Paesaggio plasmato dalle abbazie

Esce il volume “Le abbazie benedettine in Umbria”

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Abbazia di San Benedetto di Mugnano (Perugia)
Abbazia di San Benedetto di Mugnano (Perugia)

San Benedetto e la sua Regola nel corso dei secoli hanno dato un contributo fondamentale alla realizzazione dell’Europa. La rete monastica ha profondamente influenzato lo sviluppo spirituale, sociale, economico e culturale del Continente, così come in Italia e in particolare della nostra regione dove il Patrono d’Europa ebbe i natali. Il tema del monachesimo benedettino in Umbria e del suo rapporto con il territorio circostante le abbazie è stato al centro di un convegno che si è tenuto il 26 settembre all’abbazia benedettina di Montelabate in località Ramazzano (Perugia). Tema dell’incontro “Alle radici del paesaggio umbro: le abbazie benedettine”. Nel corso della mattinata è stato presentato il volume Le abbazie benedettine in Umbria.

A presentare il lavoro i curatori dell’opera, l’abate Giustino Farnedi, vice direttore del Centro storico benedettino; e Nadia Togni dell’Università di Ginevra. La pubblicazione – spiega Togni – è il risultato di un censimento di 90 monasteri e insediamenti benedettini (su 300 esistenti in Umbria, dei quali oggi restano testimoni viventi 3 monasteri maschili e 10 femminili); ed è solo un primo contributo alla storia della diffusione umbra del monachesimo; che cominciò intorno ai primi insediamenti eremitici pre-benedettini sul Monteluco a Spoleto e in Valcastoriana e conobbe l’apice nell’Alto Medioevo con la fondazione di piccoli e grandi monasteri. “Tali monasteri – aggiunge – sono stati selezionati in base a due criteri: la rilevanza storica e artistica dell’istituzione, e la valenza paesaggistica delle fondazioni monastiche. La maggior parte sorgono in zone extraurbane, lungo i fiumi o le antiche vie romane, isolati nella campagna, o in montagna. Grazie a loro molte zone vennero bonificate e rese produttive. Molti sono monasteri maschili, ma ce ne sono anche femminili a cui nel prosieguo dell’indagine dedicheremo particolare attenzione. Nell’elenco vi sono anche alcune abbazie urbane, le più importanti dal punto di vista storico, quali le abbazie di San Pietro a Perugia, ad Assisi, Gubbio, San Ponziano e San Paolo inter vineas di Spoleto. Non mancano esempi di monasteri che nel periodo della grande crisi del monachesimo del XIII secolo vennero ceduti ai francescani. Tale repertorio ci aiuterà a completare il Monasticom Umbriae cioè lo studio e la schedatura di tutte le abbazie benedettine esistenti ed esistite sul territorio regionale”. Ogni scheda, tra l’altro, raccoglie informazioni sulla localizzazione del sito, il territorio, la storia, gli elementi artistici, ed è corredata da una bibliografia e da una documentazione fotografica e cartografica.

Abbazie che c’erano, e oggi non più

Il contributo dell’abate Giustino Farnedi al volume sul monachesimo benedettino in Umbria

“Storia del monachesimo in Umbria dalle origini al secolo XXI” è il contributo dato al volume (vedi sopra) da padre Giustino Farnedi, vice direttore del Centro storico benedettino italiano e abate di San Pietro a Perugia. Lo studio ripercorre il succedersi della presenza benedettina nel territorio umbro (che nei secoli dei primi insediamenti ricopriva un’area più vasta) dalle origini fino alle soppressioni da parte del Governo italiano nel 1860, e oltre.

Si devono a papa Gregorio Magno – scrive padre Farnedi – e ai suoi Dialoghi (quattro libri scritti negli anni 593-594) le notizie sull’origine e la presenza delle prime comunità monastiche in Umbria, che fiorirono abbondantemente specialmente nell’Italia centrale. A san Benedetto, nativo di Norcia (480 d. C) e alla sua vita, Gregorio dedica tutto il II libro. Per il periodo successivo, altre notizie si devono all’abbazia di Farfa.

Il contatto con questa abbazia e con altri monasteri romani e laziali (X secolo) porta a un rinnovato sviluppo monastico, che coincide con il vasto movimento di riforma della Chiesa romana che ebbe il suo culmine in quella avviata da papa Gregorio VII (1073-1085). Una riforma che fu preparata dalla fondazione di numerose abbazie, tra cui quella di San Pietro a Perugia, di Montelabate, Sassovivo, Montecorona (la cui origine, secondo una tradizione, si deve a san Romualdo, fondatore dell’Ordine camaldolese).

A metà del sec. XI seguirà la congregazione dei Vallombrosiani; un secolo dopo, l’Ordine dei Cistercensi, a cui seguì quello dei Silvestrini e dei Celestini (inizi XIII sec.). Il XIII secolo è l’anno della grande crisi, nel corso della quale i monasteri sono ancora numerosi ma comincia a diminuire il numero dei monaci; nel corso degli anni seguirà la chiusura di vari monasteri.

“Al degrado che colpì il monachesimo – scrive padre Giustino – reagì in Italia la nuova congregazione benedettina di Monte Oliveto, nella diocesi di Siena”. Il periodo rinascimentale per alcune abbazie e monasteri fu caratterizzato da un trionfo di arti plastiche e decorative. Nel Settecento, pur diminuendo le vocazioni e con la chiusura delle grandi abbazie, si assisté a uno sviluppo culturale straordinario, come avvenne ad esempio all’abbazia di San Pietro a Perugia. Dopo le soppressioni decise dal Governo nel 1860, solo pochi monasteri rimarranno attivi. Alcuni di loro oggi sono diventati sedi di istituzioni culturali, ristoranti, agriturismi, musei; alcuni sono stati distrutti, altri completamente abbandonati o ridotti a ruderi.

Il Forum

Il convegno era promosso dall’assessorato all’Ambiente della Regione Umbria e dalla Scuola umbra di amministrazione pubblica nell’ambito del Forum regionale paesaggio – geografia 2014.

AUTORE: Manuela Acito

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