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PAPA FRANCESCO. L’Angelus prima della partenza per la Gmg di Rio

Prima ascoltare, poi agire: Marta e Maria secondo Papa Francesco


“L’ascolto della Parola e il servizio concreto al prossimo - dice Francesco - non sono atteggiamenti contrapposti ma, al contrario, sono entrambi essenziali per la nostra vita cristiana”
Cristo nella casa di Marta e Maria. Jan Vermeer (1654-55)

Cristo nella casa di Marta e Maria. Jan Vermeer (1654-55)

Innanzitutto il luogo: la casa di Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, a Betania. E poi il clima che si vive in quella casa: regnano grande pace e armonia. È qui che entra Gesù, come racconta Luca nel suo Vangelo. Se domenica scorsa abbiamo imparato ad agire in modo misericordioso come il buon samaritano, oggi troviamo un verbo che accompagna il discepolo: ascoltare. Maria che si siede ai piedi di Gesù e ascolta la sua parola. Luca distingue il modo di avvicinarsi a Gesù delle due sorelle. Commenta Papa Francesco: “Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso. Maria si pone ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare, ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: ‘Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’”.

La risposta di Gesù è un rimprovero fatto con dolcezza, non per condannare ma per sottolineare, appunto, l’atteggiamento del discepolo: “Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola c’è bisogno”. La differenza è proprio qui, perché le due sorelle sono impegnate ad accogliere al meglio l’ospite: Maria si pone in ascolto, quasi mendicante che si presenta bisognoso di tutto; Marta pone in primo piano il servire. Maria mette al centro l’ascolto della Parola, Marta rende esplicita con i suoi gesti l’affermazione di Gesù, venuto non per essere servito ma per servire.

Non c’è contrapposizione tra i due atteggiamenti, commenta il Papa all’Angelus, l’ultimo prima della partenza per il Brasile, primo viaggio internazionale per la Giornata mondiale della gioventù, a Rio de Janeiro. Afferma infatti Francesco: “L’ascolto della parola del Signore, la contemplazione, e il servizio concreto al prossimo non sono due atteggiamenti contrapposti, ma, al contrario, sono due aspetti entrambi essenziali per la nostra vita cristiana. Aspetti che non vanno mai separati, ma vissuti in profonda unità e armonia”.

Allora perché Marta è rimproverata? Ci viene in soccorso san Benedetto, che ai suoi monaci dava una precisa indicazione di stile di vita: ora et labora, prega e opera. Marta, in sostanza, vuole offrire al Signore il meglio della sua casa, e nella sua generosità mette al centro tutto ciò che possiede e che può dare: “Ha ritenuto essenziale solo quello che stava facendo, era cioè troppo assorbita e preoccupata dalle cose da fare”, dice Francesco. Maria ha un altro passo: si siede ai piedi di Gesù nell’atteggiamento del discepolo che si pone in ascolto e si prepara a ricevere il dono della parola: “In un cristiano, le opere di servizio e di carità non sono mai staccate dalla fonte principale di ogni nostra azione: cioè l’ascolto della parola del Signore, lo stare – come Maria – ai piedi di Gesù, nell’atteggiamento del discepolo”. Maria ha capito e mette in pratica il vero atteggiamento di chi vuole seguire Gesù, e cioè il Signore si accoglie stando davanti a lui senza pensare troppo alle cose da fare, da dire o da dare, prendendole dalle proprie ricchezze. Perché “di una sola cosa c’è bisogno”

Preghiera e azione sono profondamente unite, dice il Papa: “Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi e non Dio presente nel fratello bisognoso”.

Il brano di Luca ci dice che l’ospitalità è duplice: bisogna accogliere l’altro non solo nella propria casa, ma anche nella propria vita; ed è solo da “un forte rapporto di amicizia con il Signore che nasce in noi la capacità di vivere e di portare l’amore di Dio, la sua misericordia, la sua tenerezza verso gli altri. E anche il nostro lavoro con il fratello bisognoso, il nostro lavoro di carità nelle opere di misericordia, ci porta al Signore, perché noi vediamo proprio il Signore nel fratello e nella sorella bisognosi”.

Fabio Zavattaro


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