Povertà. I Vescovi propongono all’Unione europea di investire in solidarietà

EUROPA. Nella “Dichiarazione sulla povertà e l’esclusione sociale” della Comece le indicazioni per rispondere alle esigenze dei 119 milioni di poveri dell’Europa

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Per rispondere alle esigenze dei 119 milioni di poveri in Europa oggi, la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) ritiene essere indispensabile costruire una “comunità di solidarietà e responsabilità” che potrà realizzarsi percorrendo sei piste. Le indicazioni sono contenute nella “Dichiarazione sulla povertà e l’esclusione sociapoveri-in-germania-CMYKle” resa pubblica il 12 dicembre e maturata nel corso dell’Assemblea plenaria che si è svolta a fine ottobre. La prima strada passa attraverso la “promozione dello sviluppo integrale”, secondo la strategia “Europa 2020” che non va “persa di vista”, soprattutto quanto “agli indicatori sociali e ambientali”, e sostenendo “modi di consumo e di produzione alternativi”.

Eliminare cause strutturali della povertà

Occorre poi “assicurare la coerenza delle politiche” in modo tale che “le politiche future” e in particolare quelle di “fiscalità equa” contribuiscano a “eliminare le cause strutturali della povertà”. In terzo luogo è necessario “riequilibrare interessi economici e diritti sociali” ponendo fine alla crescita delle disuguaglianze.

Riconoscere le famiglie come attori chiave della società

“Difendere condizioni di lavoro adeguate” è un punto determinante in questa battaglia che l’Ue deve compiere “rafforzando la sua legislazione sul lavoro”, anche nel rispetto delle norme internazionali. “Riconoscere le famiglie come attori chiave della società” con “sostegni più importanti” e politiche “centrate su di esse” è un altro elemento, insieme a uno stile che favorisca “il dialogo e la cooperazione” con tutti gli attori, a partire dai poveri stessi.

Approccio integrale per combattere la povertà e l’esclusione sociale

Di fronte a “un quarto della popolazione ancora oggi esposta al rischio di povertà e di esclusione sociale” i vescovi europei incoraggiano “l’Ue e i suoi Stati membri a sviluppare, in collaborazione con la società civile e gli attori delle chiese, un approccio integrale di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale in tutte le sue forme”.

Il modello di “economia sociale” per un approccio integrale per combattere la povertà

Il problema della povertà si è spostato “dalle periferie al cuore delle nostre società” e attanaglia oggi bambini, giovani, disoccupati di lungo periodo, “lavoratori poveri”, gruppi sociali discriminati. “I più vulnerabili dovrebbero essere al centro delle politiche locali nazionali e dell’Unione”, afferma il testo, guidate dai principi “della solidarietà e sussidiarietà”. In un’economia globale interdipendente anche i governi nazionali “dovrebbero cooperare almeno a livello europeo quanto alle norme e alle politiche sociali e fiscali”. Se la povertà è “il risultato di ostacoli strutturali”, solo il modello di “economia sociale di mercato” che lega “il principio del libero mercato con l’esigenza della solidarietà e i meccanismi di servizio al bene comune” offre un “approccio integrale. per combattere la povertà”.

 

AUTORE: R. P.

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