Politica italiana. I toni sono alti, gli attori deboli

POLITICA. Si sfaldano i “contenitori di voti” in Parlamento. E adesso?

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Beppe Grillo con alle spalle il simbolo del Movimento 5 stelle
Beppe Grillo con alle spalle il simbolo del Movimento 5 stelle

Si parla di stabilità, e intanto si profila una nuova campagna elettorale. Certo, ci sono in vista altre regionali. Ma non è questo l’obiettivo, che i cittadini hanno già sonoramente snobbato, anche come atto d’accusa nei confronti di un ente molto discutibile. Non si sa ancora bene se per le elezioni politiche o per quelle presidenziali, ma le mirabolanti promesse fiscali di Governo e opposizione lasciano pochi dubbi che si è aperta una campagna elettorale vera. Tanto più che siamo alla vigilia di un nuovo round di tasse (in particolare sulla casa) che continua a picchiare sulla platea dei soliti noti, sempre più confusi, adirati e impoveriti.

Se le dinamiche dell’area del centro-sinistra, intorno al Pd, sono abbastanza ben decifrabili, la vera incognita è legata agli altri spezzoni di un sistema politico ancora scosso dal trauma del 2013.

È ormai posta in tutta la sua evidenza la questione della tenuta del contenitore grillino. È posta in Parlamento, cosa non indifferente, in vista delle elezioni presidenziali e dei numeri che sostengono il governo al Senato. Ma è posta anche nel Paese. Dove potrebbero rifluire questi 8 milioni di voti, oltre che nell’astensione?

Oltre che a sinistra e al Pd, una parte di quei voti certamente potrebbe tornare nell’alveo del centro-destra. Prospettiva che enfatizza l’altro interrogativo, sulla ristrutturazione di uno spazio in cui Berlusconi continua a rivendicare una leadership che si vuole baricentrica tra quel pezzo di centrodestra che partecipa al governo e l’alleanza Lega-Fratelli d’Italia, che non teme di autodefinirsi facendo riferimento alla categoria del populismo, come interprete di proteste, timori e rivendicazioni.

In realtà, il movimento del premier in un primo tempo sembrava avere eroso lo stesso spazio post-berlusconiano, sul quale visibilmente punta come bacino elettorale.

Tutto è dunque in movimento e molto dipenderà anche dal sistema elettorale che sarà adottato alla fine di un percorso che resta ancora assai nebuloso. In realtà, il sistema oggi teoricamente in vigore – alla luce della famosa sentenza della Corte costituzionale, ovvero un proporzionale selettivo – non è molto lontano da quello di non poche democrazie che funzionano molto bene, senza rincorrere necessariamente la via della semplificazione maggioritaria.

Per questo le elezioni presidenziali, che presumibilmente precederanno le politiche, saranno un passaggio molto indicativo e non meno delicato. Tutti i contenitori oggi in Parlamento sono frammentati.

D’altra parte, non ci si può permettere uno stallo prolungato di fronte non solo all’opinione pubblica nazionale, ma ai Paesi dell’Unione e del G20, di cui facciamo parte a pieno titolo. E nemmeno una scelta di basso profilo. In realtà è proprio un problema di qualità quello che sta al fondo di tutti gli interrogativi di questo passaggio politico. Attori deboli portano a toni troppo alti in un gioco urlato a somma zero. Un peso che non ci possiamo permettere.

 

Depenalizzare i reati minori?

Alcuni aspetti tecnici dovranno essere verificati ed eventualmente andrà rafforzata la tutela delle persone offese. Inoltre occorrerà verificare l’eventuale ripetizione delle condotte offensive. In questo caso potremmo riesumare un vecchio detto popolare ‘la prima si perdona, la seconda si condona, la terza si bastona’, senza dimenticare che dovremmo essere di fronte a fatti poco offensivi”: lo ha detto il giurista Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, in un’intervista al Sir sul decreto del Governo appena varato che depenalizza i reati “minori” (punibili con pene sotto i 5 anni). Tra essi il furto semplice, la truffa, la violazione di domicilio, il peculato d’uso, il falso in bilancio, la dichiarazione infedele, la rissa, fino all’omicidio colposo semplice.

Alla domanda se i 5 anni non sia un limite un po’ troppo “alto” per la non-punibilità, Mirabelli ha risposto: “I 5 anni comprendono in realtà la gran parte dei reati. Se il provvedimento muove da una visione di sfoltimento dei processi, l’ottica può essere non adeguata. Se invece fa riferimento a una revisione complessiva delle pene, allora può avere una sua validità più ampia”. Quanto a un giudizio complessivo, ha detto che “è positivo con cautela”. Servirebbe, a suo avviso, un periodo di sperimentazione di 5 anni, dopodiché si farebbe un bilancio.

AUTORE: Francesco Bonini

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