“Mai chiudere i negoziati. Neppure con Pyongyang”

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“Tutti si devono fermare. Perché, se scoppia una guerra nucleare, non ci saranno vincitori: saremo tutti perdenti”. È mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon e presidente della Commissione “giustizia e pace” della Conferenza episcopale coreana a parlare.

Arrivato da poco a Roma, sulla crisi coreana, che in questi giorni sta tenendo il mondo con il fiato sospeso, non nasconde la sua preoccupazione: “Il popolo coreano è abituato a convivere con questa minaccia ormai da 70 anni, da quando la Corea è divisa in due. Purtroppo i Governi passati e in genere il mondo politico hanno sfruttato questa situazione per fini personali. Ma questa volta la situazione è diversa. Ciò che preoccupa è l’uso, da parte dei leader di Stato, di un linguaggio forte, intriso di odio, per cui non si sa che cosa può accadere, si vive in una sospensione. Siamo preoccupati, ma ho fede che il Signore ci darà la forza, indicherà la strada, e noi tutti troveremo le vie giuste per instaurare un nuovo dialogo e andare avanti”.

Il Vescovo sudcoreano – che per quattro volte è riuscito a oltrepassare la linea di frontiera e raggiungere Pyongyang – spiega che “la Corea del Nord si sente messa all’angolo dalla politica internazionale. La reazione è la bomba atomica che garantisce una difesa, una via di sicurezza… Che cosa ci guadagna la Corea del Nord a lanciare un missile? Niente. Se loro lanciano il missile, gli americani non rimarranno con le mani in mano, risponderanno, e sarà la distruzione totale”. Nella regione la tensione resta altissima, soprattutto dopo il sesto test nucleare nordcoreano di domenica 3 settembre che ha addirittura provocato un terremoto di magnitudo 6,3. Si è trattato del test nucleare più potente mai realizzato in passato.

“Ora basta!” gridano gli Stati Uniti, che chiedono al Consiglio di sicurezza dell’Onu di adottare e imporre “le più dure misure possibili” contro Pyongyang. Diverso il parere di Russia e Cina, che invece insistono sulla via della diplomazia. “Rispetto le decisioni dell’Onu – afferma il Vescovo di Daejeon. – Ma bisogna sempre lasciare uno spazio al dialogo. Mai rompere la via della negoziazione. Deve rimanere sempre aperta una porta. Se la Cina, per esempio, a causa delle sanzioni dovesse fermare l’erogazione del petrolio alla Corea del Nord, questa azione potrebbe provocare nel Paese morti per fame”.

La Chiesa cattolica di Corea guarda con forti aspettative all’azione del presidente sudcoreano Moon Jae-in, che il 6-7 settembre ha incontrato il presidente russo Putin. “Spero – confida mons. Lazzaro – che Russia e Putin riescano a fare pressione sulla Corea del Nord convincendola a fermarsi, che non può andare avanti su questa linea, e chiedendo al regime di Pyongyang di mettersi in dialogo”.

Ma sullo scacchiere della diplomazia internazionale non c’è solo Pyongyang. Per questo il presidente coreano Moon (che il vescovo Lazzaro definisce “un buon cattolico”) da quando è stato eletto, si è impegnato a tessere legami di dialogo con tutti i protagonisti in gioco: Russia, Cina, Germania, Stati Uniti e Giappone. Purtroppo però – dice il vescovo – “una Corea divisa fa comodo a tutti”. E forti sono, soprattutto in questa parte del mondo, gli interessi sulla vendita delle armi. Non è un caso se “la Penisola coreana è la regione più armata della Terra… Papa Francesco è preoccupato e prega molto – prosegue. – Il rosario è la nostra forza. Il Papa propone sempre il dialogo come via di costruzione alla pace. Questa è la sua linea per tutte le situazioni nel mondo, e lo è anche per la Corea: salvare il dialogo a tutti i costi e trovare anche per le crisi più difficili soluzioni diplomatiche”.

Dal canto suo la Chiesa ha le porte aperte. È pronta in qualsiasi momento a mettersi in viaggio e andare a Pyongyang. “Ma è la Corea del Nord – dice Lazzaro You – a dover prendere l’iniziativa: senza un loro invito, nessuno può entrare, e loro adesso hanno chiuso tutto. Ma noi siamo pronti. La Caritas coreana è pronta ad aiutare il popolo nordcoreano. Medicine, latte in polvere, tutto. Hanno bisogno del nostro aiuto”.

 

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