Padre Hamel, martire del nostro tempo

Tempo di lettura: 155 secondi

Jacques-Hamel-padre-_attentato-Francia-cmykPadre Jacques Hamel, il sacerdote francese ucciso il 26 luglio scorso, “è un martire” e “i martiri sono beati”. Così mercoledì mattina Papa Francesco all’omelia della Messa celebrata a casa Santa Marta, in segno di vicinanza ai familiari e a tutta la comunità di Rouen nel giorno in cui la Chiesa celebrava la festa dell’Esaltazione della santa Croce. Una Messa di suffragio, dunque, per il sacerdote che è stato sgozzato per mano di due giovani terroristi francesi di origini maghrebine, in un attentato rivendicato dal sedicente Stato Islamico, mentre celebrava la Messa nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray. Presenti alla Celebrazione Eucaristica circa 80 pellegrini della diocesi di Rouen, insieme al loro vescovo, mons. Dominique Lebrun.

“Quanto piacerebbe che tutte le confessioni religiose dicessero: ’Uccidere in nome di Dio è satanico’”: il Papa lo sottolinea più volte nella toccante omelia per padre Jacques Hamel. La vita e la morte di padre Hamel si inscrivono nella storia cristiana del martirio. E per comprenderla decisiva è l’odierna Festa dell’Esaltazione della Croce. Gesù, pur “essendo nella condizione di Dio”, divenne simile agli uomini e si fece obbediente fino alla morte in Croce. Lui è il primo martire, sottolinea il Papa, e “da questo mistero di Cristo, incomincia tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli ad oggi”. “C’è una cosa, in quest’uomo, che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all’altare, una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che viveva…un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino. E ha detto chiaramente: ‘Vattene, Satana!’. L’autore della persecuzione è dunque Satana. E il martirio testimonia la vita di Cristo.

Il sacerdote francese, infatti, è stato sgozzato mentre celebrava la Messa, come se fosse un criminale, dando “la sua vita per noi”, “per non rinnegare Gesù”. Come i primi cristiani che hanno confessato Gesù pagando con la vita. A loro era proposta l’apostasia, ricorda il Papa: “Dite che il nostro dio è il vero, non il tuo. Fate un sacrificio al nostro dio o ai nostri dei”. E venivano uccisi quando la rifiutavano. Una storia che “si ripete fino ad oggi e oggi nella Chiesa ci sono più martiri cristiani dei primi tempi”, sottolinea Papa Francesco: “Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo. In questa storia, arriviamo al nostro père Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri. I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere, con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione. E questa crudeltà che chiede l’apostasia, diciamo la parola: è satanica”. Padre Hamel è stato dunque un esempio di coraggio. Un esempio che è un richiamo per tutti: svuotare se stessi per aiutare gli altri, andando avanti avanti senza paura: “Dobbiamo pregarlo – è un martire! E i martiri sono beati – dobbiamo pregarlo, che ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico”.
(fonte: Radio Vaticana)

LASCIA UN COMMENTO