Nelle urne l’Umbria c’è?

L'elettore non potrà esprimere una preferenza, per cui le presenze regionali dipendono dalle segreterie di partito

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Ora si vota. È il ritornello degli stati maggiori dei partiti per placare le polemiche dopo il varo delle liste con i candidati. Pareva che il risentimento fosse una caratteristica solo nel Partito democratico con la clamorosa e sostanziale esclusione di Alberto Stramaccioni, parlamentare uscente ma non confermato, ma anche nel Popolo della libertà c’è stata grande tensione. Con le dimissioni dei due vicecoordinatori regionali di FI, Claudio Ricci e Raffaele Nevi, furenti per l’esclusione dai candidati eleggibili di Giorgio Bartolini, come simbolo per Assisi, e di un ternano. In realtà, in modo trasversale, hanno prevalso le decisioni romane prese a tavolino e con il bilancino per calcolare il peso delle correnti, dopo le varie fusioni. Le segreterie regionali hanno inciso in maniera impalpabile. Non si spiegherebbero altrimenti i risultati con la scarsa rappresentanza di interi territori. Nel Pd il capoluogo regionale non avrà un proprio esponente, nel Pdl non c’è spazio per Terni. L’impossibilità per l’elettore di scegliere un candidato ‘ si può solo barrare una lista ‘ ha portato a candidature blindate, senza alcun rapporto con l’elettore. E così nel Pd potranno essere eletti l’ex portavoce di Veltroni, Walter Verini, tifernate d’origine, o il prodiano Sandro Gozi, paracadutato in Umbria. Nel Partito della libertà ci potrà essere un seggio – dopo Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini – per l’ex comandante della Guardia di finanza Roberto Speciale, ma anche per Pietro Laffranco che ha sopravanzato il parlamentare uscente Luciano Rossi. Misteri delle candidature. Al Senato il Pdl conferma Franco Asciutti e sposta dalla Camera il parlamentare uscente Domenico Benedetti Valentini. Complessivamente sono 17 i raggruppamenti che hanno presentato i candidati, anche se alcune formazioni minori devono ottenere il via libera dalla corte d’Appello per alcuni vizi formali nella presentazione delle liste. Nonostante le scelte dei grandi raggruppamenti di fondersi per evitare la dispersione del voto c’è una gran voglia di presentarsi, magari come esclusiva testimonianza. Per molti la barriera del 4 per cento alla Camera e dell’8 per cento al Senato sarà insuperabile. A sinistra del Pd insistono tre raggruppamenti, la Sinistra l’Arcobaleno (il senatore uscente ex Ds, Paolo Brutti, potrebbe farcela per palazzo Madama) ma anche il Partito comunista dei lavoratori (propone alla guida Marco Ferrando) e Sinistra Critica (con Franco Turigliatto). A destra del Pdl ci sono la Destra (con Daniela Santanchè) e Forza nuova (con Riccardo Donti). Ci riprovano due parlamentari umbri uscenti, Maurizio Ronconi e Sandra Monacelli, nell’Unione di centro, guidata da Pierferdinando Casini. La presenza dei parlamentari umbri ‘doc’ dipenderà in gran parte dal gioco delle opzioni dei vari big. La scelta dei leader di rappresentare un’altra circoscrizione, dove si sono presentati risultando eletti, magari come in Umbria, farà scalare le posizioni agli aspiranti parlamentari. Insomma l’aumento della compagine umbra, che conosce meglio i problemi del territorio, dipende dal grado di ‘sensibilità’ dei capilista.

AUTORE: E. Q.

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