I materiali per fare calici e patene

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Caro don Francesco, la domanda che vorrei porle è una curiosità. Ma di quale materiale devono fatti fabbricati i calici e le patene?

M.

Da bambino, i miei genitori mi avevano dato la buona abitudine di vestirmi bene per andare a messa o addirittura di rinnovare i vestiti nuovi, qualora me li avessero comperati in settimana. Questo per dire che quando si ha a che fare con Nostro Signore non si può ragionare su come fare le cose o fabbricare gli oggetti: tutto è chiamato a essere riflesso della bellezza di Dio per dare gloria al suo Nome. Per questo la Chiesa da sempre si è preoccupata di dare indicazioni sui materiali da utilizzare per i vasi sacri.

Se questi oggetti sono destinati a contenere l’eucaristia, il memoriale del Mistero pasquale, viene da sé che non possono essere fabbricati con qualsiasi materiale, né essere poco curati, sporchi, o quant’altro.

Una delle prime testimonianze su quale materiale utilizzare per i vasi sacri, la ritroviamo nel Liber Pontificalis , antica raccolta di brevi biografie dei Papi che, anche se va presa con tutti i limiti espressi dalla critica letteraria, può testimoniare una probabile prassi presente nella vita liturgica della Chiesa antica. Nella pagina dedicata a papa Urbano (+230 ca.), 17° Vescovo di Roma, viene detto: hic fecit ministeria sacrata omnia argentea et patenas argenteas posuit (“fece diventare i servizi sacri tutti d’argento, e le patene d’argento”).

Tutti i documenti che trattano del tema, a partire dalla Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II e dall’ Ordinamento generale del Messale romano, al di là delle motivazioni funzionali, ossia che siano materiali che non assorbano i liquidi, solidi e non ossidabili, parlano di nobiltà del metallo o del materiale utilizzato (es. ebano o legno duro) a seconda della consuetudine nelle regioni, e decoro del materiale stesso e della sua fatturazione; aggiungo, inoltre, attenzione nella loro conservazione. Va da sé la motivazione che sta dietro a questa consuetudine e a queste indicazioni: Gesù nell’Ultima Cena ha offerto se stesso nelle specie del pane e del vino, e seppur siano semplici queste materie da lui scelte per significare il sacrificio di se stesso, la sobria nobiltà del contenitore deve rispecchiare e accordarsi con la preziosità del contenuto, il corpo e il sangue di Cristo.

AUTORE: Don Francesco Verzini

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