Profughi: cosa fa la Caritas umbra

Tempo di lettura: 248 secondi

PROFUGHI-macedoniaL’invito del Papa ad aprire “cuori e case” ai profughi non si è fatto attendere da decine di parrocchie, conventi, monasteri e famiglie umbre. Ciascuna delle otto diocesi della regione ha dato disponibilità ad accogliere.

A sintetizzare questo comune spirito di ospitalità è il vescovo delegato Ceu per il servizio alla carità, mons. Benedetto Tuzia, nel rivolgersi ai parroci della Diocesi di Orvieto-Todi. Il presule ricorda l’appello del Papa “volto a spronare la coscienza di tutti i cristiani d’Europa a cogliere nei segni delle tragedie umane in corso, un appello di Dio alla nostra carità operante”. Come è stato già sottolineato, l’accoglienza nelle strutture religiose avviene di concerto con le autorità civili. Di seguito una sintesi delle disponibilità ad ospitare i profughi in ciascuna Diocesi umbra, cinque delle quali già accolgono diverse persone.

Ad Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino dieci madri con uno o due bambini, cinque famiglie con genitori e tre figli e 25 persone singole possono trovare ospitalità, riferisce suor Elisa Carta, direttore della Caritas, in alcune famiglie a Gualdo e a Petrignano e in strutture e case religiose tra le quali “La Madonnina”, “La Cordata”, la Pro Civitate Christiana, il Sacro Convento, le Suore di San Francesco, il Centro di prima accoglienza Caritas e il Convento dei Frati Minori in Gualdo Tadino. A Città di Castello fino a due mesi fa la Caritas, ricorda il vice direttore Pierluigi Bruschi, ha ospitato 10 profughi somali giunti nel 2011 ed ora possono essere accolte 20 persone con il coinvolgimento di 4-5 parrocchie, così da non limitarsi alla “semplice accoglienza” ma, sensibilizzando le famiglie del territorio, sostenere l’integrazione di queste persone.

A Foligno, dal 2011, la Caritas non ha mai smesso di accogliere profughi. A tutt’oggi, sottolinea il diacono Mauro Masciotti, direttore della Caritas, sono ospitati 43 persone e, attraverso un nuovo organismo caritativo, l’“Arca del Mediterraneo”, che si occupa della mondialità, 7 famiglie sono disponibili ad accogliere minori non accompagnati. La Caritas folignate è attiva nell’accogliere 15 profughi ad Atene, a seguito dei “gemellaggi solidali” voluti da papa Benedetto XVI e realizzati dalla Caritas italiana, denominati “Neos Kosmos” (nuovo mondo). A Gubbio la Caritas, evidenzia Luca Uccellani, vice direttore, sta raccogliendo disponibilità all’accoglienza da parte di parrocchie e famiglie e collabora con il Cidis-Integrazione migranti Onlus di Perugia, che ospita 25 profughi nella sede eugubina. A Orvieto-Todi sono ospitati 110 profughi, di cui 70 dalla Caritas e più di 40 presso strutture dell’Unità pastorale di San Venanzo. Significativo nelle nostre comunità, dice il direttore della Caritas Marcello Rinaldi, è la sensibilità ad accogliere persone in gravi difficoltà.

A Perugia-Città della Pieve la Caritas ospita 23 giovani pakistani nella canonica di San Giovanni del Prugneto. Nell’attesa del disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno, gli ospiti, racconta Stella Cerasa, responsabile dell’accoglienza migranti, frequentano un corso di lingua italiana organizzato anche da alcuni volontari del posto. L’accoglienza di migranti è quotidiana nelle strutture Caritas e non è limitata all’“emergenza”, per la quale sono già una ventina tra parrocchie, comunità religiose e famiglie disponibili ad ospitare. A Spoleto-Norcia la Caritas, in “forma indiretta”, spiega il direttore Giorgio Pallucco, accoglie 8 profughi in un immobile di sua proprietà ed ha già raccolto la disponibilità ad ospitare famiglie in parrocchie e in comunità religiose quali le Agostiniane di Cascia e le Benedettine di Norcia. Anche alcune scuole per l’infanzia sono disponibili ad accogliere gratuitamente i bambini e un imprenditore ha offerto un posto di lavoro ad un capofamiglia per contribuire a dare un “contenuto” al progetto di accoglienza. A Terni-Narni-Amelia sono 122 i migranti accolti in diocesi, in strutture Caritas – Associazione di volontariato San Martino, parrocchiali, Suore Maestre Pie Venerini e privati, di cui 119 uomini e una famiglia di 3 persone. Sono ospitati a Terni, Capitone di Narni, Amelia e Lugnano in Teverina. Inoltre, l’Associazione San Martino, riferisce il presidente Francesco Venturini, gestisce in collaborazione con l’Arci Terni anche 5 progetti “Sprar” rivolti a 190 persone soggiornanti a Terni e Narni, di cui 20 minori e 5 con disagio psichico.

 

Come funziona l’accoglienza

Dopo la prima accoglienza in struttura, dove si rifocillano e curano la propria igiene, gli immigrati inviati dal Ministero dell’Interno vengono accompagnati dai mediatori culturali Caritas in Questura per il foto segnalamento e la presa delle impronte e contestualmente viene contattato il responsabile del Servizio Isp dell’Azienda Usl per organizzare una prima visita medica. Fatto questo nei primi giorni dal loro arrivo si attivano tutti i servizi previsti dalla convenzione sottoscritta con  la Prefettura. La fase dell’accoglienza termina, di norma, con l’esito del procedimento avviato davanti alla commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato: se l’esito è positivo con il riconoscimento di asilo e l’inserimento nei programmi “Sprar”, oppure con un riconoscimento di tipo umanitario; se l’esito è negativo gli immigrati possono presentare ricorso. Può anche accadere, e sono in molti a farlo, che l’immigrato ospite della struttura decida di proseguire il suo viaggio per raggiungere familiari o comunità presenti in altre città italiane o in altri Paesi europei.

AUTORE: Riccardo Liguori

LASCIA UN COMMENTO