Quando il prete è sotto rete

Soprattutto dal dopoguerra, lo sport è stato per molti sacerdoti una scuola di formazione, anzitutto per sé

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Da sinistra Fioroni, Quaresima, Romizi, Stoppa, Gattobigio, Panzanelli, Raugia, Bartoccini, Branda
Da sinistra Fioroni, Quaresima, Romizi, Stoppa, Gattobigio, Panzanelli, Raugia, Bartoccini, Branda

Li riconoscete? È una foto del secolo scorso… era il maggio del 1981 quando a Panicarola si organizzò una simpatica partita di calcio “Preti contro il Partito comunista italiano e… dintorni”. L’evento fu annunciato, secondo i canoni, con manifesti e sponsorizzazioni varie, e ci fu un buon concorso di pubblico. Non ricordo chi vinse la partita, ma questo conta poco. Eravamo sette preti e due “extra”: nella foto da sinistra in alto, il primo extra, Angelo Fioroni, poi don Fabio Quaresima, il sottoscritto don Leonardo, don Umberto Stoppa, don Aldo Gattobigio, don Augusto Panzanelli, don Bruno Raugia, don Bruno Bartoccini di Città di Castello, allora anche valente arbitro di pallavolo arrivato a essere internazionale (tornato a Dio qualche anno fa), e l’altro extra, Valerio Branda, figlio del grande Alfio già presidente Figc e Coni. Davvero guardando ’sti nove “ragazzotti” sembra un secolo fa… La foto è solo una bella reminiscenza, solo per introdurre il tema: questo connubio “prete e sport” che soprattutto dal dopoguerra ha accompagnato i primi, ma anche i secondi passi di ogni prete al suo inizio di ministero. Dico dal dopoguerra, ma già don Bosco qualche decennio prima aveva fatto scuola. Ho sempre pensato che noi “sessantottini” siamo stati davvero fortunati, noi che in quegli anni eravamo al “Regionale” con alla guida un sant’uomo, un santo prete e poi un santo vescovo: don Carlo Urru. La sua amabilità, la sua bontà d’animo, il suo apprezzamento ti facevano sentire… quello che dovevi essere! La sua lungimiranza aveva intuito che lo sport e il gioco erano veicoli fondamentali per l’uomo e per l’evangelizzazione, ed erano di per sé un valore: memorabili le partite di calcio, pallavolo e pallacanestro e le sfide tra teologi e liceali.

Quella generazione ricorda con enfasi le Olimpiadi che si svolgevano in primavera appunto tra teologi e filosofi o anche il trofeo Chiarini che il Centro sportivo italiano con il suo “missionario” Burdisso aveva introdotto in Umbria coinvolgendo tutti i Seminari minori della regione. Bei tempi davvero, che noi vivevamo ogni giorno, sì, certamente sui libri di dogmatica, di Sacra Scrittura e di morale, ma anche nei bei canestri di don Gustavo Coletti o di don Umberto Stoppa o nei goal di don Giuliano Salciarini o nelle serpentine di don Olimpio Cangi. Bei tempi! Lì però abbiamo imparato: abbiamo imparato a giocare, a gioire e divertirci, e pian piano abbiamo imparato l’arte del far giocare, del far gioire e del far divertire: componenti fondamentali per una buona pastorale giovanile. Questo campo è stato il nostro aereopago e lo è tutt’ora, perché lo stare insieme e il fare sport guidati dai valori del Vangelo è il nostro stile, come lo è stato per tanti e tanti preti nei decenni passati, ma anche oggi. Quando eravamo ragazzi noi, era naturale andare in parrocchia: parrocchia-società-famiglia erano componenti di un’unica realtà. Quando siamo diventati adulti – e nel nostro caso, quando siamo diventati preti – abbiamo fatto fatica a tenere unite le tre componenti, ma abbiamo capito meglio la persona, e siamo andati verso di essa. È stato il tempo di tante esperienze personalizzate: catechesi, associazionismo, gruppi ecclesiali, a ognuno il suo percorso, e comunque “almeno un prete per chiacchierar” (come cantava Celentano in Azzurro). Oggi ci siamo ancora rinnovati in quella sfida educativa, difficile ed esaltante, che ci pone soprattutto in ascolto di tanti ragazzi e giovani che ci amano e ci seguono molto più di quanto noi pensiamo. Un “grazie” a Dio che ci ha chiamato in questa difficile ma bellissima avventura di preti-educatori, anche attraverso lo sport.

AUTORE: Don Leonardo Romizi consulente eccl. Csi Umbria

1 COMMENT

  1. Cosa strana. Stavo cercando un piccolo appiplio per poter rintracciare quache carissimo amico del mio periodo trascorso nel Seminario Regionale di Assisi. Avrei voluto partecipare alla commemorazione del centenario della sua fondazione ma non ne ho avuto la possibilità di farlo. Ricordo con piacere i tre anni di liceo trascorsi tra quelle mura e soprattutto i miei colleghi seminaristi. Per il centenario mi ero messo in contatto con il caro Don Salciarini Mauro e chbiedevo se fosse stato possibile avere un Annuario di quel periodo. Tempo addietro interrogando il sito del Seminario Regionale ho scoperto che il famoso Annuario era stato messo in rete per anno scolastico e sono rimasto contento di rileggere tutti i nomi dei miei amici.
    Oggi rileggendo quest’articolo ne ho riletti diversi e tra essi Don Bruno Raugia che come me e Bacocchi Giovanni non rinunciava mai ad una partita di calcio quando era il turno della nostra camerata. Certo una bellissima iniziativa come bellissima sarebbe l’iniziativa di riincontrarci tra amici che pur scegliendo vie diverse sentono ancora vivo il loro senso di amicizia in Dio.

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