Natura e cultura formano le persone

Le obiezioni alla previsione, contenuta nella proposta di legge, di interventi nella scuola senza che vi sia un confronto con esperti dell’educazione, insegnanti e genitori sul progetto educativo

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Uno striscione della manifestazione romana di “La Manif pour tous Italia”
Uno striscione della manifestazione romana di “La Manif pour tous Italia”

Il mio intervento prende in esame l’ Art. 3 comma 1;2;3, della proposta di legge “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale”. (…) Quando la politica entra nel mondo della scuola è chiamata a farlo in punta di piedi, tenendo presente che l’educazione spetta in primo luogo ai genitori (Articolo 30 della Carta Costituzionale e art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo) si tratta dunque di una corresponsabilità educativa, di una alleanza tra Famiglia e Stato che in democrazia non può essere progettata e attuata in una forma impositiva, come avviene invece nelle dittature, ma sempre propositiva e collaborativa, il cui complesso di contenuti educativi, in una società non più omogenea sul piano valoriale come quella attuale, non può e non deve entrare in contraddizione con i valori sentiti e vissuti dalle famiglie. L’articolo 3 di questo Atto, pur definendo più volte i suoi obiettivi non esprime contenuti sostanziali e non fa riferimento ad un progetto educativo esaustivo. Inoltre, non fornisce spiegazioni in merito alle competenze educative e didattiche di coloro che (cito articolo: enti locali, associativi, professionali o di categoria) potranno essere chiamati dalla Regione per espletare questo compito. (…) Ogni proposta educativa è sempre prospettica e intenzionale: prospettica perché non si coniuga al presente ma al futuro, non guarda solo al soggetto di oggi, ma a quello che sarà domani; intenzionale perché non può essere lasciata al caso, ma prevede obiettivi, programmi e contenuti che devono essere stati preventivamente condivisi tra genitori e professori, comprovati a livello scolastico e forniti di dati scientifici basati sul banco di prova della valutazione sperimentale. Si deve poi dare alle famiglie la libertà di rifiutare qualsiasi proposta inserita nel “patto educativo” che non corrisponda al proprio sentire o al proprio panorama esistenziale. E questa possibilità decisionale si deve allargare a tutto il corpo docente. Ci si domanda: i corsi di formazione previsti per il personale scolastico saranno obbligatori? (…) Ci si potrà appellare al diritto/dovere dell’obiezione di coscienza?

Molti errori pedagogici sono fondati sull’idea che basta dare contenuti e informazioni per poter educare alla giustizia e al bene, ma l’essere umano ha bisogno di “entrare” dentro le cose per capirle, di sporcarsi le mani e di ricondurre ogni contenuto a criteri generali. (…) Faccio ancora un esempio: se come educatore rifletto sul sesso, la domanda non è tanto a che serve? Ma che cosa significa? La prima è una domanda funzionale in chiave descrittiva e rientra nell’istruire, ma per comprendere la portata di ciò che voglio far conoscere, devo presentare il concetto di “persona”, che è molto più complesso di quello d’identità di genere e di orientamento sessuale. Devo trasmettere le ragioni sostanziali dell’“essere persona” e queste sono ragioni di carattere antropologico. Le domande allora saranno: chi è la persona, perché esiste, quale è il suo scopo nella vita? Una persona può essere definita secondo il suo gusto sessuale? Una persona non è anzitutto una persona a prescindere dai suoi orientamenti sessuali? L’identità di un individuo come si sviluppa e perché?

(…) Si può educare a partire da ciò che siamo biologicamente, dalla storia che si è vissuta, dalle relazioni che abbiamo avuto e da quelle che viviamo oggi. I “confini del mondo reale” formano i “confini della mente”, è attraverso il contatto con il dato reale che il cervello configura le dimensioni dello spazio e del tempo, del possibile e dell’impossibile, del bene e del male. Fuori da questi “confini reali” cioè a prescindere da questi assiomi generali, non può esistere educazione. Dobbiamo ammettere che siamo esseri di relazione, nessuno si educa da solo e nessuno diviene un adulto realizzato, nel pieno senso del termine, fuori da una comunità, a cominciare da quella primaria della famiglia. (…) Si potrebbe dire che l’Io nasce e cresce nel Tu che antropologicamente parlando significa: io so chi sono, solo se so da chi vengo! Ecco perché abbiamo il sacrosanto diritto di sapere chi sono o sono stati i nostri genitori biologici.

Ma l’essere umano non è solo relazione e non si auto-comprende solo grazie alla presenza di altri, non è solo cultura, è anche una delle numerose forme di materia vivente che esistono su questo pianeta, i nostri sentimenti sono chimica, e tutta la nostra vita risente profondamente delle Leggi fondamentali della Natura. (…). In natura non esiste niente d’indifferente, tutto è profondamente correlato e interdipendente; se questi principi, dal latino princepscipis, nel senso di ciò che viene prima di noi, che precede la ragione, non vengono presi in considerazione, si annulla ogni realismo ontologico e si acconsente ad un mondo senza più regole universali ed evidenti, fino al punto che: io potrei non essere io, tu potresti non essere tu e tutta la realtà è fantasia che ciascuno può ricostruire come vuole. I bambini, dal canto loro, conoscono naturalmente la differenza tra fantasia e realtà, perché il gioco è la loro attività principale, vi entrano e vi escono quando vogliono, ma per giocare non solo devono conoscere le regole del gioco, devono anche attenersi ad esse. (…) Una mela è una mela e non può essere una pera! Mela e pera sono due frutti buoni da mangiare, ma non sono la stessa cosa (…). Ma il vero problema è che l’uomo non genera una cultura a partire dal nulla, la riceve e la trasforma in funzione di quello che è a livello ontologico, secondo i dati oggettivi che riceve dalla realtà naturale con le sue leggi e facendo tesoro di conoscenze ereditate dalle generazioni precedenti. Quando si afferma che l’uomo e la donna non sono altro che dei prodotti culturali, senza tenere in considerazione lo sviluppo dell’interiorizzazione del corpo sessuato, significa smentire 150 anni di studi di psicologia dell’età evolutiva. Concludo: chiedo che all’Art. 3, comma 1,2,3, di questo Atto II, possa essere respinto, essendo manchevole di quelle prerogative essenziali che esige un progetto educativo condiviso ed esauriente.

AUTORE: Maria Rita Castellani Pedagogista

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