Regione. L’impresa della cultura

Conferenza regionale della cultura: la Regione ha incontrato operatori e istituzioni

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apertura-culturaRiuscirà l’Europa dove non è riuscita la politica? Avete presente le infinite code agli assessorati alla cultura regionale, provinciale e comunale, per chiedere finanziamenti per le più diverse iniziative culturali?

Dalla pubblicazione del libro alla rassegna di danza, dal restauro dell’affresco alla mostra d’arte moderna, dalla manifestazione storica ai concerti di musica varia, ecc ecc.

La coda in effetti negli ultimi anni si è sfoltita per mancanza di soldi, con annunci di “ultima edizione” di manifestazioni “per colpa” dell’ente pubblico di turno che non dà più il contributo.

Questo lo scenario in cui si pone il discorso che la presidente della Regione, Catiuscia Marini, ha tenuto lunedì 20 luglio, in un’affollatissima Aula Magna del complesso monumentale di San Pietro a Perugia, di fronte alle istituzioni e agli operatori della cultura della regione.

Uno degli incontri che sta tenendo con le diverse categorie sulle nuove politiche programmatiche per il quinquennio 2015-2020.

La presidente, insieme alla neo assessore alla cultura, Fernanda Cecchini, ha detto chiaramente che se non fosse per i fondi europei la Regione non avrebbe di che spendere per la cultura, ma per averli l’Europa mette delle condizioni che cambiano alla base il modo di pensare e soprattutto di operare del settore.

Le risorse “verranno meno nei prossimi anni sia per la gestione che per le spese ordinarie di mantenimento dei beni e delle attività culturali” ma, ha aggiunto Marini, “contemporaneamente potremo utilizzare quelle comunitarie previste per la creatività, per l’innovazione, per la formazione, (qualche decina di milioni di euro in 5 anni)”.

“L’Europa ci chiede di individuare i cosiddetti ‘grandi attrattori culturali’ della regione e l’Umbria nel suo insieme siamo convinti sia il più forte attrattore”, ha detto la Presidente evidenziando poi la necessità di “un nuovo modello organizzativo” per poter accedere ai Fondi comunitari, un modello che faccia “perno sulle imprese culturali, soprattutto per la gestione”, imprese che creino lavoro.

L’altra parola chiave, ha aggiunto, è il “fare rete” “per raggiungere dimensioni ed economie di scala significative”. Per la Presidente l’Umbria “è all’avanguardia in

termini di diffusione delle risorse culturali di qualità in tutto il territorio”. In tutto ci sono 120 musei tra pubblici e privati, compresi i 13 della Rete dei musei ecclesiastici dell’Umbria, ben rappresentati alla conferenza dalla vicepresidente Catia Cecchetti e altri consiglieri Meu.

Esistono già forme di rete “ma la situazione vede ancora singole iniziative chiuse nelle loro angustie gestionali e finanziarie”. Ha poi parlato della necessità di una “revisione della legislazione, arrivando ad una Legge quadro regionale in materia di cultura e della sua valorizzazione” visto che tra l’altro è cambiata in questo settore anche la legislazione nazionale.

Il tavolo dei relatori durante l’incontro della conferenza regionale della cultura
Il tavolo dei relatori durante l’incontro della conferenza regionale della cultura

Va fatto inoltre ogni sforzo “per ampliare la partecipazione dei privati e delle Fondazioni “sfruttando la recente legislazione nazionale che promuove tale partecipazione”. Infine nell’anno del Giubileo straordinario – ha sottolineato ancora la Marini – la collaborazione con la Conferenza episcopale umbra e con i referenti del più significativo patrimonio culturale dell’Umbria è fondamentale.

Alla conferenza erano pre

senti Franco Moriconi, rettore dell’Università degli studi di Perugia e presidente della Fondazione per l’Istruzione agraria, Francesco Tei, direttore Dipartimento di Scienze agrarie alimentari ed ambientali Università di Perugia, Luisa Montevecchi, segretario regionale Mibact per l’Umbria, Giorgio Armillei, coordinatore Consulta Cultura Anci Umbria, mons. Mario Ceccobelli, delegato Beni culturali della Ceu.

 

Beni culturali ecclesiastici anima della cultura umbra

Beni ecclesiastici. Per mons. Ceccobelli (Ceu) c’è bisogno di maggiore sinergia tra pubblico e privato. Necessari fondi non solo per la valorizzazione ma anche per la gestione

“Le diocesi umbre con le loro 500 e più parrocchie, e i santuari custodiscono la gran parte dei beni culturali della regione. Alcune chiese monumentali rappresentano esse stesse opere d’arte e richiamano migliaia di visitatori. Ma, al di là, dei grandi centri d’arte, vi è una miriade di chiese, cappelle,

oratori e conventi di indubbio valore artistico. Essi rappresentano la ‘vera anima’ della cultura umbra, che si è formata attraverso i secoli grazie alla fede e alla pietà popolare”. Ha sottolineato così l’importanza del patrimonio culturale delle Chiese umbre, mons. Mario Ceccobelli, intervenuto alla conferenza in rappresentanza della Conferenza episcopale umbra.

Un patrimonio immenso del quale “l’ente pubblico deve farsi carico poiché, anche se non gli appartiene giuridicamente, fa parte integrante dei beni pubblici della nostra terra” ha detto il vescovo ricordando “che le diocesi, le parrocchie e le comunità religiose a stento riescono a tutelare e prima ancora a salvare e rendere fruibili” beni tra i quali ci sono chiese “cariche di opere d’arte” ma chiuse da anni perchè non gli si può garantire adeguata custodia.

Mons. Ceccobelli ha poi ricordato il processo di inventariazione dei beni culturali ecclesiastici portato avanti grazie al contributo dell’otto per mille e della realtà della Rete museale ecclesiastica umbra, che comprende 13 musei. Ricordando la collaborazione e sinergia tra Rete museale e Regione mons. Ceccobelli ha chiesto “tavoli di lavoro periodici con l’assessorato e gli uffici competenti regionali” per poter formulare “progetti e iniziative in grado di consolidare e potenziare lo straordinario patrimonio culturale umbro”.

In questa direzione va anche la necessità di trovare, ha aggiunto, “la possibilità di finanziamenti non solo destinati alla valorizzazione ma anche alla gestione dei musei ecclesiastici”, indicando tra le necessità quella di “modificare le normative che impediscono alle diocesi dell’Umbria l’accesso ai finanziamenti europei”.

Di fronte alle tante emergenze evidenziatesi a seguito dei recenti censimenti sul patrimonio architettonico, storico artistico, archivistico e bibliografico attuato dalla diocesi umbre, difficili da gestire per mancanza di risorse pubbliche, Ceccobelli ha infine auspicato la “stipula di un Accordo di Programma Quadro coordinato dalla Regione con l’adesione dello Stato e della Conferenza episcopale umbra, rivolto a mettere insieme le competenze, le risorse economiche, l’individuazione di effettive priorità, da sostanziare in un programma operativo pluriennale che potrebbe essere un tentativo di soluzione di un problema che riguarda tutti”.

 

AUTORE: Manuela Acito Maria Rita Valli

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