Don Luca Delunghi, le ragioni e gli obiettivi del convegno dei catechisti

Intervista a don Delunghi, coordinatore della Commissione regionale per la catechesi

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La Commissione regionale per la catechesi ha lavorato a lungo sulla preparazione del convegno che si terrà questo fine settimana ad Assisi. Il convegno, spiega don Luca Delunghi, coordinatore della Commissione, è frutto di “un percorso che la nuova composizione dell’Ufficio catechistico regionale ha intrapreso da qualche anno, con il progetto dell’Ufficio catechistico nazionale di mettere in campo i talenti e le capacità delle singole regioni promuovendo, in quest’anno che anticipa l’apertura dell’Anno della fede, un’iniziativa di carattere regionale piuttosto che sul piano nazionale”.

Don Luca, come si è arrivati alla scelta del tema?

“La Commissione regionale, composta dai direttori degli Uffici catechistici delle otto diocesi umbre, si è resa conto, con l’aiuto dei Vescovi, che la necessità di aggiornamento nella metodologia e nella formazione dei catechisti era necessaria affinché i giovani e i fanciulli di queste nuove generazioni potessero incontrare il Signore attraverso i servizi e i tempi di catechismo nelle parrocchie. L’Ufficio catechistico nazionale, all’interno del tema indicato per tutti i convegni regionali per il quale hanno scelto una citazione della Prima lettera di Pietro ‘Come pietre vive’ (1Pt 2,5) ci ha dato carta bianca affinché anche noi potessimo tirare fuori dal sacco le nostre primizie e giocare al meglio le qualità della regione Umbria”.

Per domenica prevedete una grande partecipazione.

“Abbiamo un numero elevato di catechisti per ogni diocesi, e con questa categoria intendo tutti coloro che nel tessuto parrocchiale si occupano di annuncio e formazione alla vita cristiana. Questi nostri collaboratori avevano bisogno di capire e vivere un’esperienza ecclesiale in cui laici, preti e vescovi si incontrassero per conoscersi e condividere la stima reciproca e il mutuo aiuto. Sappiamo che non si è mai arrivati e che quindi c’è un bisogno costante di rileggere la nostra vita alla luce del Vangelo, per noi sacerdoti come per tutti i laici: catechista è chi si occupa della preparazione dei genitori per il battesimo dei propri figli, catechista è chi si occupa di catecumeni, catechista è chi prepara i bambini alla prima comunione, chi aiuta i fidanzati a scoprire e gustare un matrimonio cristiano, chi, anche nei movimenti e nelle associazioni, pensa ai tanti adulti che non si accontentano della fede dei propri genitori che l’hanno portati a ricevere il battesimo. Con questa consapevolezza abbiamo incentrato le due giornate del nostro convegno proprio sul ruolo dei catechisti e su quello che potranno fare per rinnovare e portare avanti la catechesi in Umbria”.

Come si armonizza questo cammino comune con i percorsi e le scelte delle singole diocesi?

“La Commissione regionale per la catechesi è un organo della Conferenza episcopale umbra che ha il compito di coordinare e osservare le diverse iniziative che si svolgono nella nostra regione riguardo la catechesi e l’evangelizzazione, ma è anche lo strumento con cui si raccordano i lavori degli otto Uffici diocesani. È in questa relazione che si vive la consapevolezza di essere pietre vive di un’unica Chiesa. Sarebbe sciocco da parte nostra se le diocesi si chiudessero in se stesse, credendo di potercela fare”.

Come è stato lavorare insieme per voi direttori diocesani?

“Possiamo dare testimonianza di come, lavorando per questo convegno, ci siamo arricchiti delle esperienze gli uni degli altri, facendone poi tesoro per le nostre stesse diocesi. Non abbiamo nessuna intenzione di omologare o rendere uguali i percorsi proposti dagli Uffici diocesani, e quindi anche quelli delle singole parrocchie, ma di amplificare la loro portata affinché i frutti di uno possano essere condivisi con tutti gli altri”.

C’è un legame tra il percorso che state iniziando e l’Anno della fede?

“Sappiamo che il dono di grazia che il Santo Padre ci ha fatto con questo nuovo Anno della fede è un’opportunità per tutti noi che siamo del ‘mestiere’, che spesso entriamo nell’abitudine e nelle tradizioni, che ci scordiamo di cosa significa vivere con la fede dei cristiani, cercare, desiderare un’incontro quotidiano con Gesù vivo, presente che abbiamo scelto come Signore della nostra vita. L’Anno della fede non è per quelli che non conoscono Gesù ma piuttosto per quelli che non ‘ricordano’ il dono del battesimo, per coloro che hanno lasciato affievolire la fiamma che sempre dobbiamo tenere viva. Allora le proposte che in questo anno verranno dai nostri vescovi per le loro diocesi, dai parroci per le parrocchie e le unità pastorali, ma anche quelle del nostro Ufficio regionale, non saranno un evento in più, che talvolta pesa sull’elenco delle agende pastorali ma un’opportunità di incontro, un’esperienza di fede, una scelta di partecipare che nasce dalla consapevolezza di voler ‘essere’ e non ‘dover fare’”.

Dopo il convegno sarà proposto un comune cammino di preparazione ai sacramenti del battesimo, cresima e prima comunione?

“Per quello che stavo dicendo, anche se avverrà l’elaborazione e la proposta di nuovi testi nell’ambito di una singola diocesi o per tutta la regione, questo sarà l’opportunità per i catechisti, i parroci, i genitori e tutti gli ‘addetti ai lavori’, di essere uomini in piedi, che hanno scelto di camminare e non restare fermi, che hanno scelto di porsi domande e costantemente cercare risposte”.

AUTORE: Maria Rita Valli

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