Medioevo e Rinascimento in cento opere d’arte

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Centotrenta opere provenienti da tutta la regione per raccontare la ricchezza delle diverse forme d’arte fiorite in Umbria tra Medioevo e Rinascimento. Sono le protagoniste di “Tutta l’Umbria una mostra” l’esposizione inaugurata il 10 marzo a Perugia (si chiude il 10 giugno) dalla Galleria nazionale dell’Umbria per celebrare i cento anni dalla sua statalizzazione avvenuta il 17 gennaio 1918. La mostra, curata da Cristina Galassi e Marco Pierini, rappresenta la prima delle iniziative in programma nel corso dell’anno per celebrare la ricorrenza. In un tripudio di colori e ori, resi ancora più intensi dalle pareti blu delle sale, dipinti, oreficerie, paramenti sacri, sculture e arredi lignei ben testimoniano il periodo più fulgido dell’arte umbra. Ben 186 sono i musei

civici, ecclesiastici e privati che hanno contribuito concedendo in prestito le loro opere, “tre quarti delle quali – ha ricordato il direttore della Galleria Marco Pierini in occasione dell’inaugurazione – provengono da chiese e musei ecclesiastici. Una ventina sono state anche restaurate con un finanziamento di circa 100 mila euro”. Nel percorso, tra la sala Podiani e le sale del piano superiore, nonché lungo il percorso solito della Galleria tra i grandi artisti si possono trovare Arnolfo di

Cambio, Gentile da Fabriano, Benozzo Gozzoli, Pinturicchio e Perugino. Bellissima la Madonna con il Bambino del Pinturicchio, proveniente dal museo diocesano di Città di Castello, così come quelle di scuola Peruginesco- pinturicchiesca o del Sassoferrato. E poi la sezione dedicata all’Alunno, così come quella dedicata ai Gonfaloni umbri, tipica espressione della devozione popolare umbra, tra i quali quello realizzato da Benedetto Bonfigli è certamente

il più rappresentativo. L’evento, anche se di dimensioni più ridotte, si rifà alla celebre mostra “Antica arte umbra” che venne realizzata nel 1907 sempre nelle sale della antica Pinacoteca di palazzo dei Priori con quasi mille opere che servirono anche in quella occasione – ha spiegato Galassi – per valorizzare l’eccezionale fioritura artistica umbra tra Medioevo e Rinascimento. Il successo fu straordinario, venne anche il re Vittorio Emanuele III e grande ammirazione dimostrò

la regina Margherita, sia per il coinvolgimento dell’intero territorio che per la partecipazione di opere di artisti umbri e delle aree limitrofe, ma fu soprattutto un’occasione per riscoprire maestri dimenticati come l’Alunno e Matteo da Gualdo o di tipologie di opere come i Gonfaloni. Attraverso poco meno di mille pezzi – ha proseguito – tra dipinti, arredi lignei, sculture, paramenti sacri, ceramiche e codici miniati l’esposizione del 1907 aveva contribuito a marcare, per la prima volta, i tratti originali della scuola umbra. Dopo l’Unità d’Italia si temeva che si sarebbe persa l’identità regionale per cui si pensò che una mostra di quel tipo, legata al territorio, potesse costituire un elemento di rafforzamento per il senso di appartenenza nazionale”.

AUTORE: Manuela Acito

 

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