Ora il gioco d’azzardo inizia a 4 anni

Tempo di lettura: 122 secondi

Una volta i bambini giocavano a Monopoli. Oggi i tempi sono cambiati e i nostri piccoli, nativi digitali, possono giocare con un’app, Monopoly Slots, in cui viene promesso di far provare “l’eccitazione delle slot machine di Las Vegas”. A denunciare l’esistenza di centinaia di app per indurre i bambini a giocare d’azzardo gratis è il quotidiano britannico The Daily Telegraph, che segnala come Facebook, Google e Apple offrano ai più piccoli, anche di soli 4 anni, app con slot machine, roulette, poker, in cui appaiono i personaggi dei cartoni animati. Più la dipendenza aumenta, più i giochi diventano a pagamento, con i bambini che chiedono ai genitori soldi per comprare monete virtuali. A Daniela Capitanucci, psicologa e psicoterapeuta, presidente onorario di “And – Azzardo e nuove dipendenze”, chiediamo un parere sul fenomeno.

Davvero queste app sono pericolose per i bambini?
“Purtroppo sì. Si tratta di una tecnica di condizionamento e avvicinamento al consumo e alla dipendenza studiata a tavolino, basata sui meccanismi di condizionamento classico di Pavlov e operante di Skinner, che si poggiano su schemi di rinforzo con vincite intermittenti e imprevedibili erogate con più modalità: per gli adulti quelle economiche, per i bambini accumulo di punti o bonus e passaggi di livello nel gioco”.

In queste app per bambini sono utilizzati personaggi dei cartoni animati…
“Certamente il rischio di queste app sta anche nel fatto che vengono utilizzati dei simboli noti ai bambini e anche ai genitori. Infatti, i bambini sono portati maggiormente a giocare laddove ci sono personaggi noti; e i genitori, che si allarmano quando percepiscono una differenza con l’attività ludica ordinaria, anche se sono attenti, non percepiscono la differenza con quanto già noto e vagliato, come può essere un personaggio di un cartone animato. In più, molto spesso c’è un digital divide tra le diverse generazioni: i bambini hanno molta più una dimestichezza con gli ambienti virtuali del Web e dei telefonini rispetto ai genitori, per non parlare dei nonni, con cui trascorrono molto tempo. Questo è un ulteriore fattore di rischio e anche di limitazione di intervento preventivo”.

Cosa possiamo consigliare ai genitori di fare contro questi pericoli?
“L’unico consiglio è stare a fianco dei bambini quando compiono questo tipo di attività, che non vuol dire il controllo sterile, ma quella vigilanza attenta, quel fare insieme che permette di comprendere l’attività svolta dal proprio figlio”.

Continua a leggere l’intervista sull’edizione digitale de La Voce.

 

AUTORE: Gigliola Alfaro

LASCIA UN COMMENTO