Paolo VI, apostolo instancabile

Cronaca della emozionante liturgia di beatificazione domenica 19 ottobre in piazza San Pietro, presente anche il Papa emerito Benedetto

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L’arazzo appeso a San Pietro
L’arazzo appeso a San Pietro

Sei mesi dopo la doppia canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, nella stessa piazza Paolo VI viene indicato al culto della Chiesa universale come esempio di santità. All’appuntamento non potevano mancare il Papa regnante, che ha definito più volte il Papa della sua giovinezza “una luce” sul suo cammino, e il Papa emerito, che dalle mani di Giovanni Battista Montini ricevette, 37 anni fa, la porpora cardinalizia. Papa Francesco ha voluto che la beatificazione di Paolo VI avvenisse a conclusione del Sinodo straordinario sulla famiglia. Alla fine della cerimonia di beatificazione, alla quale hanno partecipato circa 70 mila persone, il Papa si è intrattenuto a lungo con i Padri sinodali e i concelebranti presenti, salutandoli uno ad uno e scambiando con ognuno qualche parola. Poi il “bagno di folla” con la jeep bianca scoperta, in una giornata romana riscaldata da un sole estivo e dalla presenza in piazza di tutte le generazioni, dai nonni ai nipoti con biberon e passeggini. Ripercorriamo l’evento nel dettaglio.

Alle ore 10 il Papa emerito Ratzinger fa il suo ingresso sul sagrato, salutato dagli applausi della folla, che lui ricambia affettuosamente salutando con la mano. Lo sguardo di Benedetto è concentrato e assorto, fisso sul libretto della celebrazione che ha tra le mani. Altrettanto raccolta e composta è la folla dei fedeli, quelli delle tre diocesi di Papa Montini in testa: Brescia con oltre 5 mila fedeli, Milano con 3 mila, e Roma che ‘gioca in casa’. Tra gli striscioni, quello degli abitanti di Concesio, città natale del nuovo Beato, e quelli variopinti delle tante scuole paritarie sparse per l’Italia che portano il suo nome.

Ore 10.20: il primo gesto di Francesco, che arriva sul sagrato, è quello di dirigersi dal suo predecessore e di abbracciarlo, mani nelle mani, occhi negli occhi. La folla dei fedeli esplode in un applauso, mentre il coro della Cappella sistina e il coro della diocesi di Milano intonano l’inno del nuovo beato, appositamente composto per l’occasione. Comincia la messa; il postulatore legge la biografia di Paolo VI, con Papa Francesco che ascolta assorto.

Alle 10.45 il Papa pronuncia la formula di beatificazione: da questo momento la Chiesa ha un nuovo nome da indicare al culto universale. La memoria liturgica cadrà il 26 settembre, giorno della nascita di Montini [non della morte, come di consueto, perché il 6 agosto è la festa della Trasfigurazione, ndr]. L’arazzo con l’effige di Paolo VI, con le mani alzate verso il cielo e i piedi che calpestano il selciato dei sanpietrini romani, viene finalmente scoperto, e al canto dello Jubilate Deo si portano all’altare le reliquie del Beato: una delle due maglie, quella più insanguinata, che indossava a Manila durante l’attentato del 1970.

Alle ore 11.15 l’omelia di Papa Francesco, dieci minuti intensi e appassionati, che scatenano gli applausi della folla. “In questo giorno della beatificazione di Papa Paolo VI – ha detto il Vescovo di Roma – mi ritornano alla mente le sue parole, con le quali istituiva il Sinodo dei vescovi: ‘Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi… alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società’ (Apostolica sollicitudo). Nei confronti di questo grande Papa, di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio oggi non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie! Grazie, nostro caro e amato Papa Paolo VI! Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa! Nelle sue annotazioni personali, il grande timoniere del Concilio, all’indomani della chiusura dell’assise conciliare, scrisse: ‘Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva’. In questa umiltà risplende la grandezza del beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante, e talvolta in solitudine, il timone della Barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore. Paolo VI ha saputo davvero dare a Dio quello che è di Dio, dedicando tutta la propria vita all’‘impegno sacro, solenne e gravissimo: quello di continuare nel tempo e di dilatare sulla terra la missione di Cristo’, amando la Chiesa e guidando la Chiesa perché fosse ‘nello stesso tempo madre amorevole di tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza’ (Ecclesiam Suam)”. Protagonista della prima parte dell’omelia era stato il “Dio delle sorprese”, che non ha paura, anzi ama le novità, delle quali non si deve avere timore. Quanto al Sinodo dei vescovi – ha detto ancora Papa Bergoglio -: in esso “abbiamo sentito la forza dello Spirito santo che guida e rinnova sempre la Chiesa. Abbiamo seminato, e continueremo a seminare”.

Quando scocca mezzogiorno, anche l’Angelus è tutto dedicato al nuovo Beato. Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata missionaria mondiale, Francesco ricorda l’enclica Evangelii nuntiandi, che ha fatto di Paolo VI “uno strenuo difensore della missione ad gentes”. Infine la devozione mariana: è stato Papa Montini a proclamare Maria “Madre della Chiesa”, a chiusura della terza sessione del Concilio. Prima di congedarsi, l’altro caldo abbraccio a Benedetto e la reverente sosta di fronte all’arazzo che campeggia sulla facciata della basilica.

AUTORE: M. Michela Nicolais

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