Il Punto. Il pugnale sikh non è un reato

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Il tema della laicità dello Stato – sul quale ci siamo soffermati anche di recente – torna di attualità perché la Cassazione ha confermato la condanna di un immigrato indiano per il reato (contravvenzionale) di “porto di arma impropria” per essere andato in giro con il caratteristico pugnale tipico della religione sikh.

Da un certo punto di vista, la sentenza pare ineccepibile: se la legge italiana vieta di portare un’arma in quanto rappresenta un pericolo pubblico, il fatto che si tratti di un’usanza religiosa non basta a renderla lecita. Però quella sentenza, come è scritta, ha il difetto (secondo me) di diffondersi in argomentazioni non pertinenti, come il riferimento al concetto di “valori”, non appropriato al contesto. Inoltre, la sentenza è criticabile proprio dal punto di vista tecnico-giuridico. Infatti il reato contestato all’indiano era il “porto di arma impropria”.

Che cosa è un’arma impropria? È un oggetto, un arnese, che serve ad altro ma in mano a un malintenzionato può essere usato come arma. Come la vanga di un contadino o l’accetta di un boscaiolo. La legge vieta di andare in giro con un’arma impropria se lo si fa “senza giustificato motivo”. Come dire: se vai con un’accetta a spasso in corso Vannucci, sei fuori legge; se ci vai nel bosco, no. Perché questa differenza? Perché se vai con l’accetta nel bosco, devo pensare che ci vai con intenzioni pacifiche, se ci vai per il corso ho ragione di sospettare intenzioni aggressive.

Tecnicamente si dice che si tratta di “reati di pericolo”: in un caso il pericolo è serio, in un altro no – fermo restando che, se poi il tipo con l’accetta aggredisce qualcuno, allora c’è un altro reato che va punito anche se commesso nel bosco.Ora, se i devoti sikh (in genere persone disciplinate e tranquille) vanno in giro con il loro pugnale rituale, e il precetto religioso vale come “giustificato motivo” in quanto lascia escludere che abbiano intenzioni aggressive contro chicchessia e fa ritenere insussistente il reato di pericolo. Quindi l’indiano doveva essere assolto.

 

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