere”

Oltre che per la gestione positiva della accoglienza dei profughi l’Umbria – ha sottolineato l’assessore – è considerata un “modello di inclusione” per la sua politica sull’immigrazione. Con un percorso di integrazione delle comunità straniere che coinvolge istituzioni, volontariato, associazioni di categoria e cittadini. Una rete di esperienze diverse, con la partecipazione attiva degli immigrati come cooprotagonisti. Immigrati che, come ad esempio per il progetto “Tra il dire ed il fare”, frequentano corsi di formazione linguistica e di orientamento civico mentre i loro figli partecipano ai programmi e progetti di integrazione scolastica finanziati dalla Regione. Nel luglio scorso poi la Giunta regionele ha stanziato 250 mila euro per finanziare il programma regionale annuale di iniziative per l’immigrazione, che prevede di “intensificare e migliorare la qualità dei servizi per l’integrazione delle persone immigrate privilegiando i nuclei familiari stabili sul territorio”.

“Dunque un buon livello di integrazione – ha proseguito Carla Casciari – confermato anche dalle statistiche che vedono l’Umbria tra le prime regioni italiane per la percentuale dei bambini stranieri sui banchi di scuola e per il numero di immigrati regolari in rapporto alla popolazione”. Con questi “nuovi italiani” che si trovano bene nelle nostre città non troppo grandi e che cominciano a partecipare alla vita sociale delle comunità dei tanti paesi e paesini della regione. Come succede sempre più spesso nelle tante sagre e feste dell’Umbria. Anche se – e questo l’assessore non lo nasconde – con la difficile situazione economica, le fabbriche che chiudono ed il lavoro che non si trova, aumentano i rischi di una convivenza più difficile.

Ci sono poi i tanti fatti di cronaca nera con gli stranieri protagonisti: spaccio di droga, furti, rapine. Episodi che rischiano di alimentare il timore che sia solo la presenza degli immigrati a turbare ed inquinare la vita delle nostre comunità. “Ma questi criminali – sottolinea l’assessore – sono una piccolissima minoranza di comunità di gente perbene e che lavora. Quando si parlava tanto di ‘Perugia capitale della droga’ per la presenza di spacciatori nordafricani la comunità tunisina ha costituito in Umbria l’associazione Jasmin. Associazione che ha organizzato iniziative per sensibilizzare su questi problemi tunisini e nordafricani ed invitarli ad una sorta di sorveglianza sociale nei confronti di connazionali sospetti. Ha però organizzato anche incontri con gli italiani per avviare un dialogo costruttivo. Ed a proposito della sicurezza – ha detto ancora l’assessore – invito anche gli italiani a questa sorveglianza sociale per segnalare alle forze di polizia persone e situazioni sospette. Perchè il problema della sicurezza non può certo essere risolto con qualche pattuglia in più di polizia e carabinieri in giro per le strade”.

PROFUGHI OSPITATI IN UMBRIA

Alla fine di settembre l’Umbria ospitava 508 profughi della operazione Mare Nostrum. Alloggiano in strutture messe a disposizione da Arci, Caritas, Cidis e da altre cooperative ed associazioni di volontariato. Di questi 354 (le donne sono solo due) in 17 comuni della provincia di Perugia e 154 in sei comuni di quella di Terni. Tutti molto giovani (ma non ci sono minorenni) provengono in gran parte dall’Africa. Ci sono però anche persone fuggite dal Pakistan e dal Bangladesh.

C’è un ricambio quasi continuo perchè la maggior parte di loro appena possono se ne vanno. Dall’inizio dell’anno ne sono transitati più di un migliaio. I posti disponibili in Umbria sono circa 600 ed attualmente non tutti sono occupati. Nel luglio scorso le prefetture di Perugia e Terni avevano emesso un bando, aperto anche a strutture alberghiere private, per ospitare questi profughi. Come suggerito dalla Regione il bando stabiliva che le strutture di accoglienza non dovevano superare i 40 posti letto (20 nei comuni con meno di 5.000 abitanti) e che i soggetti gestori dovevano dimostrare di possedere una “comprovata esperienza” nel campo della accoglienza dei migranti. Non ci sono privati tra i vincitori del bando che ha assegnato 437 posti in provincia di Perugia e 175 in quella di Terni ad associazioni e cooperative.

La gestione della accoglienza affidata alle sole Prefetture – ha detto la vicepresidente Carla Casciari – rischiava però di creare disagi ed incomprensioni nei territori interessati. Per questo il 9 luglio scorso è stata sottoscritta una intesa tra governo, Regioni ed enti locali che prevede di costituire, sulla base della positiva esperienza della accoglienza nella emergenza Nordafrica, dei “tavoli regionali”. Quello per l’Umbria dovrebbe riunirsi all’inizio di ottobre, con la partecipazione oltre che di Comuni e Province anche di associazioni ed enti privati e pubblici interessati. Si cercherà di ripetere alcune delle positive esperienze avviate in Umbria con i profughi del Nordafrica, come quelle per il loro inserimento lavorativo e l’assistenza medica e legale. Alcuni di loro – ha raccontato l’assessore – avevano partecipato come volontari insieme agli italiani alla raccolta delle olive sull’Isola Polvese ed alla manutenzione di impianti sportivi ed aree pubbliche nei comuni che li ospitavano. Di quel migliaio di profughi africani ospitati in momenti diversi attualmente ne sono restati solo una decina. Persone con problemi di vario genere (anche di salute) il cui ‘viaggio della speranza’ è finito nella nostra Umbria.

RISORSE COMUNITARIE PER LE POLITICHE DELl’IMMIGRAZIONE

“In Umbria – ha detto la vicepresidente della Regione Carla Casciari – siamo stati molto bravi a rastrellare i fondi comunitari per le politiche dell’immigrazione”. Con progetti di enti pubblici ed associazioni che sono finiti in testa alle graduatorie del Ministero dell’Interno per la ripartizione del Fondo europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi 2007-2013. Progetti che hanno così ottenuto complessivamente finanziamenti per circa un milione di euro.

Tra questi ci sono due progetti del Comune di Perugia: uno per l’inclusione sociale dei giovani stranieri ed un altro per la formazione del personale della pubblica amministrazione nel rapporto con immigrati. L Acli provinciale di Perugia realizzerà invece “sportelli” anche mobili per l’assistenza a nuclei familiari di immigrati e per favorirne i processi di integrazione, cittadinanza e partecipazione. l’Asl 1 avvierà un progetto di mediazione sociale, linguistica ed interculturale che prevede una assistenza particolare alle neomamme straniere. Tra i progetti finanziati anche quello dell’Anci per la costituzione di una rete territoriale che favorisca forme di aggregazione e collaborazione all’interno delle comunità straniere e tra immigrati e cittadini italiani.

AUTORE: Enzo Ferrini

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