Piante e animali che abbiamo solo noi

IMPRESE. Quali specie autoctone sono presenti nel Registro regionale. Come iscriverne di nuove per la loro tutela

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La fagiolina del Trasimeno
La fagiolina del Trasimeno

La più famosa è la fagiolina del Trasimeno, varietà autoctona di legume tipica, come dice il nome, del comprensorio del lago. Eppure non è l’unica risorsa – ed “eccellenza” – locale della nostra regione, tutt’altro. L’Umbria è terra ricchissima di biodiversità ambientale, di peculiarità animali e vegetali da conoscere, tutelare e conservare.

Per questo, la Regione ha varato nel 2001 una specifica legge (la n. 25) per lo studio, la tutela e il censimento delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario del territorio. L’obiettivo del provvedimento è già tutto nel nome: conoscere queste eccellenze per valorizzarle e proteggerle. Lo strumento operativo di attuazione della legge è il “Registro regionale” per la catalogazione degli elenchi delle specie, razze e varietà vegetali autoctone, tenuto presso il servizio competente della Regione e il 3A – Parco tecnologico agroalimentare (3A-Pta) dell’Umbria, soggetto attuatore della legge 25/01.

Il Registro regionale

Consultando il Registro – diviso nelle sezioni Animale e Vegetale -, si viene a conoscenza di un aspetto del nostro territorio tanto peculiare quanto, probabilmente, poco conosciuto. Ad oggi, infatti, sono 13 le eccellenze autoctone iscritte, 5 delle quali fresche di approvazione, una decina di giorni fa. Tutte, comunque, “minacciate” dal rischio estinzione, sebbene a livelli diversi.

Il mondo animale è sicuramente il meno rappresentato, con tre “sole” specie presenti: la pecora appenninica, quella “sopravissana” e il cavallo agricolo italiano da tiro pesante rapido.

La sezione dedicata al mondo vegetale è la più corposa. Il “numero 1” del Registro non poteva che essere occupato dalla fagiolina del Trasimeno, unico legume finora presente, seguita da un lungo elenco di specialità di frutta. Ben tre, ad esempio, le varietà locali di mela. La prima, la conventina (“numero 2” della lista), deve il nome all’origine in ambienti conventuali; è tipica del Comune di Gubbio e, secondariamente, delle aree di alta collina di Gualdo Tadino, Pietralunga, Scheggia e Valfabbrica.

La sua è una coltivazione segnalata a “elevato” rischio di erosione, ovvero di scomparsa, come anche quella delle altre due varietà umbre di mela: la coccianese, tradizionalmente coltivata e conosciuta nella località di Cocciano nel Comune di Guardea, e la spoletina dei Comuni di Norcia e Montefranco. Stesso destino a rischio per la pera Monteleone, tipica del comprensorio orvietano-amerino, e per la pesca marscianese.

Non potevano poi mancare le coltivazioni caratterizzanti della regione, quali la vite e l’olivo. La prima con la neo-iscrizione nel Registro del vitigno Grero, diffuso soprattutto nella parte a sud del Comune di Todi. Il secondo con ben tre varietà: l’olivo moraiolo, il più diffuso nell’intero territorio regionale; il dolce Agogia, coltivato sulle colline del Trasimeno e dei Comuni del comprensorio perugino; il nostrale di Rigali, che si trova prevalentemente nei territori di Gualdo Tadino, Nocera Umbra e Gubbio.

La mela conventina
La mela conventina

A rischio estinzione

Per combattere il rischio di scomparsa di queste specie, in alcuni casi molto elevato, il 3A-Pta attua tutta una serie di procedure specifiche di conservazione, quale garanzia e assicurazione per il loro (e il nostro) futuro.

Il Parco tecnologico agroalimentare, ad esempio, è fornito a partire dal 2002 di una Banca del genoplasma, che consente la conservazione di semi, cellule, ecc., in condizioni ambientali controllate, così da mantenerne le capacità vitali. Sempre dal 2002, a Sant’Andrea d’Agliano, presso le strutture della facoltà di Agraria, è presente la Banca dei semi; mentre a Casalina di Deruta e a Pantalla di Todi sono attivi un frutteto didattico dimostrativo e campi-collezione di specie arboree da frutto.

Come iscrivere una specie

Chiunque può presentare domanda per fare inserire una varietà o razza autoctona di cui è a conoscenza. L’iscrizione avviene tramite l’invio a 3A-Pta di una domanda che riporta in allegato un dossier conoscitivo della risorsa di cui si richiede l’iscrizione, contenente dati di carattere tecnico, scientifico e storico. La domanda viene quindi vagliata da una commissione tecnico-scientifica, costituita dalla Giunta regionale ogni tre anni con esperti del mondo scientifico della biodiversità operanti nel settore delle piante erbacee, delle piante arboree e nel settore zootecnico.

 

Agricoltura – I dati nella nostra regione

Il settore agricolo costituisce uno dei principali settori economici della regione, con circa 36 mila aziende, forestali e zootecniche, e 80 mila lavoratori. Negli anni, però, il comparto è stato duramente colpito dalla crisi. Secondo i dati forniti dall’ultimo Censimento generale dell’agricoltura, nell’ultimo decennio in Umbria le aziende agricole sono diminuite di quasi un terzo nella provincia di Terni, così come la superficie agricola totale, quella agricola utilizzata e il numero degli allevamenti.

Nel dettaglio, in Umbria sono presenti 36.201 aziende agricole e zootecniche, di cui il 72,6% nella provincia di Perugia ed il 27,4% in quella di Terni. Rispetto al Censimento precedente del 2000, si registra una diminuzione di 15.834 aziende, pari a -30,4%, con una riduzione del 41,6% nella provincia di Terni e del 25% nella provincia di Perugia. Nonostante ciò, nella regione la riduzione delle aziende agricole risulta inferiore rispetto a quella nazionale, pari al 32,2%. Prendendo in esame le coltivazioni, i seminativi coprono il 64,4% della superficie agricola coltivata, le coltivazioni legnose agrarie (vite, olivo, piante da frutto, ecc.) il 14,1%, i prati permanenti e i pascoli il 21,2% e gli orti familiari il restante 0,3%. Guardando al settore zootecnico, invece, le aziende regionali ammontano a 4.903, pari al 13,5% del totale, con un’incidenza leggermente superiore alla media nazionale (12,9%). Dal 2000 al 2010, il numero di aziende con allevamenti si è ridimensionato dell’80,1% (-78,4% nella provincia di Perugia e -84,2% nella provincia di Terni). L’allevamento bovino si conferma quello largamente più diffuso: è praticato da 2.684 aziende, pari al 54,7% di quelle zootecniche. La forza lavoro del settore agricolo si caratterizza per la prevalenza della manodopera familiare. Solo il 7,7% delle aziende ricorre all’impiego di manodopera extrafamiliare. Il numero delle persone impiegate in azienda è 79.305 e mostra una riduzione del 30,1% rispetto al 2000. I lavoratori extrafamiliari rappresentano il 14,1% del totale.

AUTORE: Laura Lana

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