Merloni, indietro tutta…

La protesta di lavoratori e sindacati per la sentenza del tribunale di Ancona, subordinata al parere delle banche. L’intervento di mons. Sorrentino

Tempo di lettura: 120 secondi

merloni-protesta-lavoroIl futuro della “Antonio Merloni” torna fosco dopo la decisione del tribunale di Ancona che ha annullato, di fatto, il passaggio di proprietà della società alla Jp Industries, giudicandolo “troppo basso”, su istanza delle banche creditrici. La nuova azienda aveva assunto l’impegno a ricollocare 700 dei 2.200 addetti dell’ex impresa di elettrodomestici. È scattata subito la protesta dei lavoratori davanti ai cancelli della sede di Colle di Nocera. I sindacati Cgil, Cisl e Uil, Fiom, Fim e Uilm hanno fatto il punto della situazione con i lavoratori ribadendo “l’avvio di una mobilitazione iniziata, e che continuerà”. Hanno espresso la propria contrarietà alla sentenza del tribunale di Ancona che, “privilegiando gli interessi delle banche, mette a rischio centinaia di posti di lavoro”. In occasione della visita del Papa, i sindacati si attiveranno “anche con il Vescovo di Assisi per chiedere un incontro tra la delegazione di Nocera Umbra e il Pontefice”. Lo stesso presule di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, ha espresso tutta la solidarietà della Chiesa ai lavoratori che “si ritrovano a vivere un’altra fase di incertezza nella lunga vicenda che interessa l’ex azienda Antonio Merloni, in seguito all’annullamento della cessione al gruppo Qs spa di Giovanni Porcarelli. Senza entrare nel merito processuale, che resta a chi di competenza, è necessario ancora una volta che tutte le istituzioni si pongano accanto a tanti lavoratori e a tante famiglie che, dalla mancanza di lavoro, vengono provati nella loro dignità e vivono da troppo tempo in difficoltà. Papa Francesco, che attendiamo ad Assisi il prossimo 4 ottobre, ha detto parole chiare sulla necessità di costruire una società in cui stia al centro l’uomo, e si stabiliscano rapporti di solidarietà che sanno andare oltre la misura dei propri interessi, per andare incontro a chi ha più bisogno. Non il dio-denaro, ma il Dio-Amore è il futuro dell’uomo. La Chiesa continuerà a fare la sua parte di vicinanza e di stimolo, ma è necessario più che mai che la politica si concentri su questa e simili urgenze per ridare speranza al nostro territorio e in particolare ai giovani”. Il rischio paventato dai lavoratori è di ritornare indietro di due anni. L’auspicio è un pronunciamento del Governo sulla situazione, considerando il numero dei lavoratori coinvolti e la volontà di mantenere, comunque, l’attività produttiva. Il segretario regionale della Cgil, Mario Bravi, ha sottolineato che “l’Italia è una Repubblica fondata su lavoro, e non sulle banche”.

AUTORE: E. Q.

LASCIA UN COMMENTO