Persona: ma quanto conta?

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Il senso altissimo della dignità della persona che la Parola ci inocula è la stella polare del nostro impegno di Cristiani nel mondo. Il più radicale di tutti gli atteggiamenti della morale cristiana consiste nel prendere sul serio se stessi come persone, e nel prendere sul serio come persone coloro che il Signore mette sulla nostra strada. Dovunque un uomo non prende sul serio se stesso, come persona, ma si svende mendicando denaro o successo, rubacchiando rapide e insulse soddisfazioni a destra e a manca, dovunque un uomo non si sente depositario di un talento da restituire con gli interessi, là Dio viene negato. Dovunque i limiti della personalità impediscono di vedere per intero la dignità della persona, là Dio è misconosciuto.La persona non è quantificabile, la personalità sì. Personalità e persona non sono intercambiabili. Esistono personalità deboli, involute, accartocciate su se stesse che pure sono persone a tutto tondo. Giovani psicolabili, gente umiliata dalla vita fin da quando si affacciò alla vita. Gente che regolarmente capisce fischi per fiaschi. Persone. A tutto tondo. Tanto quanto Einstein. Personalità è la capacità di darsi autonomamente dei fini, di selezionare e mettere in opera i mezzi giusti per raggiungere quei fini, di controllare il “giuoco” fra fini e i mezzi, proporzionandoli gli uni sugli altri. Altrove ci si può accontentare di “motivare” il primato della persona sulla base di bramiti intimistici, soggettivi, sentimentali (oh! stantio sentore che sale dai sentimenti che si autogiustificano!). Da noi no: nel pensiero cristiano il primato della persona trova la sua più radicale fondazione nel fatto che siamo tutti Figli di Dio, tutti fratelli in Cristo, tutti depositari e collaboratori dello Spirito. “Fratelli”, “figli”: non esclusivamente sul piano morale (oh! appassita vaghezza dei sistemi morali che si autoalimentano!), ma – come si diceva una volta – sul piano ontologico. In Lui viviamo e continuiamo ad esistere. La creazione è coestensiva all’esistenza di ogni creatura. Questa lampadina arde in questo momento perché in questo momento una qualche centrale elettrica le eroga energia. Un invisibile cordone ombelicale stringe ogni uomo a Cristo. Tutta la vita, in tutte le sue forme, passa per lì. Cristo tornerebbe a incarnarsi anche per uno solo di noi. Aforismi/cardine di quell’antica, dolce, folle tensione a vedere le cose con gli occhi di Dio che è l’utopia religiosa. Per chi non può fare a meno di coltivare l’utopia religiosa quegli aforismi non sono variazioni da virtuosi su di un temino preconfezionato, no: sono l’ABC dell’essere. Persone, Figli, Fratelli. Frammenti di un unico, originalissimo, enorme mosaico che lo Spirito va componendo e che qualcuno ha chiamato Corpo Mistico. Che orizzonte di vita, fratelli miei!! Ma appena abbassiamo gli occhi dal limpido fulgore dei cieli alla concretezza del nostro vivere terreno…: è come un pugno nello stomaco. Per tanti, troppi uomini il fatto di essere persone conta quanto il due di coppe quando briscola è bastoni. E’ il grande, drammatico panorama dell’emarginazione. Tutti vengono proclamati figli di Dio, ma per quelli che vengono confinati al margine della vita quella proclamazione è vuota. Nella quotidianità della loro vita essere persone non conta nulla. Altrove questo è un problema sociale. Da noi è un sacrilegio.

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