Maria madre della Chiesa. La prima degli evangelizzatori

Tempo di lettura: 295 secondi

Come ha generato il Capo, Cristo, Maria genera le membra di lui, cioè coloro che rinascono in lui per la fede. Ma questo che cosa significa, visto che concretamente ciascuno di noi ha una sola madre – e non è Maria di Nazareth? Se abbandoniamo il piano ricco ed evocativo delle immagini, in che modo possiamo descrivere questa maternità di Maria?

Maria è madre di Gesù, senza ombra di dubbio.

Numerosi dibattiti e puntualizzazioni, nonché un Concilio ecumenico hanno portato all’affermazione che è anche “madre di Dio”, in quanto il bambino che nasce da lei è il Figlio di Dio, colui che viene dal Padre e che è con Lui in una relazione unica, tanto da poter essere detto l’Unigenito. In che senso però può essere detta “madre della Chiesa”? Un soggetto collettivo, quale è la Chiesa, non può essere generato da una donna se non metaforicamente; infatti nella tradizione della Chiesa e anche nel recente documento della Congregazione per il culto ( vedi articolo a lato) che istituisce la memoria di Maria madre della Chiesa, si spiega questo titolo per metafore: come ha generato il Capo, Cristo, Maria genera le membra di lui, cioè coloro che rinascono in lui per la fede.

Ma questo che cosa significa, visto che concretamente ciascuno di noi ha una sola madre – e non è Maria di Nazareth? Se abbandoniamo il piano ricco ed evocativo delle immagini, in che modo possiamo descrivere questa maternità di Maria? Anzitutto uscendo dalle idee stereotipate e dolciastre che abbiamo della maternità in genere e di Maria in specie. Gesù non è stato sempre bambino, come non lo è ora; e così Maria, lungo l’arco della sua vita, se si è rapportata con lui come madre che cura e nutre, poi gradualmente ha smesso di farlo, finché i ruoli si sono invertiti e lei si è messa in ascolto, alla sequela, fino a essere la prima e più perfetta discepola di Cristo.

Ciò che Maria non è
Quindi, se non ce la possiamo immaginare rispetto a Gesù come una mamma che cura il suo bambino – perché Gesù bambino non è, ma è adulto, e dispone di sé – , a maggior ragione non possiamo pensare il rapporto di lei con ciascuno di noi come una sorta di prolungamento delle cure materne che ci vengono elargite in tenera età. Nessun essere umano adulto si può sentire confortato dall’idea di essere accudito dalla mamma: mi sembra evidente. Questo tipo di sentimenti e di aspirazioni porta con sé una nostalgia romantica dell’infanzia, se non una certa immaturità che spinge a rifugiarsi sotto una protezione che ci difenda dalla vita. Inoltre, Padre e Madre dei credenti è sempre Dio, il quale mette al mondo, rigenera, custodisce, nutre, insegna la libertà, chiama alla responsabilità, gode della crescita di quelli che ha generato.

Lo Spirito a Pentecoste

Allora, in cosa consiste la maternità diMaria nei confronti della Chiesa e di ciascuno dei discepoli di Cristo? Anzitutto per comprenderlo bisogna andare al momento in cui la Chiesa nasce, il momento in cui compare nella storia una nuova aggregazione umana che non è fondata sull’appartenenza al popolo di Israele – pur essendo tutti ebrei i primi membri della Chiesa – né su altro che non sia l’annuncio e l’accoglienza del Vangelo.

La Chiesa fa il suo ingresso nella storia quando uomini e donne sperimentano di essere stretti in un un’unica vita dalla fede nel Vangelo e comprendono che questa unica vita che li unisce fra di loro li unisce anche con Dio. La Scrittura ci racconta questo momento iniziale, questo parto, nel giorno di Pentecoste (capitolo 2 del libro degli Atti degli apostoli). Lo Spirito invade le persone riunite nel Cenacolo, che sono gli Undici, più Mattia scelto per ricostituire il collegio dei Dodici (istituzione ebraica destinata a finire e a non essere riprodotta con la morte di Giacomo, riportata negli Atti qualche capitolo più avanti), alcune donne, la madre di Gesù, i fratelli – e le sorelle – di lui. Su tutti questi scende lo Spirito, e non c’è motivo di pensare che escano a predicare solo gli Undici più il dodicesimo di fresca nomina, scelto fra quelli che erano riconosciuti come testimoni apostolici. Èpiù rispettoso del testo pensare che escano tutti, anche Maria e le donne. Infatti la citazione che Pietro fa nel suo discorso per spiegare ciò che sta accadendo, tratta dal profeta Gioele, dice che “i figli e le figlie di Israele” profeteranno quando verrà effuso lo Spirito, e questo è proprio quello che sta accadendo.

Un posto d’onore

Da questa primigenia predicazione, che testimonia tutto ciò che è accaduto riguardo a Gesù, nasce la prima Chiesa. Infatti coloro che ascoltano si sentono trafiggere il cuore e credono nel Vangelo, unendosi al gruppo dei testimoni e formando insieme una nuova realtà: un nuovo soggetto collettivo.

Fra questi testimoni che mettono al mondo la Chiesa con la loro predicazione e la loro fede, Maria è in prima linea. La fede di lei è la fede esemplare del discepolo che accoglie la Parola e la fa diventare carne; lei è colei che ha seguito il Maestro in ogni momento, che conosce di lui ogni segreto, anche prima che si rivelasse al mondo. Fra i testimoni apostolici, Maria ha un posto d’onore perché può testimoniare su Gesù non soltanto ciò che è accaduto dopo il battesimo di Giovanni, ma anche ciò che è accaduto prima. Allora davvero è madre della Chiesa, perché la mette al mondo con la fede e la predicazione. Davvero è madre della Chiesa perché, ogni volta che essa annuncia e fa sorgere nuovi credenti, questi entrano nella fede che Maria ha testimoniato per prima e cui ha dedicato tutta la propria vita. Tutti quelli che rinascono in Cristo sono figli suoi, perché rinascono grazie alla fede di lei e nella fede di lei, la prima e la più perfetta discepola di Cristo, testimone apostolica di eccellenza, segno di sicura speranza per ciascuno di quelli che credono.

Contributo pubblicato sul numero 15 del 26/04/2018 de La Voce, disponibile cliccando qui.

AUTORE: Simona Segoloni Ruta

LASCIA UN COMMENTO