L’Umbria è più forte grazie all’Europa

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“Occorre più Europa, sicuramente riformata, un’Europa del lavoro e del sociale, meno burocratica, dove i bilanci vanno rispettati, ma dove in momenti di difficoltà sociali si incentivino politiche espansive. Senza l’Europa, il Paese e anche l’Umbria sarebbero più deboli nell’affrontare le sfide globali”. Parole di Andrea Smacchi (Pd) il 29 maggio durante i lavori del Consiglio regionale.

In quella data è stata approvata in Regione (all’unanimità dei presenti: Pd, Ser, FI, misto-Mdp, misto- Umbria Next, misto-Rp Italia civica) la proposta di risoluzione alla base della Sessione europea 2018, contenuta nel documento Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Umbria alla fase ascendente e discendente del diritto europeo.

1.700 milioni di euro
In pratica è emerso, dati alla mano, quanto l’Ue ‘investa’ anche finanziariamente, tramite i vari Fondi, sulla nostra regione. E sono cifre di assoluto rilievo. Le risorse complessive disponibili per l’Umbria nella programmazione 2014-2020 tra Fse, Psr e Fesr, ammontano infatti a 1 miliardo e 693 milioni di euro. Vanno aggiunti i fondi della riprogrammazione per gli eventi sismici: 56 milioni del Fesr e 52 del Psr. Per il Fesr, il 76 per cento delle risorse sono state concentrate su quattro obiettivi: ricerca e innovazione, Agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi, sostegno a un’economia a basse emissioni di carbonio. Per il Fse la concentrazione delle risorse dell’80 per cento è su tre obiettivi: lavoro, inclusione sociale per combattere la povertà, istruzione e formazione. Il Psr (Piano di svimobilità luppo rurale) per l’Umbria rappresenta il cuore della programmazione, con oltre 900 milioni di euro, e sta dando le migliori performance per la gestione e l’attuazione.

Esigenze dell’Umbria
La “proposta di risoluzione” varata dalla Regione, a sua volta, individua due priorità per l’Umbria nel programma di lavoro della Commissione europea per il 2018. La prima riguarda la necessità un nuovo impulso all’occupazione, alla crescita e agli investimenti.

Il quadro finanziario pluriennale post-2020 prevede stanziamenti per 1.135 miliardi di euro. Per finanziare nuove e ur- genti priorità si prevede di innalzare gli attuali livelli di finanziamento in settori quali la ricerca e l’innovazione, i giovani, l’economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa. I finanziamenti a favore della politica agricola comune e della politica di coesione dovrebbero invece subire una riduzione.

La seconda risoluzione riguarda il pacchetto sull’equità sociale, in cui si affrontano i problemi connessi alla mobilità del lavoro e al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. È inoltre prevista l’istituzione dell’Autorità europea del lavoro con tre obiettivi: dare informazioni su diritti e obblighi in situazione ditransfrontaliera e sui servizi disponibili; sostituire la Commissione nella gestione dell’ufficio europeo di coordinamento della rete europea dei servizi per l’impiego; sostenere la cooperazione tra autorità nazionali in situazioni transfrontaliere e aiutarle a garantire che le norme dell’Ue in materia di mobilità siano facilmente ed efficacemente seguite.

La protesta
La riunione è iniziata con quasi un’ora di ritardo a causa della protesta dai consiglieri pentastellati Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, in merito alle vicende della crisi di Governo nazionale, con l’esposizione di cartelli e vivaci scambi di battute.

La governatrice Catiuscia Marini ha dichiarato: “Il destino dell’Italia è quello dell’Europa. L’Italia è più forte nell’essere parte dell’Ue, e la sua storia lo dimostra. Esprimo solidarietà al presidente Mattarella. Dobbiamo ricordarci delle opportunità che essere parte dell’Europa ha significato: ha reso più forti le sue imprese in un mercato unico fatto da 500 milioni di cittadini consumatori; ha consentito maggiore attenzione all’inclusione sociale e al welfare, che ha reso diversa questa parte del mondo. L’Europa ha fatto della coesione uno dei pilastri principali della crescita”.

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